Caricamento...

Il padre che non si è arreso: il coraggio di Giovanni Amoroso

Dalle minacce ai quasi cinquanta processi, fino alla rinascita nel sorriso di Maristella: la battaglia di un uomo che ha trasformato il dolore in una missione per tante famiglie

 

di Fernanda De Nitto

 

Nelle vicissitudini della vita ci sono storie che più di altre lasciano il segno per la caparbietà, la forza e la determinazione che incarnano rispetto a un mondo frenetico e spesso impersonale. E’ questo il caso di un giovane papà di trentacinque anni, Giovanni Amoroso, che negli anni è divenuto un punto di riferimento per tutti quei genitori che lottano per il bene dei propri figli. Il signor Amoroso, che da anni ormai ha legato la sua vita a Fiumicino e alla Capitale, è divenuto nel tempo un simbolo della battaglia dei padri separati in Italia.

 

Come nasce la sua storia e per quale ragione oggi è considerato un esempio per tanti padri che lottano per la custodia dei propri figli?

 

La mia vita familiare è legata a un lungo e sofferente percorso giudiziario durato undici anni, dove anche nello sconforto non mi sono mai arreso, fino a raggiungere l’obiettivo più importante, quello di riabbracciare mia figlia Maristella, l’unica e sola mia ragione di vita. Anni di sofferenze, con quasi cinquanta udienze in tribunale, rapimenti, condanne e minacce che non mi hanno mai abbattuto. Ho vinto la mia battaglia, non personale, ma per mia figlia, unica grande vittima di un percorso di vita obiettivamente sbagliato, ma non certo per sua colpa. La mia lotta è stata presa d’esempio da tanti altri padri che si trovano nelle mie stesse condizioni, ai quali gli è stata negata la possibilità di vivere con i propri figli; bambini che crescono privati del diritto di crescere con entrambi i genitori. La mia vuole essere una missione collettiva ed affettiva dedicata soprattutto a quei padri che dopo una separazione si trovano a vivere situazioni complicate e faticose, decise spesse volte da aule di tribunale, per mantenere un rapporto stabile con i propri figli”.

 

Nella sua battaglia ci sono state delle persone che lei definisce “gli angeli Maristella”. Chi sono queste persone e cosa hanno fatto per lei?

 

“Nella mia lotta ho avuto la grande fortuna e il privilegio di non essere solo, perchè accanto a me, vi erano tre militari che hanno voluto da subito sostenermi ed incoraggiarmi, sia da un punto di vista personale, che giudiziario. Questi tre angeli sono: il Comandante di Calamonaci, Diego Pizzuto, l’Appuntato Scelto di Lucca Sicula, Gioacchino Italiano e l’Appuntato di Bivona, Donato D’Addezio. Grazie a loro sono riuscito a resistere nei momenti più bui, nel mio sconforto, sofferenza e tormento loro non mi hanno mai abbandonato, nè personalmente, nè tantomeno nelle aule di tribunale. La loro lungimiranza ed umanità li ha portati a comprendere la mia battaglia condividendo ogni singolo evento fino all’affido di mia figlia Maristella, che oggi, nel suo splendore, ha tredici anni. Una giovane donna di cui il papà è più che orgoglioso e fiero”.

 

Avendo vissuto personalmente un lungo e complicato calvario ci sono delle proposte che ritiene auspicabili, soprattutto per la tutela dei minori?

 

“Occorrerebbe lavorare ad una riforma profonda del diritto di famiglia con l’istituzione di un tribunale specializzato solo in tale tematica, con degli ispettori, qualificati all’uopo, che sappiano valutare le capacità e soprattutto l’operato dei magistrati. Il tribunale dovrebbe affrontare con competenza e rapidità le delicate questioni che riguardano i minori, perchè i lunghi tempi della nostra giustizia danneggiano irreparabilmente l’equilibrio e la serenità di tanti figli, ed anche dei propri genitori, nonni, e zii e di tutti coloro che affrontano queste dolorose e delicate situazioni familiari”.

 

Quale consiglio si sente di dare a quei padri che oggi stanno vivendo la sua medesima situazione?

 

“Il mio consiglio è quello di non arrendersi mai, di non sentirsi mai soli nella battaglia a tutela dei propri figli. Io sarò sempre al loro fianco, come sarò presente anche quest’anno al Daddy’s Pride, la marcia dedicata ai papà separati, che in occasione della festa del papà del 19 marzo, porta in piazza il tema della bigenitorialità. Sono orgogliosamente testimonial di questo movimento pacifista che raccoglie padri italiani e stranieri con l’obiettivo di difendere il diritto inviolabile di ogni figlio di amare entrambi i genitori e la famiglia, indipendentemente dalla separazione o dal divorzio. Io non smetterò mai di lottare per mia figlia Maristella e per i tanti figli a cui manca, per diatribe giudiziarie o familiari, un padre“.

 

 

 

Corso di Taglio e Cucito
La tua pubblicità su Fiumicino Online
A spasso nel Natale
centro studi GoPrinz
Natale al Parco da Vinci
Natale al Parco da Vinci