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L’Apologo di Agrippa

Cari lettori
l’anno scorso ho pubblicato la storia: “La madre della vita”, quest’anno ho pensato di partire dall’apologo (far parlare cose inanimate che diventano protagoniste del racconto), che tutti conoscono di Menenio Agrippa per giungere alle donazioni di sangue.
Donare sangue é VITA per chi ne ha bisogno. Doni sangue chi può, io l’ho fatto sabato 15 giugno a Coni Zugna, ho donato una parte preziosa di me per uno sconosciuto/a, un giorno potrei averne bisogno io stessa, la vita ci riserva tante sorpreseQuel giorno, non molto lontano sono diventata donatrice e associata all’associazione di Ostia che ogni anno organizza un corconrso sul sangue per le scuole del terriotrio. Ho ancora qualche anno a disposizione per donare una piccola goccia di me. Cominciai a donare a diciotto anni e l’ho fatto più volte in Sicilia, la mia patria natale, e sono contenta d’averlo fatto aiutando il mio prossimo con un insignificante gesto,. Chi si trova nelle condizioni normali per farlo lo faccia darà  e riceverà tanto da chi ha avuto salva la vita.

L’Apologo di Menenio Agrippa

Il primo scontro tra patrizi e plebei scoppiò tra il Lazio e l’Abruzzo. La plebe era stanca del comportamento dei patrizi e si rifugiò sul Colle Aventino. I patrizi per far tornare i plebei in città mandarono Menenio Agrippa che si recò sull’Aventino, presso l’accampamento dei ribelli e raccontò loro un apologo dicendo: “Un giorno le membra pensarono che lo stomaco oziasse e mangiasse facendo affaticare i muscoli e il resto del corpo. Così esse cominciarono a non fargli più arrivare cibo. “Da oggi in poi non faremo più niente, lo stomaco sta tutto il giorno senza far nulla” dissero le mani.
Disse così la bocca: “Attraverso di me non passerà più niente, a qualunque costo… ho finito di saziare lo stomaco!” “Noi denti non masticheremo nessun cibo” “Noi non faremo mai lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica” intervennero i polmoni.
“Io, invece, non filtrerò  più le sostanze nocive!” disse il fegato. Il cuore allora disse :”Io che pompo sangue dalla mattina alla sera smetterò di farlo”. Il midollo sospirò: “Pur essendo importante il mio compito, smetterò perché è inammissibile che lo stomaco sia così sfaticato e pigro come una lumaca”.
Con questo sciopero organi e arti si indebolirono e dissero: “Il digiuno degli organi ci sta distruggendo. L’intero corpo non sa più cosa fare!” “Noi muscoli ci siamo bloccati!” “Rischiamo il collasso!”; “L’unico risultato è stato quello di far indebolire tutto il corpo!”
Fu così che delle gocce di sangue uscite dal corpo andarono ovunque avvertendo: “Amici, il vostro errore è enorme!” “Voi non lo sapete ma anche lo stomaco ha un compito importante. Una corretta alimentazione è fondamentale, infatti non è un organo pigro perché porta nutrimento in tutto il corpo”. “Il ventre è un grande lavoratore!”.
In questo modo le parti più insignificanti del corpo, cioè le gocce di sangue, convinsero il corpo a fare il loro lavoro Menenio Agrippa riuscì nell’intento: i plebei capirono che insieme ai patrizi componevano la società romana, abbandonarono l’Aventino rinunciando al loro proposito di fare una guerra civile: Menenio, tornato a Roma, nominò i tribuni della plebe, per la libertà dei plebei.


Maria Pina



 

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