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“Apparire od essere?” ecco il dubbio!

Sempre più persone amano mettersi in mostra su una infinità di canali offerti dalla rete


di Patrizio Pavone
 
Erich From scrisse un libro intitolato “Essere o avere?”. Probabilmente nei giorni d’oggi ne scriverebbe un altro dal titolo “Essere o apparire?”
 
Infatti sempre più persone amano mettersi in mostra su una infinità di canali offerti dalla rete. Dai vari “Influencer” che si vantano di poter influenzare il pubblico con giudizi personalissimi ai vari “Tiktoker”. Ma in questo articolo vogliamo parlare di altri “canali” attraverso i quali, si ama mettersi in mostra, apparire, tentare un trampolino di lancio utilizzando trasmissioni televisive che invece hanno ben altre finalità. Ecco come e quali.
 
Da molti anni nelle innumerevoli reti televisive spopolano trasmissioni che hanno a che vedere con la cucina. Da Alessandro Borghese, ad Antonino Cannavacciuolo a Bruno Barbieri, solo per citare alcuni dei migliori chef pluristellati. Trasmissioni di successo che si trasformano in succulente vetrine per i vari intermezzi insersionistici commerciali. Ma da qualche anno ha preso piede un altro tipo di genere di offerta televisiva e ci riferiamo a quello della ricerca dell’ “Anima Gemella”.
 
Ci riferiamo a programmi, spesso importati dall’estero o che in quei luoghi hanno fatto fortuna, ed ora presentati al pubblico italiano, magari rivisti o ristrutturati. Vogliamo parlare di serie televisive come “90 giorni per innamorarsi”  i cui cuori solitari, prevalentemente degli Stati Uniti, cercano di trovare un partner in altri paesi, sia africani, che latini o asiatici. Oppure come “Primo appuntamento”, una fortunata trasmissione che vede due persone incontrarsi in un ristorante “al buio”, ovvero senza conoscersi, con l’aiuto di esperti che selezionano caratteri o età affini per poter tentare un incontro che poi si trasformi in un qualcosa di ben più duraturo. Od anche come “Matrimonio a prima vista” nel quale tre esperti psicologi propongono a due persone addirittura di sposarsi senza mai essersi visti. La produzione offre loro una assistenza di professionisti esperti in problemi di coppia che tentano ben 4 matrimoni tra persone che si vedono per la prima volta dinanzi all’ufficiale di stato civile che li sposa. La trasmissione prosegue facendo vedere la “luna di miele” e poi gli sviluppi del rapporto andando a vivere assieme, se si superano tutte le difficoltà che è facile immaginare tra due sconosciuti che debbono dividere una improbabile vita matrimoniale. Passando poi a “Un contadino cerca moglie”. Qui le candidate a sposarsi un giovane o maturo agricoltore o allevatore si ritrovano catapultate nella vita agreste e campestre nel tentativo di poter entrare nelle grazie dell’uomo che poi ne scarterà ben 3 per scegliere tra le due rimaste. Le due donne potranno, ovviamente, anche rifiutare facendo così terminare queste difficili ma anche divertenti esperienze in ambienti ben lontani dalla città o dalle comodità.
 
Vi sono poi altre tre serie televisive come “Il collegio”, “La caserma” e “Ti sbatto in convento” dove ragazzi e ragazze, uomini e donne, vengono proiettati a ritroso nel tempo in un “Convitto Nazionale”ad affrontare regole e discipline nuove, in una caserma di reclute o addirittura in un convento di suore.
 
Insomma ce ne sono per tutti i gusti. Ma quello che sorge spontaneo pensare nel vedere queste peripezie e virtuosismi degli aspiranti candidati a conquistare un affetto o una affermazione personale in ambito scolastico o militare o religioso non è forse il vero intento di chi partecipa e sembra aspirare. Infatti in molti casi, il filo conduttore dei partecipanti è la ricerca del protagonismo, ovvero l’ambizione di proporsi con ogni mezzo e ad ogni costo all’attenzione generale. Poter dire ad amici, parenti, conoscenti…. “Io sarò in quel tale programma” per catalizzare l’attenzione degli altri, ma soprattutto degli spettatori a casa, riuscire ad apparire, magari anche diverso dal vero essere se stessi, per meglio stupire, per  strabiliare, sconvolgere gli schemi…. Magari anche per diventare attore in qualche altra serie televisiva o addirittura al cinema. Insomma uno scopo ben diverso magari da quello che si sono prefissi gli autori di questi simpatici programmi, che hanno trovato un successo di ascolti non indifferente, con grande felicità di chi vende la pubblicità nelle sempre più lunghe pause per i “Consigli dalla regia”.
 
E pensare che tutto iniziò con la madre di tutte queste trasmissioni dirompenti, ovvero dal “Grande Fratello”.
 
Di solito gli accoppiamenti previsti dai loro psicologi non trovano successo tra le coppie programmate, ma il successo è di pubblico, con i relativi spazi pubblicitari che aumentano fino a dieci minuti ad ogni intervallo. Penso (suffragato da quello che ho visto e sentito) che vi partecipano persone il cui obiettivo non è quello di trovare “compagnia”, bensì quello della visibilità.
 
 
 
 

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