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Case ERP, Vanina: “Adesso parlo io, a cuore sollevato”

La voce di una famiglia che ha resistito tra ingiustizie, paure e notti insonni

 

 

Adesso parlo io con il cuore sollevato! Parlo di quelle case vicino al Comune, un pò sgarrupate, un pò ammuffite e un pò crepate che tanto ci sono costate tra emozioni più o meno piacevoli.

 

Non voglio entrare nei tecnicismi legali e non so neanche se riusciremo mai a diventare proprietari di quella casa che ci ha per tanto tempo rovinato la vita, ma voglio urlare a gran voce che finalmente la revoca della decadenza della convezione, che chiedevamo dal 2018, è stata fatta e dichiarata legittima dal Tribunale Amministrativo Regionale.

 

Giustizia è fatta! Parlo di quelle case in edilizia residenziale pubblica ERP che molti cercano di far passare per case normali, quando normali non sono. Basta guardare l’aspetto esterno per rievocare la vera natura del progetto sociale di quel palazzo: edilizia convenzionata realizzata mediante contributi pubblici e destinata a soggetti con requisiti ben precisi che sono indicati nella convenzione stessa.

 

Parlo delle notti insonni passate a piangere, a disperarsi, a pentirsi di aver voluto seguire la giustizia nonostante fossimo genitori e quindi con una responsabilità maggiore sulle nostre scelte.

 

Sì, perché bisogna ammetterlo, tutto questo calvario lo abbiamo vissuto perché abbiamo scelto di essere dissidenti. Sarebbe bastato scendere a patti con il curatore fallimentare e acquistare casa eludendo il prezzo massimo di cessione.

 

Parlo delle umiliazioni subite, delle offese continue da parte di persone che non sapevano e non conoscevano la materia, nonostante “tout court” fosse il loro lavoro e che hanno sottovalutato la questione, anziché vigilare, controllare e agire. Siamo stati definiti “furbetti e parassiti” solo perché non ci siamo piegati ad un sistema.

 

Apro una breve ma necessaria digressione che consente di capire meglio quello che ci è accaduto; tutto iniziò quando io e mio marito decidemmo, maledetto fu quel giorno, di affidarci all’agenzia immobiliare, che purtroppo ne è uscita indenne da tutta questa storia, (anche qui aprirei un dibattito sulla responsabilità morale e civile di qualsiasi agenzia immobiliare, ma lasciamo perdere) di acquistare casa all’ultimo piano di un edificio di nuova costruzione a Fiumicino in Edilizia Residenziale Pubblica.

 

La modalità di acquisto sembrava stramba, anticipo del 33% del prezzo massimo di cessione, (prezzo deciso dal Comune) 8 anni di affitto calmierato perché edilizia residenziale pubblica e poi finalmente il rogito con il saldo.

 

Devo ammettere che i nostri genitori ci avevano messo in guardia sulla stranezza della modalità dell’acquisto, ma noi arrogantemente abbiamo sempre sminuito le loro paure e preoccupazioni rispondendo, che non potevano esserci pericoli perché erano 36 alloggi, perché il terreno era del Comune di Fiumicino e perché parte dei fondi usati per la costruzione li aveva erogati la Regione Lazio, sicuramente dopo mille controlli…. che stupidi ingenui che eravamo!

 

Ebbene, a marzo del 2010 ci consegnano casa, mancavano ancora degli allacci, ma non importava, finalmente il sogno di avere una casa tutta nostra si stava avverando. Per 8 anni esatti, paghiamo un affitto alla società costruttrice, il mese successivo all’ultimo affitto, avremmo dovuto saldare la differenza, ma a marzo del 2018, dopo avere incassato l’ultimo affitto, la società costruttrice dichiara fallimento.

