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Fiumicino, stretta sull’uso dell’acqua potabile: vietati irrigazione, piscine e lavaggio auto fino al 30 settembre

Firmata l’ordinanza del sindaco Mario Baccini per contrastare la crisi idrica: previste sanzioni fino a 500 euro per chi spreca acqua potabile

 

Il Comune di Fiumicino corre ai ripari contro il rischio di crisi idrica e introduce nuove restrizioni sull’utilizzo dell’acqua potabile. Con l’Ordinanza Sindacale n. 34 del 20 maggio 2026, il sindaco Mario Baccini ha disposto il divieto di utilizzare l’acqua della rete comunale per usi impropri e diversi da quelli potabili e igienico-sanitari fino al prossimo 30 settembre.

 

Il provvedimento nasce dalla richiesta avanzata da ACEA ATO 2, che ha segnalato il protrarsi di un ciclo siccitoso ormai presente da oltre quattro anni, nonostante le precipitazioni dei primi mesi del 2026 siano risultate in linea con le medie stagionali. Secondo quanto evidenziato nella nota inviata al Comune, durante il periodo estivo è fondamentale limitare i prelievi eccessivi per evitare criticità nell’approvvigionamento idrico.

 

Nel dettaglio, l’ordinanza vieta l’irrigazione di orti e giardini con acqua proveniente dall’acquedotto comunale, il riempimento di piscine mobili o da giardino, il lavaggio di automobili, moto e biciclette, oltre a qualsiasi utilizzo ludico dell’acqua potabile. Stop anche al prelievo dalle fontane pubbliche per usi diversi dall’alimentazione, salvo autorizzazioni specifiche.

 

L’amministrazione comunale sottolinea come l’obiettivo principale sia garantire la disponibilità dell’acqua per gli usi essenziali, domestici e sanitari, tutelando la salute pubblica e prevenendo sprechi in un periodo particolarmente delicato sul fronte climatico. Restano esclusi dal divieto i servizi pubblici, l’igiene urbana e le attività economiche che necessitano dell’acqua come elemento indispensabile per il proprio lavoro.

 

Previsti controlli da parte della Polizia Locale e di ACEA ATO 2, anche con verifiche a campione sul territorio. Per i trasgressori scatteranno sanzioni amministrative da 25 a 500 euro, con possibili ulteriori provvedimenti nei casi più gravi o di recidiva.

 

 

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