
Il fotografo e scrittore firma una storia che affronta maternità, coppie omosessuali e nuovi modelli familiari. Al centro del romanzo il viaggio di Martina e Giorgia, due donne determinate a diventare madri e a costruire la propria idea di famiglia
Che cosa significa essere una famiglia oggi? E quanto coraggio serve per costruirne una quando il proprio progetto di vita non coincide con i modelli tradizionali?
Sono alcune delle domande al centro di “Un Graffio nel Cuore”, il romanzo di Stefano Manduzio, fotografo e scrittore di Fiumicino, che sceglie la narrativa per affrontare temi di grande attualità come il desiderio di genitorialità, le coppie same-sex e il riconoscimento delle nuove forme familiari.
La storia ha per protagoniste Martina e Giorgia, due donne legate da un progetto comune: diventare madri. Il loro percorso prende avvio con un viaggio a La Gomera, nelle Canarie, tappa di un cammino che dovrebbe condurle fino a una clinica di Valencia per sottoporsi a un percorso di inseminazione artificiale.
È proprio lontano dalla quotidianità, però, che qualcosa cambia. Sull’isola le due donne incontrano Stefano, fotografo italiano impegnato in un reportage. Un incontro casuale destinato a modificare i piani iniziali e ad aprire una possibilità inattesa.
Da quel momento il progetto di una coppia diventa una storia più complessa e condivisa, capace di mettere in discussione definizioni, ruoli e convinzioni consolidate. Sullo sfondo rimane una domanda semplice soltanto in apparenza: chi stabilisce che cosa sia una famiglia?
Il viaggio, geografico ed emotivo, attraversa diversi luoghi. Da La Gomera il racconto si sposta a Roma, poi a Fuerteventura e infine a Santo Domingo. Ma sono soprattutto i personaggi a muoversi: attraverso dubbi, paure, desideri e decisioni che li costringono a confrontarsi con il giudizio degli altri e con una società nella quale i modelli familiari diversi da quello tradizionale continuano a essere al centro del dibattito pubblico.
La scelta di Manduzio è quella di affrontare il tema attraverso una storia e non attraverso una tesi. Il romanzo non nasce infatti con l’impostazione di un saggio, ma segue le vite dei protagonisti lasciando che siano relazioni, emozioni e conseguenze delle loro scelte a porre gli interrogativi al lettore.
In un Paese che negli ultimi anni registra una forte diminuzione delle nascite, il tema della genitorialità assume inoltre un significato che va oltre la vicenda individuale. Secondo i dati richiamati dall’autore, nel 2025 in Italia sono nati circa 355 mila bambini, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. Una cornice demografica nella quale il desiderio di diventare genitori convive con difficoltà economiche, sociali, culturali e, in alcuni casi, giuridiche.
“Ho scritto questa storia perché credo che l’amore e il desiderio di essere genitori non abbiano bisogno del permesso di nessuno – spiega Manduzio – Martina, Giorgia e Stefano non chiedono una legge che li autorizzi ad amare: scelgono, semplicemente, di farlo”.
L’autore definisce il libro un romanzo “forte” e “coraggioso”, nel quale i protagonisti cercano di sottrarsi alle aspettative imposte dall’esterno per costruire una propria risposta alla domanda che percorre l’intera narrazione: può esistere una famiglia alternativa?
“Un Graffio nel Cuore” prova a rispondere non attraverso formule o definizioni, ma raccontando persone che scelgono di assumersi la responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie decisioni.
E forse è proprio qui che il romanzo individua il suo tema più universale: non tanto stabilire quale sia la famiglia “giusta”, quanto interrogarsi su ciò che rende una famiglia tale. Il legame biologico, la legge, le convenzioni sociali oppure, prima ancora, la volontà di esserci gli uni per gli altri.
“Un Graffio nel Cuore” è disponibile in formato cartaceo ed eBook su Amazon.
https://www.amazon.it/dp/B0HCBZV9Q6






