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“Le tasse come prezzo della civiltà”: l’appello di Irienti a riformare il sistema fiscale

Il segretario di Azione Fiumicino richiama il valore sociale del fisco e chiede una gestione più trasparente ed efficiente delle risorse pubbliche

 

 

Nel dibattito sulle politiche fiscali e sul ruolo dello Stato sociale, interviene il segretario di Azione Fiumicino, Gianmarco Irienti, che in un articolato comunicato richiama l’attenzione sul valore delle tasse come strumento di civiltà e coesione sociale. Irienti invita a superare slogan e semplificazioni, sottolineando la necessità di una gestione più efficiente e trasparente delle risorse pubbliche e di una classe dirigente capace di garantire l’interesse collettivo.

 

 

Ci sono parole che, a forza di essere ripetute, finiscono per perdere il loro significato profondo. Una di queste è tasse. Per molti è solo un peso, un fastidio, un obbligo che grava sulle spalle di chi lavora. Ma se la guardiamo con onestà, la tassa non è un furto: è il prezzo della civiltà, il contributo che ogni cittadino offre alla comunità per vivere in una società giusta, solidale, moderna” lo dichiara Gianmarco Irienti, Segretario di Azione Fiumicino.

 

“Eppure, diciamolo con chiarezza le tasse devono essere gestite meglio. Devono servire al bene comune, non agli sprechi, non ai progetti inutili, non alle clientele che svuotano le casse pubbliche e la fiducia dei cittadini – rimarca – Questo può avvenire solo con una classe dirigente competente e moralmente integra, capace di concepire la politica non come mestiere ma come servizio”.

 

“Possono essere ridotte? Forse sì, se riusciremo a tagliare gli sprechi – sottolinea Irienti – a far funzionare la macchina pubblica, a eliminare i mille rivoli dove si disperde il denaro dello Stato. Ma non possiamo illuderci che una società possa vivere senza tasse”.

 

“Immaginiamo, per assurdo – aggiunge – un Paese a ‘tasse zero’. Ognuno si arrangia, paga solo ciò che usa. La scuola? In mano alle assicurazioni private: all’inizio funzionerà, poi arriveranno le esclusioni, i moduli complicati, i rimborsi negati. La sanità? All’inizio efficiente, poi diventerà una lotteria: chi ha più soldi vive, chi ne ha meno aspetta o rinuncia. Sarebbe un ritorno indietro di un secolo, a quando l’istruzione e la cura erano privilegi di pochi. Torneremmo a dividere la società in tre: i ricchi, i garantiti, e gli altri — quelli che non contano, che devono scegliere se curarsi o mangiare“.

 

“E se dovessimo – prosegue – riparare una strada, piantare alberi, costruire un ponte? Cosa faremmo, una colletta nel quartiere? E chi raccoglierebbe mezzo milione di euro, con quali garanzie, con quale trasparenza? È un’illusione pericolosa credere che tutto possa essere autogestito. Già oggi fatichiamo a tenere in sicurezza un piccolo parco: come potremmo, da soli, occuparci del resto?“.

 

La verità è che le tasse sono lo strumento con cui uno Stato sociale e di diritto può funzionare. Non sono il male, ma la misura della nostra solidarietà reciproca. Ciò che va cambiato non è il principio, ma la gestione: dobbiamo pretendere che ogni euro raccolto sia speso con rigore, visione e giustizia. Un sistema fiscale da rinnovare, dunque. Ma soprattutto da rispettare, perché dentro quel sistema c’è l’idea più alta di convivenza civile: quella di un popolo che non lascia indietro nessuno” conclude Gianmarco Irienti.

 

 

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