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Le vie di Fiumicino raccontano la storia

Dai medici agli eroi di guerra: chi sono le personalità a cui sono intitolate le strade della città

 

A cura di Carlo Giovanni Michieletto

 

 

Il mio recente articolo pubblicato da Fiumicino Online su Federico Martinengo, cui è stata intitolata una strada a Fiumicino, è stato particolarmente apprezzato. Diversi lettori mi hanno invitato a scrivere qualcosa sulle personalità a cui sono intitolate molte vie, figure che gran parte della popolazione ignora o conosce poco.

 

 

In realtà Fiumicino, in passato borgata di Roma, non ha avuto la possibilità di intitolare le proprie strade a noti personaggi italiani, ai quali erano già state dedicate molte strade romane. Per questo motivo, le personalità ricordate nella toponomastica locale appaiono spesso poco note, se non addirittura sconosciute.

 

Va inoltre segnalato che le vie di Fiumicino, essendo il paese legato alla tradizione marinara, sono state intitolate in gran parte a pesci, con qualche rara eccezione: Via Torre Clementina, Via Giovanni Battista Grassi, Via delle Scuole, Via del Serbatoio, Via della Foce Micina e Via del Canale.

 

Nell’area bonificata dall’Opera Nazionale Combattenti, a Isola Sacra, le vie sono state in gran parte intitolate a località dove si svolsero battaglie della Prima guerra mondiale. Nel nuovo quartiere Lido del Faro, nato dopo la Seconda guerra mondiale, gran parte delle vie — con qualche eccezione, come Viale Traiano, Lungomare della Salute, Via del Faro, Via Anco Marzio e Via dei Dioscuri — sono state intitolate a militari della Marina Militare Italiana, insigniti di onorificenze per fatti eroici compiuti durante il secondo conflitto mondiale.

 

Ho pertanto effettuato una ricerca solo su alcune vie, ritenendo particolarmente significativi i personaggi a cui sono state intitolate. Non sono mancate sorprese, come si potrà leggere nelle pagine che seguono.

 

 

Fiumicino Paese

 

 

Mentre gran parte del paese presenta vie intitolate a pesci, la zona compresa tra Via Foce Micina, Via della Pesca e Via Federico Raffaele, lottizzata dalla Cooperativa “Lido di Roma” — denominazione che non ha portato fortuna a Fiumicino — nata dopo la Prima guerra mondiale e composta da noti professionisti romani, in gran parte medici, ha dedicato le proprie strade a illustri figure della medicina e della scienza.

 

 

– Ippolito Salviani nacque a Città di Castello nel 1514 e morì a Roma nel 1572. Fu medico, letterato e naturalista. Insegnò all’Università di Roma e seguì la salute, in qualità di archiatra, di ben tre papi: Giulio III, Marcello II e Paolo IV. Nel 1551 e nel 1552 fu medico dell’Ospedale Santo Spirito e, dal 1552 al 1559, fu nominato professore dello Studium Urbis, dove detenne la cattedra di medicina. L’attività alla quale Salviani consacrò più tempo fu però lo studio della natura. Alla fine degli anni Quaranta del Cinquecento cominciò a lavorare a un trattato dedicato ai pesci, corredato da raffinate incisioni in rame. L’opera fu pubblicata nel 1557 con il titolo Aquatilium animalium historia, nella quale venivano illustrati centinaia di pesci, rendendo Salviani uno dei padri dell’ittiologia.Scrisse opere di medicina e anche un’opera teatrale molto diffusa in quell’epoca, La Ruffiana, a lungo rappresentata sia a Roma sia a Venezia.Tra le sue diverse attività vi fu anche quella di stampatore, essendo alla guida di una stamperia che pubblicò almeno ventuno opere. È sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

 

 

