
Dopo decenni di successi della vaccinazione, alcune malattie prevenibili tornano a diffondersi. Tra lacune dei sistemi sanitari, disinformazione e calo delle coperture, ecco cosa si nasconde dietro la loro ricomparsa
Dr. Fabio Reposi, direttore Farmacia Comunale Aranova
Quanto contano le falle del sistema sanitario nel ritorno di malattie che da decenni sembravano sotto controllo? La morte recente di due persone a causa del morbillo ha riportato l’attenzione su una malattia che gli stati occidentali avevano dichiarato debellata ma che invece testimonia un momento di notevole aumento dei casi negli ultimi anni.
Per decenni, malattie come il morbillo, la difterite o la poliomielite hanno smesso di rappresentare una minaccia quotidiana in gran parte dei Paesi sviluppati grazie alla vaccinazione. Tuttavia, alcuni di questi agenti patogeni incontrano di nuovo una situazione favorevole alla loro diffusione.
In Europa, il 2024 si è chiuso con 127.350 casi di morbillo, il doppio rispetto all’anno precedente e il dato più alto registrato nella regione dal 1997; inoltre, sono stati segnalati 38 decessi. Sebbene nel 2025 i casi siano scesi a 33.998, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) avvertono che il rischio di nuovi focolai persiste a causa delle sacche di popolazione insufficientemente vaccinata.
L’Italia offre un esempio particolarmente chiaro di quanto malattie che sembravano ormai un ricordo del passato possano tornare a essere mortali. Nell’agosto del 2026, una bambina di quattro anni non vaccinata è morta a Palermo per difterite respiratoria, una diagnosi successivamente confermata dall’Istituto Superiore di Sanità italiano.
L’episodio si inserisce, inoltre, in un contesto europeo in cui la difterite continua a manifestarsi nonostante la vaccinazione: nel 2024 sono stati segnalati 148 casi nell’Unione Europea di cui 83 causati dal Corynebacterium diphtheriae tossigenico e 65 dal Corynebacterium Ulcerans. Il problema non si limita nemmeno al morbillo e alla difterite. Nel 2022, negli Stati Uniti è stato registrato a New York un caso di poliomielite paralitica in un adulto non vaccinato.
La ricomparsa di questi agenti patogeni non significa che i vaccini abbiano smesso di funzionare. Piuttosto, mette in luce una questione fondamentale: quando la copertura vaccinale diminuisce, aumenta il numero di persone vulnerabili. Per questo motivo, dietro a questi casi si cela una domanda che va oltre ogni singolo focolaio: cosa sta succedendo con la vaccinazione nelle società che per decenni erano riuscite a tenere a bada queste malattie?
La vaccinazione infantile ha trasformato la salute globale e ha evitato milioni di decessi, ma negli ultimi dieci anni i progressi in termini di copertura vaccinale hanno subito un rallentamento. Tra il 2010 e il 2019, la copertura di alcuni vaccini è diminuita addirittura in 21 dei 36 Paesi e territori ad alto reddito analizzati.
Un’analisi pubblicata su The Lancet nel 2025, che ha esaminato la copertura di 11 combinazioni di vaccini in 204 Paesi e territori tra il 1980 e il 2023, stima che la vaccinazione di routine abbia evitato circa 154 milioni di decessi infantili dal 1974.
Tuttavia, dal 2010 i progressi si sono arrestati in numerose località e, in 21 dei 36 paesi ad alto reddito analizzati, la copertura di almeno uno dei vaccini raccomandati è diminuita. Il calo non si limita a un vaccino specifico. Secondo questa stessa analisi, la copertura della prima dose contro il morbillo è diminuita dal 2010 in 100 dei 204 Paesi esaminati.
Nei Paesi ad alto reddito, tra gli esempi di calo figurano Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. La pandemia di COVID-19 ha aggravato una tendenza che già mostrava segni di stallo: le interruzioni dei servizi sanitari e dei programmi di immunizzazione hanno provocato perdite di copertura che in seguito non sono state recuperate in modo uniforme.
I dati più recenti dell’OMS e dell’UNICEF mostrano proprio che vi sono Paesi in cui le coperture sono regredite e altri in cui si sono mantenute o recuperate, per cui non si può parlare di un calo generalizzato della vaccinazione in tutti i Paesi ad alto reddito.
Ma perché succede? La risposta è più complessa e non può essere ricondotta a un’unica causa. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet individua tra i principali ostacoli le disuguaglianze sanitarie, le conseguenze della pandemia e la battuta d’arresto dei programmi di immunizzazione, a cui si aggiunge un problema sempre più rilevante: la fiducia nei vaccini.
La disinformazione e la riluttanza nei confronti dei vaccini possono ridurre l’accettazione dei vaccini, specialmente quando le malattie che essi prevengono non vengono più percepite come una minaccia quotidiana. Ciò non significa, tuttavia, che ogni persona non vaccinata sia riluttante a farlo: le difficoltà di accesso, la mancanza di informazioni, i problemi nel completare il ciclo di vaccinazione o le disuguaglianze sociali possono anch’essi spiegare in parte le lacune nella copertura vaccinale.






