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Fiumicino non può diventare soltanto un luogo di passaggio

Porto crocieristico, aeroporto e scalo commerciale: prima di aggiungere nuove infrastrutture, chiediamoci quale città vogliamo lasciare ai nostri figli

 

 

Gentile Direttore, scrivo queste righe da cittadino di Fiumicino, profondamente preoccupato per il progetto di realizzazione di un porto crocieristico privato nella zona del vecchio faro.

 

Inizialmente, per quell’area così caratteristica e importante per la nostra storia, era stato immaginato un porto turistico. Successivamente, con l’intervento di una grande società privata e di ingenti investimenti economici, il progetto ha assunto dimensioni e finalità completamente diverse, trasformandosi nell’ipotesi di un grande scalo destinato alle navi da crociera.

 

Un porto crocieristico, considerato isolatamente, potrebbe anche apparire come un’opportunità di sviluppo. Ma non possiamo valutarlo senza guardare a tutto ciò che sta già accadendo, o che potrebbe accadere nei prossimi anni, nel territorio di Fiumicino.

 

Abbiamo un aeroporto internazionale che continua a crescere e che prevede un progressivo aumento della propria capacità, con l’obiettivo dichiarato di arrivare, entro il 2046, a circa cento milioni di passeggeri l’anno. È inoltre in corso la realizzazione del porto commerciale, che porterà un aumento del traffico marittimo, della movimentazione delle merci e, inevitabilmente, del passaggio di mezzi pesanti sulle nostre strade.

 

Se a tutto questo aggiungiamo anche un grande porto crocieristico, quale futuro stiamo immaginando per Fiumicino?

 

La nostra città rischia di perdere progressivamente la propria identità per diventare un gigantesco nodo di transito per persone, merci, aerei, navi e camion. I benefici economici vengono spesso presentati come certi, mentre le conseguenze sulla vita quotidiana dei residenti vengono trattate come problemi secondari: più traffico, più rumore, maggiore pressione sulle infrastrutture, consumo del territorio e aumento dell’inquinamento atmosferico e marino.

 

Le navi da crociera sbarcherebbero migliaia di passeggeri, ma quanti di loro si fermerebbero davvero a Fiumicino?

 

Nella maggior parte dei casi si tratterebbe di turisti diretti immediatamente a Roma, con escursioni, trasferimenti, alberghi e itinerari già organizzati. Alla nostra città potrebbero restare soprattutto i costi: autobus e mezzi in transito, grandi navi ferme davanti alla costa, emissioni, trasformazione del paesaggio e ulteriori rischi per le spiagge e per l’ambiente marino.

 

Prima di approvare un’opera così importante e difficilmente reversibile, sarebbe necessario rispondere con chiarezza ad alcune domande. Quale sarà il reale vantaggio per i cittadini? Quanti posti di lavoro stabili verranno creati? Quale sarà l’impatto sulla viabilità, sulla qualità dell’aria e sul mare? Quali garanzie verranno offerte per la tutela delle spiagge e della costa? E, soprattutto, i cittadini saranno davvero ascoltati?

 

Credo che nella zona del vecchio faro si possa immaginare uno sviluppo differente, più equilibrato e più coerente con l’identità del nostro territorio.

 

Un porto turistico di qualità, inserito in un progetto di riqualificazione dell’intera area, potrebbe attirare imbarcazioni, visitatori e attività economiche senza trasformare il nostro litorale in una piattaforma al servizio del turismo di massa. Si potrebbero recuperare gli spazi degradati, investire nel verde pubblico, valorizzare il vecchio faro, migliorare l’accessibilità al mare e creare luoghi di incontro e servizi destinati anche ai residenti.

 

L’Isola Sacra potrebbe diventare un autentico gioiello della costa romana: un luogo capace di attrarre turismo, cultura e investimenti, ma anche di garantire tranquillità, bellezza e qualità della vita a chi vi abita ogni giorno.

 

Non si tratta di essere contrari allo sviluppo. Al contrario, si tratta di chiedere uno sviluppo intelligente, sostenibile e rispettoso della comunità.

 

Ai nostri amministratori e rappresentanti politici vorrei rivolgere un appello: non decidete il futuro di Fiumicino valutando soltanto la quantità degli investimenti o le dimensioni delle opere. Valutate anche ciò che rischiamo di perdere. Ascoltate i cittadini, rendete pubblici tutti gli studi sull’impatto ambientale, economico e sociale e aprite un confronto vero, prima che le decisioni diventino definitive.

 

Fiumicino non può essere considerata soltanto come la porta d’ingresso di Roma. È una città con una storia, una comunità, un mare, delle spiagge e un’identità che meritano di essere difesi.

 

Il progresso non può consistere nell’aggiungere continuamente nuove infrastrutture. A volte, governare con lungimiranza significa anche avere il coraggio di stabilire un limite.

 

Lettera inviata da: Franco F.
Invia la tua lettera a: info@fiumicino-online.it

 

 

 

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