– Corrado Tommaso Crudeli nacque a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, nel 1834 e morì a Roma nel 1900. Fu medico e politico italiano. Si laureò in medicina a Pisa e si perfezionò all’Istituto fisiologico di Parigi. Fu docente all’Università di Firenze e successivamente all’Università di Palermo. In occasione della dichiarazione di guerra all’Austria del 1859, si arruolò nei “Cacciatori degli Appennini”, il corpo di volontari che si mise a disposizione di Garibaldi. Partecipò alla spedizione dei Mille e alle sanguinose battaglie di Corriolo, Milazzo, Faro di Messina — dove fu ferito — e ai conclusivi fatti d’arme del Volturno e di Capua. Per il valore dimostrato meritò la medaglia d’argento al valor militare e la gratitudine di Garibaldi, che da Caprera gli scrisse una bella lettera. Dopo gli anni Sessanta si dedicò alla politica. Conquistò un seggio parlamentare e successivamente fu nominato senatore, rimanendo nelle due Camere per quasi trent’anni. Durante la sua attività parlamentare si occupò in modo particolare di temi legati al suo impegno universitario e all’applicazione in campo sociale delle innovazioni della medicina e dell’igiene, offrendo così un’immagine della poliedrica personalità di Corrado Tommaso Crudeli.

 

 

– Federico Raffaele nacque a Napoli nel 1862 e morì a Roma nel 1937. Fu zoologo e biologo italiano. Laureatosi all’Università di Napoli in Scienze naturali, divenne nel 1898 docente di anatomia comparata e zoologia all’Università di Palermo, nonché direttore del locale Istituto di zoologia.Nel 1914 fu nominato professore di zoologia all’Università di Roma, succedendo al professor Antonio Carruccio. Nell’ateneo romano, dove ebbe come collega Giovanni Battista Grassi, creò un moderno laboratorio, prima del tutto assente. Fu socio dell’Accademia Nazionale delle Scienze, della Linnean Society of London — prestigiosa associazione per lo studio e la diffusione della storia naturale — e dell’Accademia dei Lincei. È noto per una monografia sulle uova, sulle larve e sugli stadi postlarvali dei Teleostei, pesci con scheletro osseo, del Golfo di Napoli, oltre che per importanti lavori sull’embriologia dei pesci e degli anfibi. È stato uno dei primi in Italia a utilizzare le metodologie dell’embriologia sperimentale. Fu infine direttore dell’Istituto di zoologia di Roma, che alla sua morte gli fu intitolato.

 

 

– Giovanni Cena nacque a Montanaro, in provincia di Torino, nel 1870 e morì a Roma nel 1917. Fu poeta e scrittore italiano. Nato da una famiglia povera, poté studiare prima a Torino, poi nel seminario di Ivrea e infine all’Università di Torino, dove fu allievo di Arturo Graf. Nel 1902 fu assunto a Roma come caporedattore della prestigiosa rivista Nuova Antologia. Si dedicò quindi a un’intensa opera di assistenza e promozione sociale verso le popolazioni della campagna romana. Nel 1904 nacque il sodalizio con il dottor Angelo Celli, fondatore della “Società per gli studi contro la malaria”. Da quel momento Giovanni Cena iniziò a battersi per il risanamento dell’Agro Romano e delle paludi pontine, insieme a un piccolo gruppo di studiosi. Cominciò ad aprire scuole in capanne, chiese abbandonate, granai e vagoni ferroviari in disuso, incontrando l’ostilità dei latifondisti romani, consapevoli che l’alfabetizzazione avrebbe ridotto la loro capacità di soggiogare il popolo. La prima scuola fu aperta a Lunghezza nel 1904. Tre anni dopo le scuole erano otto; nel 1910 erano trenta nel Comune di Roma, quattordici nei comuni confinanti con Roma e diciotto a Terracina e nelle paludi pontine. Il programma di Giovanni Cena era moderno e rivoluzionario: andare tra la gente, cercare gli alunni e non attendere che fossero loro a presentarsi. L’iniziativa proseguì anche grazie ai fondi stanziati dal Comune di Roma con il sindaco Ernesto Nathan — famosa la sua frase “nun c’è trippa pe’ gatti” — e all’appoggio della duchessa Caetani, che mise a disposizione un locale per organizzarvi la prima vera scuola dell’Agro Pontino. Oltre alle sue poesie, di Giovanni Cena resta il romanzo sociale Gli ammonitori. Tutte le sue opere furono raccolte in cinque volumi e pubblicate a Torino tra il 1928 e il 1929.

