
Il capogruppo PD di Fiumicino interviene sul dibattito sull’ampliamento dell’aeroporto
di Fernanda De Nitto
Con l’approvazione da parte del Consiglio comunale della riperimetrazione della Riserva naturale statale del Litorale romano, utile ad Aeroporti di Roma per avviare le procedure necessarie alla realizzazione della quarta pista, si è acceso un partecipato dibattito tra la maggioranza e l’opposizione del Comune di Fiumicino. Ne abbiamo parlato con l’ultimo candidato sindaco del centrosinistra, Ezio Di Genesio Pagliuca.
Consigliere, dalle cronache sta emergendo che il PD è il partito del no: quale invece la sua opinione in merito?
“Non è vero che siamo il partito del no, i fatti degli anni passati lo dimostrano. Il sì a Fiumicino Sud, di cui ancora attendiamo la conclusione dei lavori, le inaugurazioni di nuovi terminal e il passaggio da un aeroporto che andava a fuoco nel 2015 a uno premiato tra i migliori al mondo, senza contare il numero di passeggeri transitati, dai 35 ai 50 milioni. Tutto questo anche grazie, sommessamente, al contributo, in termini autorizzativi, della nostra amministrazione di centrosinistra. Il problema è che lo sviluppo moderno, rispetto agli attuali mondi imprenditoriali, ha bisogno di una forte coscienza civile e civica che, mi dispiace dire, non appartiene a molti del centrodestra, soprattutto in questo momento e a tutti i livelli. Siamo stati accusati di non aver concretamente proposto soluzioni alternative all’allargamento dell’aeroporto, ma il problema è che chi rappresenta lo Stato, cioè ENAC, è sordo, non accettando soluzioni diverse da quelle proposte da loro e che comportano consumo di suolo e sfruttamento del territorio, oltre che un saldo attivo nei loro confronti. E questo è il primo limite che dal passato non ha insegnato nulla”.
Alla base del protocollo d’intesa tra Comune e Adr c’è un importante passaggio riguardante le compensazioni, che sembrano favorevoli per la città. Ritiene che queste paventate mastodontiche progettualità siano realmente fattibili?
“Le banali storie dei ristori e delle compensazioni mi permetto di dire che erano già dovute, visti i decenni e i milionari guadagni che la società di gestione fa sul territorio di Fiumicino e sulla pelle dei cittadini. La favola dei tredicimila posti di lavoro da qui al 2040 può convincere e smuovere soltanto una poco attenta e distratta destra che governa questo territorio, per la quale, guarda caso, proprio la riserva è uno dei problemi del Comune di Fiumicino, dato che non ha permesso speculazioni sul nostro territorio”.
Quale, invece, la vostra proposta alternativa alla costruzione ex novo della quarta pista?
“Partendo dal presupposto che tre piste sono più che sufficienti a garantire un aumento del numero dei passeggeri, come palesemente dimostrato dai più, nessuno ha neanche voluto soffermarsi a valutare proposte alternative, come per la revisione dell’utilizzo di pista runway 07/25, visto ormai il totale stato di devastazione e abbandono della pineta di Coccia di Morto. La nostra proposta riguardava l’ammodernamento e la costruzione di ulteriori infrastrutture di scalo all’interno dell’attuale sedime, che è già sufficientemente grande e, forse, anche poco sfruttato. Ma chi oggi ha avanzato questa proposta lo fa prendendo in giro la città, prendendo in giro i cittadini, accordandosi con un centrodestra di cui tutti conosciamo i ‘guai’ di questi mesi. Infatti, togliere 100 metri all’attuale pista, la runway 16 dx/34 sx, non significa limitarla, anzi, significa non intaccarne affatto l’operatività. Non si vuole rinunciare a nulla, proponendo solo l’allargamento che punta all’utilizzo sconsiderato di 150 ettari verso nord, in zone di alto pregio ambientale e agricolo, più altri 110 di “solo pregio agricolo”, senza contare le centinaia di persone di cui nessuno ha avuto neanche la delicatezza di parlare. Un progetto maldestro destinato a dimostrare tutti i suoi limiti già dai primi passi, su cui siamo riusciti a ottenere unicamente la previsione di un preventivo studio epidemiologico”.
Alla luce delle recenti diatribe emerse con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, si evince una certa spaccatura all’interno del partito? È proprio così?
“Il centrosinistra a Fiumicino è unito come forse poche volte lo è stato in passato, il lavoro e lo sforzo comune a tutti i gruppi e partiti sono a dimostrarlo. Il sindaco Gualtieri, forse traviato da un’idea eccessiva di sviluppo, non ha avuto modo di ritenere valide le posizioni non solo di tutto il centrosinistra fiumicinese, ma anche della quasi totalità di esponenti regionali e nazionali del centrosinistra. Ma non sarebbe la prima volta. A mio personale avviso avrebbe dovuto conoscere meglio le nostre reali motivazioni, perché forse nel suo ruolo di sindaco della Città Metropolitana avrebbe dovuto essere più cauto, nel rispetto dei territori e del progetto, che neanche noi conosciamo a fondo, anche per non dare ulteriori spinte a quelle tensioni di uscita dalla Città Metropolitana che animano parte della nostra Fiumicino, con la presunta provincia Porta di Roma. Il Partito Democratico è un partito pluralista in cui riescono a convivere diverse opinioni, il cui confronto è sempre alla base della democraticità, senza alcuna spaccatura, e che a Fiumicino ha dichiarato fin dal primo giorno la sua netta posizione contraria a questo progetto”.
Quale punto di convergenza poteva esserci con il sindaco Gualtieri sul futuro dell’aeroporto?
“L’aeroporto di Fiumicino è un’infrastruttura strategica per Roma e per il nostro territorio. Proprio per questo il lavoro comune doveva essere quello di rafforzarne la funzione di hub principale per le compagnie di bandiera, rendendolo uno scalo di alta qualità, con ricadute positive sul lavoro, sui servizi e sugli indotti esterni. Un aeroporto dedicato prevalentemente alle compagnie di bandiera garantirebbe infatti una maggiore qualità dell’occupazione, un miglior valore economico per il territorio, una gestione più ordinata e sostenibile dei flussi turistici su Roma, la possibilità di continuare a investire sul miglioramento e l’ammodernamento dell’infrastruttura senza stravolgere il territorio. Parallelamente, insieme si poteva lavorare a una proposta per la realizzazione di un secondo hub nel Lazio dedicato ai voli low cost, collocato in un’area diversa e meno impattante. È il modello seguito dalle grandi città europee: gli aeroporti delle compagnie di bandiera restano vicini alle città principali, mentre gli scali per i low cost vengono collocati a maggiore distanza, così da valorizzare i flussi turistici e ridurre al minimo gli impatti ambientali sui territori che ospitano le principali infrastrutture aeroportuali”.






