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Ater Provincia di Roma, 1.700 famiglie a rischio decadenza

L’Unione Inquilini denuncia irregolarità nei conteggi e ritardi amministrativi: “L’emergenza abitativa non può essere scaricata sui Comuni”. Avviate verifiche legali sulle procedure

 

 

Circa 1.700 famiglie assegnatarie di alloggi popolari potrebbero essere coinvolte in procedure di decadenza per morosità. L’Ater della Provincia di Roma avrebbe infatti inviato ai Comuni altrettante comunicazioni, chiedendo l’avvio dei procedimenti nei confronti degli inquilini ritenuti non in regola con i pagamenti.

 

 

A denunciare la situazione è l’Unione Inquilini del Lazio, che definisce l’iniziativa “un atto gravissimo” e accusa l’ente di voler scaricare sugli assegnatari le conseguenze delle proprie inefficienze amministrative. Il sindacato chiama in causa anche la Regione Lazio e, in particolare, l’assessore alle Politiche abitative Pasquale Ciacciarelli, contestando l’assenza di interventi adeguati di fronte al progressivo deterioramento dell’edilizia residenziale pubblica nella Città metropolitana di Roma.

 

 

Secondo l’organizzazione, l’eventuale decadenza di 1.700 nuclei familiari provocherebbe una vera e propria emergenza sociale, destinata a ricadere sui Comuni, spesso privi delle risorse economiche e degli strumenti necessari per garantire soluzioni abitative alternative.

 

 

Le nuove comunicazioni arrivano dopo le migliaia di diffide di pagamento inviate nell’agosto dello scorso anno. Anche in quella circostanza, ricorda l’Unione Inquilini, erano state segnalate numerose criticità: dalla mancata indicazione analitica delle somme contestate all’utilizzo di banche dati non aggiornate, fino a richieste di pagamento indirizzate ad assegnatari deceduti da anni. Il sindacato aveva inoltre denunciato la mancata applicazione della prescrizione prevista dalla legge e altre incongruenze nei conteggi.

 

 

Nonostante la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali di aprire un tavolo per definire forme di transazione agevolata, le procedure non sarebbero state sospese. Soluzioni di questo tipo, sottolinea l’Unione Inquilini, sarebbero state invece adottate da altre Ater del Lazio per tenere conto del peggioramento delle condizioni economiche e sociali delle famiglie.

 

 

Al centro delle contestazioni vi sono anche i tempi di risposta dell’ente. Mentre vengono inviate diffide e richieste di decadenza, sostiene il sindacato, migliaia di domande presentate dagli inquilini restano senza riscontro. Tra queste figurano pratiche di regolarizzazione, richieste di riesame, contestazioni degli importi addebitati, segnalazioni di degrado ed esposti indirizzati ai diversi uffici.

 

 

A pesare è inoltre la situazione manutentiva degli immobili. In numerosi edifici vengono segnalati problemi di infiltrazioni, muffa, umidità e criticità strutturali. In alcuni casi, secondo quanto riferito dall’organizzazione, le famiglie sarebbero state costrette ad abbandonare temporaneamente gli alloggi, rimanendo fuori casa anche per oltre un anno senza ricevere assistenza o una sistemazione alternativa.

 

 

L’Unione Inquilini accusa la Regione di non avere predisposto un piano straordinario per le manutenzioni, di non avere rafforzato gli organici degli enti e di non avere garantito risorse sufficienti all’Ater della Provincia di Roma. Resterebbe inoltre irrisolto il problema dei ritardi amministrativi, che continua a rallentare o bloccare migliaia di pratiche.

 

 

Secondo il sindacato, la strategia adottata privilegerebbe il risanamento dei conti attraverso la dismissione del patrimonio immobiliare e i provvedimenti contro gli assegnatari, anziché investire nella riqualificazione degli edifici e nella funzione sociale dell’edilizia pubblica.

 

 

L’organizzazione ha annunciato di avere incaricato i propri legali di verificare la legittimità delle comunicazioni inviate dall’Ater e degli eventuali procedimenti di decadenza avviati dai Comuni.

 

 

“Difenderemo ogni singolo assegnatario coinvolto”, afferma l’Unione Inquilini, annunciando la contestazione degli atti che dovessero presentare profili di illegittimità e delle richieste economiche prive di motivazioni o documentazione adeguate.

 

 

La richiesta rivolta alla Regione Lazio e all’assessore Ciacciarelli è di sospendere le procedure, assumere iniziative concrete per affrontare le criticità dell’ente e aprire immediatamente un confronto con le organizzazioni sindacali degli inquilini.

 

 

“Il diritto alla casa – conclude il sindacato – non può essere sacrificato per coprire le inefficienze di un ente e l’immobilismo della politica regionale”.

 

 

 

 

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