
Il Segretario di Azione Fiumicino denuncia salari troppo bassi e chiede più responsabilità sociale e riforme politiche a tutela della dignità del lavoro
“987 euro: una cifra che continua a risuonare come un simbolo di ingiustizia”. Inizia così il comunicato di Gianmarco Irienti, Segretario di Azione Fiumicino, che interviene sul tema della riforma del lavoro e delle retribuzioni, ponendo l’attenzione su una realtà che riguarda in particolare il Centro-Sud Italia.
“È la paga base che troppo spesso viene fissata da chi stipula contratti senza tenere conto della dimensione umana, dell’empatia e della dignità delle persone – sottolinea Irienti – Una cifra accettata non perché giusta, ma perché, in un’economia fragile come quella del Centro-Sud Italia, spesso non esistono vere alternative e non c’è alcuna possibilità di contrattare”.
Un invito, quindi, a fermarsi e riflettere: “Già nel 2023, 987 euro erano davvero una somma dignitosa per vivere?”.
Il segretario richiama anche le aspettative delle famiglie: “Credo che tutti noi, genitori, nonni e cittadini, speriamo che i nostri figli e nipoti, attraverso lo studio, la laurea e la formazione, possano costruirsi una vita serena, soddisfacente e felice. Purtroppo, però, dal 2008 in poi questa speranza si è andata affievolendo sempre di più”.
Secondo Irienti, se da un lato la crisi economica ha inciso profondamente, dall’altro emerge anche una responsabilità della classe dirigente e imprenditoriale: “Troppo spesso il problema sta anche in una classe dirigente e imprenditoriale priva di umanità, sensibilità e compassione”.
Un passaggio che si sofferma anche sul tema delle disuguaglianze: “Non c’è nulla di male nell’ereditare un’azienda, né nell’avere avuto la fortuna di partire da una posizione privilegiata. Ma proprio quella fortuna dovrebbe tradursi anche in responsabilità sociale”.
Da qui la critica a un sistema che, secondo Irienti, amplifica le distanze: “Non è accettabile che ci si assegni stipendi da 3.000 euro o più, mentre a chi lavora ogni giorno vengono lasciate briciole”.
E ancora: “Forse, invece di comprare la quarta Porsche o la terza villa, si potrebbe compiere un gesto di umanità concreta: garantire stipendi più alti, più giusti, che consentano a operai e impiegati di vivere con maggiore tranquillità, soprattutto quando hanno una famiglia da crescere e dei figli da educare”.
Un ragionamento che guarda anche al futuro sociale del Paese: “Perché è anche così che si forma una nuova classe di italiani: in un ambiente più sereno, più stabile, più giusto”.
Infine, l’appello di Irienti alla politica: “È vero, chi ha avuto una vita facile non sempre sviluppa sensibilità verso le difficoltà altrui. Ma oltre alle considerazioni morali e filosofiche, qui deve intervenire la politica, con riforme giuste e coraggiose, capaci di premiare chi valorizza davvero il lavoro umano, anche su base volontaria, ma con conseguenze concrete nei bandi, nelle gare pubbliche e nei rapporti con lo Stato”.






