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L’efficacia diretta e indiretta del vaccino antinfluenzale

Il beneficio si estende anche ai non vaccinati, ma l’effetto di protezione collettiva diminuisce quando la trasmissibilità virale è particolarmente elevata

 

 

Dr. Fabio Reposi, direttore Farmacia Comunale Aranova

 

Con l’arrivo dell’autunno si ricomincia a parlare di campagna di vaccinazione contro l’influenza che, dai dati previsionali, dovrebbe anche quest’anno assumere rilevanza macroscopica.

 

La vaccinazione stimola una risposta immunitaria che protegge direttamente l’individuo che riceve il vaccino dall’infezione di un determinato agente patogeno. La vaccinazione fornisce anche un beneficio indiretto, proteggendo efficacemente le porzioni di popolazione non vaccinate, diminuendo il numero di esposizioni che gli individui non vaccinati ricevono.

 

 

Uno studio appena pubblicato su JAMA Network Open dimostra la duplice efficacia della vaccinazione antinfluenzale, fornendo un beneficio nella riduzione delle infezioni sia per chi si sottopone al vaccino, sia per quella parte di popolazione non vaccinata.

 

I ricercatori hanno confermato che la vaccinazione antinfluenzale riduce sensibilmente il numero totale di infezioni dal 32,9% al 41,5% per l’influenza stagionale con un’efficacia del vaccino del 40% e offre una concreta immunità di gregge anche ai non vaccinati. Ma questo funziona fino a un certo punto: in caso di trasmissibilità virale molto elevata, la protezione indiretta si riduce drasticamente e quasi tutti i benefici rimangono circoscritti ai vaccinati.

 

Che la vaccinazione fornisca non solo protezione diretta ma anche benefici indiretti, il cosiddetto effetto gruppo, è ormai noto per diverse malattie infettive, come l’influenza. Tuttavia, mancava un consenso sulla reale entità di questo effetto, vista la variabilità dei tassi di copertura, dell’efficacia del vaccino e della trasmissibilità stagionale.

 

Il nuovo studio si distingue per la sua scala (oltre un milione di individui modellati con caratteristiche demografiche reali) e per la capacità di quantificare separatamente beneficio diretto e indiretto, offrendo maggiore chiarezza su come questi si modificano al cambiare delle condizioni epidemiologiche.

 

In Italia la copertura vaccinale antinfluenzale è ancora insufficiente: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la copertura media nazionale tra gli over 65 nel 2023-2024 è stata del 53,3%, mentre tra la popolazione generale le percentuali restano ben al di sotto degli obiettivi del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (75%).

 

Dati i risultati del presente studio, anche con un’efficacia moderata del vaccino si possono evitare numerosi casi se la copertura supera o si avvicina al 50%. Tuttavia, in una realtà come quella italiana, dove i picchi influenzali mettono sotto pressione sia i medici di medicina generale che le strutture sanitarie e ospedaliere ogni inverno, questi dati rafforzano la necessità di intensificare la promozione vaccinale a tutela non solo del singolo, ma di tutta la comunità.

 

 

 

 

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