 

 

– Fulco Ruffo di Calabria nacque a Napoli nel 1884 e morì a Ronchi di Apuania nel 1946. Fu nobile, aviatore e politico italiano, eroe e asso del Servizio Aeronautico del Regio Esercito durante la Prima guerra mondiale. Nel corso del conflitto conseguì venti vittorie, ottenendo una promozione per meriti di guerra e venendo insignito di una medaglia d’oro al valor militare, due medaglie d’argento, quattro di bronzo e numerose onorificenze italiane e straniere.Dopo aver compiuto gli studi nel Collegio Mondragone di Frascati, si arruolò nell’11° Reggimento “Cavalleggeri di Foggia”, dove nel 1906 fu promosso sottotenente. Successivamente si trasferì in Somalia, dove rimase tre anni presso una società italo-belga che si occupava di commercio fluviale. Allo scoppio della Prima guerra mondiale rientrò in Italia e si arruolò volontario nel battaglione aviatori. Conseguito il brevetto, venne inviato sul teatro di guerra, dove il 23 agosto 1916, insieme all’asso Francesco Baracca, abbatté il primo aereo austriaco. Nel maggio 1917 fu assegnato alla 91ª Squadriglia aeroplani da caccia, la famosa “Squadriglia degli assi”, comandata da Francesco Baracca. Alla morte di Baracca, nel giugno del 1918, subentrò nel comando. Terminata la guerra, si dedicò alla sua azienda agricola e a studi sulle piante. Anche in questo campo lasciò un segno della sua presenza, scoprendo una varietà di trifoglio conosciuta con il nome comune di “trifoglio Ruffo”. Nel 1934 venne nominato senatore del Regno d’Italia. Ebbe sette figli; la settima, Paola, divenne regina consorte del Belgio sposando Alberto II.

 

 

– Mario Calderara nacque a Roma nel 1879 e morì a Roma nel 1944. Fu inventore e aviatore italiano, primo italiano a conseguire il brevetto di volo nel 1909 e a costruire il primo idrovolante italiano nel 1911. Figlio di un generale degli alpini, fin da bambino fu attratto dalla vita marinara. Nel 1898 frequentò l’Accademia Navale di Livorno, dove nel 1901 fu promosso guardiamarina. Affascinato dalla possibilità dell’uomo di volare, iniziò con i fratelli Wright — che avevano ottenuto i primi successi nel volo — un’intensa corrispondenza. Grazie alle informazioni ricevute, nel 1907 avviò i primi esperimenti di volo a vela nel golfo di La Spezia. Nel 1908, dopo aver conosciuto il costruttore di aerei francese Gabriel Voisin, si trasferì in Francia, a Issy-les-Moulineaux, dove progettò e costruì il Calderara Goupy, un innovativo aereo biplano a elica traente, che volò con successo a Buc l’11 marzo 1909. Nel mese di aprile Wilbur Wright, invitato dall’Aero Club d’Italia a Roma, diede alcune lezioni di volo a Calderara in quello che sarebbe diventato l’aeroporto di Centocelle. Nel 1911 progettò e costruì un suo idrovolante, il più grande del mondo in quel momento. Si alzò in volo nella primavera del 1912 nel golfo di La Spezia, trasportando tre passeggeri oltre al pilota. Dal 1917 al 1919 gli fu assegnato il comando di una scuola per piloti di idrovolanti della marina statunitense. Per i meriti conseguiti, la U.S. Navy gli conferì la decorazione militare American Navy Cross.Dal 1923 al 1925 fu nominato addetto aeronautico presso l’ambasciata americana a Washington. Successivamente si trasferì a Parigi, dove avviò con successo un’attività commerciale nel settore aeronautico. Nel 1939 tornò a Roma.

