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Depressione: sconfiggerla si può, ma non soli

Questa è la testimonianza di una donna di 32 anni che ha vissuto buona parte della sua vita nella sofferenza

La sofferenza di una malattia mentale come può essere la depressione, “Il male di vivere”. A un certo punto però, ha capito che c’era un motivo per vivere, che era più importante di qualsiasi altra cosa.

“E’ da molti giorni che non sento quel dolore forte, lancinante, che mi lasciava quasi senza respiro e si stava portando via la mia vita. Non so che è successo allora, so solo, che smisi quasi di parlare, chiusa, imprigionata, come in una tomba mentale. Non c’era più nulla e nessuno. In tutto questo, dentro di me si era insinuato un malessere che è stato costante per anni. Le lacrime raramente lasciavano i miei occhi e raramente i miei occhi, lasciavano un punto che avevano incontrato. E’ un tunnel nero nel quale improvvisamente ti trovi dentro. Anzi, no, non improvvisamente. Partono piccoli segnali che poi a mano a mano s’ingrandiscono, diventano una valanga unica. Prima pian  piano, poi sempre più in fretta. E’ come se l’aria ti venisse a mancare. Niente più giorno niente più notte. Niente più sole, niente più ombra. E’ come se ti scendesse un sudario e t’impedisse di vedere di sentire, di vivere con gli altri o anche solo con te stesso. Oggi, ho quasi paura a dirlo, come se dicendolo potessi ritornare in quel buco nero per sempre.
Credevo che non ce l’avrei fatta, ma sono qui a raccontarlo e sento di poter tirare su la testa e guardare avanti. Quella sofferenza che mi ha accompagnato in questi ultimi anni, sta scomparendo, per lasciare il posto a qualcosa che non oserei definire. Nonostante tutto, rimane in me ancora l’orrore che tutto possa ricominciare e stavolta non ce la farei, ne sono certa. Il solo pensare al quel periodo mi sconvolge la mente. Ma se oggi sono qui, lo devo soprattutto a una persona, senza la quale non sarei sopravissuta a tutto quello che mi è accaduto. E’ una persona speciale di quelle che non se ne trovano, perché rare e preziose. Quando il mio dolore era talmente grande da non poter contenere, la mia disperazione. Lei era lì, con me. Con i suoi baci, le sue carezze a cercare di alleviare, con il suo grande amore il mio dolore. Non parlava, ma i suoi occhi mi dicevano di andare avanti, di reagire, perché senza di me non poteva vivere. Non mi abbandonava mai alla mia disperazione e mi teneva stretta la mano in modo che non me ne potessi andare senza di lei. Perché io ero e lo sono, tuttora, la persona più importante della sua vita. E me lo ha dimostrato, continuamente, in questi mesi senza stancarsi, senza cedere un momento. E’ stata grande, nella sua fragilità di bambina. E stato la sua forza e il suo amore per me, a riportarmi alla vita. Lo devo a lei, soltanto a mia figlia, se io, sono qui oggi”.

La depressione è uno stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo. La “prigione” è data dalla persona stessa, dal suo mondo interno che lo inghiottisce ogni giorno di più, dal buio dentro le quali precipita accompagnato solo dalla spiacevole sensazione di non poter più fare ritorno.
Non c’è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa far sorgere l’interesse del depresso, men che mai poter accendere un barlume di progettualità.
La depressione distrugge gli interessi della persona, li sgretola fino al punto di farli diventare niente. E per quanti sforzi l’individuo compia, per quanto impegno possa metterci, per quanto aiuto possa ricevere, i suoi molteplici interessi e le sue solide attività sono ora solo un niente che non si riesce a
recuperare per quanti sforzi faccia.
Uno stato depressivo non lascia spazio alla forza d’animo, alle motivazioni, alla capacità di andare avanti con la vita. Non c’è più vita.
In questa cupa sensazione di disperato abbandono l’unico “desiderio” che è possibile avvertire è che l’incubo finisca il prima possibile. E per quanto incredibile possa essere è il depresso stesso ad allungare sempre di più il risveglio dall’incubo, la depressione è solo un grande, immenso buio. Un buio senza fine. Senza oggi né domani, perché ogni giorno è uguale all’altro.
Il tempo che  passa senza voglia di far niente, certe volte nemmeno alzarsi dal letto. Questa e la depressione. Passerà si dice all’inizio, “sono stanca, ma starò meglio”. Poi i giorni si moltiplicano, uno, due, dieci, cento, mille.
Lo stato di grave prostrazione e l’abbattimento che si vengono così a creare, infatti, costringono l’individuo a confrontarsi con gli aspetti più oscuri, segreti e imprevedibili della sua personalità.
Sprofondando fino negli abissi dell’anima, prima o poi giunge il momento in cui “si tocca il fondo”. E quando si ha la consapevolezza di aver calpestato se stessi, di essersi lasciati risucchiare da una condizione di degrado personale e psicologico, di avere raschiato ben bene quel fondo, è lì che qualcosa scatta, a far si che il depresso veda che forse c’è una piccola luce in fondo al tunnel.
Sono attimi da prendere al volo, in cui si deve decidere rapidamente se distendersi su quel fondo attendendo la morte dell’anima o, viceversa, se trasformarlo in una piattaforma di lancio da cui ripartire ed emergere. Dal mondo oscuro è possibile tornare indietro. Il dolore è la voce di una persona nuova che aspetta di rinascere.
La depressione non è altro che un mezzo utilizzato dal cervello per chiedere di cambiare una vita che non piace più. E i suoi sintomi più tipici anziché essere distruttivi, potrebbero essere funzionali alla guarigione. Basta guardarli dal lato positivo. L’assenza di desideri che lascia emergere finalmente la nostra vera volontà, la solitudine che ci serve a capire chi siamo, il rifiuto del cibo come passaggio di purificazione. Dedicare un po’ di tempo ad ascoltarsi, a capirsi. E scoprire, alla fine del dolore che è nata una nuova persona. Più bella e più forte.
Soltanto chi avrà vissuto sulla propria pelle l’avventura spaventosa e affascinante di un viaggio nei sotterranei della propria anima potrà capire questo discorso, tutti gli altri dovranno accontentarsi di assistere increduli alle evoluzioni della psiche altrui. In quel momento, infatti, l’individuo porta sulle proprie spalle un pesante carico: si tratta di tutte le esperienze psicologiche e delle riflessioni generate dalla depressione stessa. Che non sono una zavorra, ma un prezioso bagaglio che l’individuo potrà decidere di mettere a frutto. Dalla depressione non si emerge mai come si era prima di sprofondarvi, è soprattutto metamorfosi e, spesso, arricchimento interiore.
La sofferenza dell’anima è la depressione, che di essa costituisce uno dei più “illustri” rappresentanti, divengono spesso scintille da cui divampa un vero incendio creativo, o la volontà di occuparsi di rinnovati interessi.
 
Paola Gentili
 
 
 
 

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