
Il sindacato ha diffidato la società chiedendo la sospensione dell’obbligo. Nel mirino la qualificazione del dispositivo, i possibili disagi per i lavoratori e il mancato confronto preventivo sulla misura
FAST-Confsal contesta l’introduzione, per gli addetti al catering aereo della società Dnata operanti all’aeroporto di Fiumicino, di un copricapo monouso che avvolgerebbe integralmente capo, collo e volto, lasciando scoperti soltanto gli occhi.
La Federazione Autonoma dei Sindacati dei Trasporti ha inviato una formale diffida alla società chiedendo la sospensione dell’obbligo e sollevando dubbi sia sulla natura del presidio sia sulle modalità con cui sarebbe stato introdotto.
Secondo quanto riferisce l’organizzazione sindacale, il copricapo viene presentato ai dipendenti come dispositivo di protezione individuale e deve essere indossato per l’intera durata del turno dagli addetti impegnati nella preparazione e nel confezionamento dei pasti destinati ai voli.
Proprio sulla qualificazione come dispositivo di protezione individuale si concentra una delle principali contestazioni di FAST-Confsal. Il sindacato richiama la normativa sulla sicurezza sul lavoro e la disciplina europea in materia, sottolineando come un Dpi abbia la funzione di proteggere il lavoratore dai rischi ai quali è esposto e debba rispondere a precisi requisiti di classificazione, certificazione e informazione.
Nel caso del copricapo utilizzato nel catering, sostiene invece FAST-Confsal, la funzione sarebbe principalmente quella di proteggere gli alimenti da possibili contaminazioni provenienti dall’operatore. Per questo, secondo l’organizzazione, dovrebbe essere considerato un indumento da lavoro e non un dispositivo di protezione individuale.
Una distinzione che, sottolinea il sindacato, non sarebbe soltanto formale, perché comporterebbe differenti obblighi e procedure per la sua introduzione.
FAST-Confsal interviene anche sul fronte igienico-sanitario. La normativa europea, osserva l’organizzazione, prevede l’utilizzo di indumenti adeguati e puliti e, quando necessario, protettivi. Nella preparazione degli alimenti la prassi prevede normalmente copricapi in grado di contenere la capigliatura, eventualmente accompagnati da mascherine quando richiesto dalla valutazione dei rischi.
Secondo il sindacato, non esisterebbe invece una disposizione nazionale o europea che imponga agli addetti alla preparazione dei pasti una copertura integrale del volto.
A preoccupare FAST-Confsal sono anche le segnalazioni che sarebbero arrivate dai lavoratori. Tra i problemi riferiti figurano difficoltà nella respirazione, accumulo di calore, riduzione della visuale laterale e ostacoli alla comunicazione verbale.
Un aspetto, quest’ultimo, che secondo il sindacato assumerebbe particolare rilievo nei reparti in cui si muovono carrelli e altri mezzi e dove gli avvertimenti a voce rappresentano anche uno strumento immediato di prevenzione degli incidenti.
La Federazione chiede inoltre di verificare se l’introduzione del nuovo copricapo sia stata preceduta da un aggiornamento della valutazione dei rischi e dalla consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Con la diffida inviata alla società, FAST-Confsal ha quindi chiesto la sospensione immediata dell’obbligo, l’adozione di un copricapo ritenuto proporzionato al rischio effettivo e la convocazione di un incontro entro quindici giorni. In assenza di riscontro, il sindacato annuncia la possibilità di rivolgersi all’Ispettorato territoriale del lavoro e al servizio di prevenzione dell’azienda sanitaria competente.
“La sicurezza alimentare va garantita, e nessuno lo mette in discussione – afferma il segretario generale di FAST-Confsal, Pietro Serbassi – Ma proteggere un pasto non richiede di togliere il volto a chi lo prepara. Quando una misura eccede di tanto lo scopo dichiarato, il problema smette di essere tecnico e diventa un problema di rispetto delle persone”.