 

 

Lido del Faro

 

 

Come già riferito nell’introduzione, gran parte delle vie del nuovo quartiere Lido del Faro sono state intitolate a militari della Marina Italiana che si sono distinti durante la Seconda guerra mondiale per fatti eroici. Mi limito pertanto a illustrare solo alcuni personaggi a cui sono state dedicate vie tra le più frequentate, compreso uno di cui ignoravo i meriti, come riportato di seguito.

 

 

– Amico Bignami nacque a Bologna nel 1862 e morì a Roma nel 1929. Fu medico italiano.Si laureò a Roma in medicina nel 1882, dove lavorò con Ettore Marchiafava, compiendo importanti studi sulla malaria. Nel 1896 ipotizzò che la trasmissione del plasmodio della malaria all’uomo avvenisse con la puntura dell’anofele femmina durante il pasto ematico, e non con la morte dell’insetto, come aveva erroneamente proposto sir Patrick Manson. Nel 1896 fu direttore degli Ospedali Riuniti di Roma. Nel 1897, con Ettore Marchiafava, osservò la demielinizzazione del corpo calloso di un paziente alcolista e, nel 1903, pubblicò una descrizione completa della demenza degli alcolisti, oggi nota come sindrome di Marchiafava-Bignami. Nel 1906 divenne professore di patologia generale all’Università La Sapienza di Roma.Nel 1919 fu interpellato per una diagnosi clinica sulle stimmate di Padre Pio. Il rapporto da lui consegnato recitava che il presunto sangue sulle fasce che ricoprivano le mani era tintura di iodio, escludendo una causa soprannaturale. Alla stessa diagnosi pervenne anche monsignor Pasquale Gagliardi, arcivescovo di Manfredonia. Nonostante tali diagnosi negative, che provocarono il decreto ufficiale di sconfessione di Padre Pio da parte del Sant’Uffizio — tuttora non revocato — Padre Pio è stato proclamato santo il 19 giugno 2002.

 

 

– Giorgio Giorgis nacque a Roma il 23 aprile 1897. A sedici anni si arruolò nella Regia Marina, iniziando gli studi presso l’Accademia Navale di Livorno. Prese parte alla Prima guerra mondiale prima sulla Andrea Doria e poi al comando del monitore Vortice. Al termine del conflitto fu destinato alla Commissione internazionale di controllo a Vienna e, tra il 1922 e il 1923, ottenne incarichi di rilievo sia in patria sia all’estero, distinguendosi nell’ambito della riorganizzazione delle forze navali iraniane. Nel 1933 comandò il sommergibile Delfino; nel 1936 fu assegnato al Comando superiore Africa Orientale e in seguito comandò l’8ª Squadriglia cacciatorpediniere, con la bandiera sul Folgore.Fu quindi promosso al grado di capitano di vascello e, nel 1938, fu inviato a Tokyo come addetto navale.Tornato in Italia il 27 aprile 1940, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, assunse il comando dell’incrociatore Fiume, con il quale partecipò alle battaglie di Punta Stilo, Capo Teulada e Capo Matapan. Proprio a Capo Matapan, nella sera del 28 marzo 1941, il Fiume, intervenuto in soccorso del Pola, danneggiato da un siluramento aereo, fu colpito da tre corazzate britanniche e affondò.Giorgis, secondo quanto riportato, nonostante fosse ferito, rifiutò ogni possibilità di mettersi in salvo e tentò fino all’ultimo di evitare l’affondamento dell’incrociatore. Fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria e ricevette la laurea honoris causa in ingegneria dall’Università degli Studi di Padova.

 