 

Per questo ed altri motivi il Comune avrebbe dovuto d’ufficio fare immediatamente la revoca della concessione edilizia. Invece subentra la procedura fallimentare che ci propone di acquistare le case alla metà del prezzo di vendita, evitando il discorso del prezzo massimo di cessione, ignorando totalmente il fine sociale dell’immobile e soprattutto l’uso improprio di fondi pubblici.

 

Noi a questo punto decidemmo insieme ad altri di non acquistare, perché non era giusto e da quel momento iniziò l’incubo che tuttora stiamo vivendo. È bene ricordare che l’amministrazione comunale precedente, insieme ad altri, ha fatto ricorso al TAR contro la Regione Lazio e contro di noi (i dissidenti) per prendere tempo e non fare la revoca nei tempi giusti; infatti, il ricorso è stato perso dall’ amministrazione comunale e la sentenza che dichiarava la validità della revoca della Regione Lazio del finanziamento e quindi la conseguente revoca del terreno da parte del comune è arrivata dopo 5 anni e nel frattempo di cose a nostro sfavore ne sono successe.

 

Finalmente dopo 7 anni di ritardo e di calvario, grazie alla nostra caparbietà che ha convinto la nuova amministrazione comunale, la revoca è stata fatta. Ma quanto dolore intanto. Non voglio dimenticare gli occhi impauriti delle mie figlie quando un anno fa, hanno aperto la porta di casa, alle 6.30 di mattina, a degli sconosciuti in divisa che ci intimavano di lasciare casa.

 

Dopo quel drammatico evento, io e mio marito abbiamo dovuto salvaguardare le nostre figlie, prendendo anche decisioni importanti, che mai avremmo pensato di dover prendere. Abbiamo imparato a nostre spese che i tempi della legge sono spesso tanto lunghi e certe volte non sempre vince la giustizia.

 

Di certo con questa sentenza ho il morale sollevato, il cuore sereno e soprattutto io e mio marito non abbiamo più dubbi sulle decisioni prese. Abbiamo insegnato alle nostre figlie che bisogna sempre lottare nonostante le avversità e di certo non è una frase fatta ma realmente vissuta.

 

Non so come andrà a finire quest’incubo, ma di certo, noi furbetti, che tanto furbetti non siamo altrimenti col cavolo che avremmo pagato gli anticipi per queste case, possiamo camminare a testa alta. Di tutta questa storia posso dire di aver acquisito varie conoscenze legali, di aver avuto rapporti epistolari con l’ONU; non credo che chiunque possa vantare di aver colloquiato in media 2 volte l’anno dal 2021 con l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ultima e-mail il 09/02/26 con mia risposta alla loro richiesta di aggiornamento e di aver conosciuto persone più o meno meritevoli.

 

Non finirò mai di ringraziare, tutti con la stessa rilevanza:

 

– il nostro coraggio, la nostra forza e la nostra complicità ed unione tra noi dissidenti (siamo diventati una famiglia),
– il nostro avvocato che ci ha sempre sostenuto, tra liti e abbracci, lui c’è sempre stato,
– l’architetto responsabile del procedimento della decadenza della convezione, che è subentrato da poco, ma grazie alla sua esperienza lavorativa maturata ed umanità, ha capito l’urgenza di agire
– il Sindaco che nonostante i molti pareri contrastanti ha deciso di stare dalla parte del popolo e il dirigente e gli uffici che si stanno occupando con professionalità e competenza di tutti gli iter burocratici
– i nostri parenti e amici che sono sempre stati dalla nostra parte a combattere, a manifestare e a soffrire quando spesso trovavamo degli ostacoli
– i “cretini” che ci ricordano che per fortuna noi non siamo loro

 

Insomma, come diceva mia nonna “quello che non strozza ingrassa” e sono contenta di pesare un po’ di più perché quel più è arricchimento culturale, legale, psicologico e soprattutto di amore ricevuto.

 

Lettera inviata da: Vanina L.M.

Invia la tua lettera a: info@fiumicino-online.it

 

 

 

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