– Carlo Fecia di Cossato nacque a Roma nel 1908 e morì a Napoli nel 1944. Fu militare italiano.Dopo aver frequentato l’Accademia di Livorno, nel 1928 fu imbarcato sul sommergibile Bausan. Nel 1929 fu destinato in Cina a bordo dell’incrociatore Libia e inviato al Distaccamento Marina di Pechino. Tornato in Italia nel 1933, a bordo dell’incrociatore Bari, fu posto alla difesa del porto di Massaua, in Eritrea, e prese parte alla guerra d’Etiopia. Successivamente, imbarcato su un sommergibile, partecipò a due missioni speciali nelle acque spagnole durante la guerra civile spagnola. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu assegnato alla XXXIII Squadriglia di stanza a Messina e, al comando del sommergibile Menotti, operò in numerose missioni nel Mediterraneo. Nell’autunno del 1940 fu trasferito alla base Betasom di Bordeaux, da cui operavano i sommergibili italiani. Nell’aprile del 1941 assunse il comando del sommergibile Tazzoli e si diresse al largo dell’Africa, dove affondò tre imbarcazioni.Rientrato a Bordeaux, fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Nella seconda missione, a seguito dell’affondamento di altre imbarcazioni, fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare e con la Croce di ferro di seconda classe tedesca.Dopo aver partecipato al salvataggio di oltre quattrocento naufraghi che si trovavano a bordo di due imbarcazioni tedesche, e avendone imbarcati settanta, gli fu conferita la Croce di ferro di prima classe tedesca. Nel 1942 si diresse verso le coste americane, dove affondò numerose imbarcazioni. In totale, durante la guerra, affondò diciassette navi nemiche. Dopo l’armistizio, da comandante della torpediniera Aliseo, sconfisse i tedeschi a Bastia. Dopo la sua tragica morte, avvenuta per suicidio, gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.

 

Isola Sacra

 

Come già detto nell’introduzione, gran parte delle vie della bonifica di Isola Sacra sono intitolate a battaglie avvenute durante la Prima guerra mondiale. Dopo la Seconda guerra mondiale, a seguito del notevole inurbamento della zona, molte vie sono state intitolate a personaggi che si sono distinti per fatti eroici. Ho scelto solo due figure che mi hanno particolarmente colpito per la loro giovane età.

 

– Fosco Montini, noto anche con il nome di Foscolo Montini, nacque a Badia Tedalda, in provincia di Arezzo, il 21 maggio 1921 e morì a Sarsina il 13 luglio 1944. Fu carabiniere e partigiano italiano. Dal gennaio 1942 all’aprile del 1943 prestò servizio nella Legione territoriale carabinieri di Roma, prima a Torre Gaia e successivamente a San Paolo. Al momento dell’armistizio si trovava a casa e fu tra i primi a raggiungere i nuclei partigiani che si stavano organizzando nell’Aretino. Inquadrato in un distaccamento della Brigata Garibaldi, partecipò a numerose azioni. Tra queste, particolarmente notevole fu quella a Rofelle, località del suo comune natale, dove, alla testa del suo distaccamento, disarmò un’intera compagnia nemica. L’8 luglio 1944 fu catturato e avviato verso Forlì. Sottoposto inutilmente a tortura perché parlasse, fu poi fucilato in località Casette di Calbano, a Sarsina.

 

– Angelo Ricapito nacque a Giovinazzo, in provincia di Bari, il 6 ottobre 1923.Nell’aprile del 1943 fu arruolato nella Regia Aeronautica per il servizio militare di leva, in qualità di aviere, e inviato al centro di istruzione di San Pietro a Gorizia. Fu poi mandato al battaglione della 2ª Squadra aerea di Padova e successivamente trasferito presso l’aeroporto di Zemonico, nella Iugoslavia occupata. Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, rientrò in Italia e raggiunse l’Appennino toscano. Qui si aggregò a un gruppo di partigiani e fu inquadrato nel secondo battaglione, operante nei dintorni del Monte Favalto e facente capo alla 23ª Brigata Garibaldi, della quale divenne poco dopo vicecomandante. Nella seconda metà del mese di giugno 1944 fu incaricato di sorvegliare i prigionieri tedeschi e fascisti concentrati nel campo di Marzana, di accompagnarli a Cortona e di consegnarli alle truppe alleate già arrivate nella zona. Compiuta la missione, tornò in linea e il 29 giugno, in uno scontro a fuoco a Molino dei Falchi, fu catturato dai tedeschi.Dopo essere stato seviziato e torturato, venne ucciso il 14 luglio insieme ad altri quarantasette tra partigiani e civili, nella cosiddetta strage di San Polo, alle porte di Arezzo. È stato insignito della medaglia d’oro alla memoria.

 

 

 

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