
La lettera di un cittadino che denuncia il linguaggio di alcuni consiglieri d’opposizione e avverte: così cresce la distanza tra politica ed elettori
Egregio Direttore, sono un cittadino nato e cresciuto a Fiumicino e da diversi anni, seguo con attenzione quanto accade nel nostro Comune, compreso ciò che afferisce alla politica locale, soprattutto attraverso le testate giornalistiche locali, compresa ovviamente quella da lei diretta, perché in un mondo per il quale diventa sempre più distante la consuetudine ai rapporti interpersonali diretti, fatti di ascolto, di condivisione, di confronto, ognuno di noi con un semplice smartphone o con altri tipi di strumenti affini, può da casa o ovunque si trovi, informarsi, documentarsi ed eventualmente farsi delle opinioni o assumere posizioni su fatti, accadimenti, argomenti, temi, ecc… , andando così a colmare quelle distanze.
A tal proposito, l’avvento dei social, ha di fatto creato una pubblica piazza aperta a tutti, salvo laddove si configurino delle limitazioni, in cui ognuno può esprimere pareri, considerazioni, giudizi, anche critiche, sia nei confronti di una notizia, di un articolo giornalistico, di un comunicato stampa di parte politica, piuttosto che di un post, ma altrettanto può farlo nei confronti di chi interagisce in questa “piazza virtuale”.
Di certo, non sono io a scoprire che la degenerazione e il clima dai toni esasperati sui social, purtoppo è fattore conclamato, nei quali si dà libero sfogo alle proprie convinzioni in cui tutto viene ricondotto in fazioni, nelle quali riconoscersi e rivendicarle, anche al prezzo di insulti da dispensare e ovviamente ricevere. Posto che questo sia un quadro a carattere generale, non posso non evidenziare, come anche la “piazza virtuale” del nostro territorio, purtroppo non si esime dal farne parte, tanto che da un po’ di tempo, ogni piccola cosa succeda, accende le tifoserie ed è teatro di scontri anche accesi, che scadono spesso nella maleducazione, nelle offese e nel turpiloquio. Quello che sorprende però, è quando a lasciarsi andare a certi epiteti, sono esponenti politici e in particolare i rappresentanti dei cittadini eletti democraticamente in Consiglio.
Nello specifico, mi duole evidenziare, che in merito all’articolo uscito recentemente sulla sua testata, riguardante l’approvazione dell’ordine del giorno afferente alla sollecitazione a sostegno della richiesta di concessione del provvedimento di grazia, in favore del gioielliere Mario Roggero, per i fatti di cui tutti siamo a conoscenza e per i quali non è mia intenzione entrare nel merito, un consigliere di Opposizione, ha espresso un commento rispetto a questa iniziativa, di cui ne condivido direttamente quanto scritto di suo pugno, che risulta chiaramente offensivo verso la parte politica avversa, al punto di apostrofarne gli appartenenti, come “personaggi cloaca”, rincarando poi con un nobilissimo “liquami in cloaca”.
In effetti, non è il primo episodio di questo genere, che vede come protagonisti esponenti della Sinistra locale. Ricordo infatti durante una serata di piazza, in un momento di slancio emotivo, furono apostrofati con il termine “ratti”, gli appartenenti al centrodestra.
Del resto, non sono neanche mancate le offese personali, proprio in un una delle ultime sedute di Consiglio, nella quale durante un intervento in Aula di un esponente dell’Opposizione, ha dato del “cafone e ignorante” ad un consigliere di Maggioranza, che in quel momento, contestava i contenuti del suo intervento.
Questi due ultimi episodi, ovviamente non si giustificano, ma si possono comprendere, perché magari certe esternazioni infelici, sono dettate dall’emotività contingente, quello che non può essere tollerato, è invece il commento scritto, proprio perché a differenza di un’offesa verbale, si ha tutto il tempo a disposizione per valutarne o meno l’opportunità.
Chi ricopre ruoli istituzionali a qualsiasi livello, più di altri è tenuto a misurare le proprie affermazioni, nei modi e nei contenuti, proprio per evitare di innescare delle reazioni a catena da parte delle rispettive tifoserie, in virtù della responsabilità che essi hanno nei confronti dei loro concittadini. Il rispetto va giustamente preteso, ma va anche dato, proprio perché non è un qualcosa di unilaterale.
Se è vero che sono le azioni che ci qualificano, allora a farlo lo sono anche i nostri modi, come ci rivolgiamo e come ci rapportiamo con gli altri. Purtoppo riscontro un certo atteggiamento nell’attuale Sinistra, di arrogarsi il diritto di poter esprimere giudizi con toni e modi non consoni, come se possedesse chissà quale licenza concessa per “diritto di nascita” o chissà quale patentino ottenuto per meriti sul campo.
La stessa Sinistra, che paventa da un momento all’altro, il ritorno di certi regimi totalitari, denunciando pratiche quali la censura, i bavagli alla libertà di stampa e alla libertà di esprimere il proprio dissenso, è in realtà la stessa, che il dissenso non lo ammette, se questo è rivolto verso se stessa, anche se espresso in maniera civile. Altrettanto si è tacciati addirittura di essere fascista, se non si è in linea con certi pensieri prevalenti in taluni ambienti.
Come espresso poco sopra, sono le azioni a definirci, quindi non occorre avere la tessera di chissà quale partito di chiara ispirazione fascista semmai ancora in vita, oppure avere in casa, simboli e oggetti riconducibili a quel periodo, che una volta e per tutte, appartiene oramai e solo al passato, ma sono i nostri comportamenti a definirci in quanto tali e quindi se non si accetta un pensiero diverso dal proprio, se si censura il dissenso specie se questo evidenzia verità scomode, se la contestazione sfocia in violenza e devastazione verso persone e cose, a tutti gli effetti, queste condotte, sono di stampo fascista.
Le battaglie ideologiche e le “armi di distrazione” di massa, come le definisce qualcuno, si ripropongono puntualmente a seconda di chi in quel dato momento storico governa e sono presenti ora come nel recente passato, né più né meno, perché è e sempre sarà il gioco delle parti, ma in mezzo a tutto questo però, ci sono sempre i cittadini e i loro bisogni reali e contingenti.
Non vorrei essere banale, ma non posso esimermi dal far notare, che rispetto a certe questioni, sebbene affondino nella nostra memoria storica, come la mozione sull’intitolazione di uno spazio pubblico da dedicare all’onorevole Matteotti o riguardino questioni odierne, sicuramente complesse, come il caso del gioielliere della provincia di Torino, entrambe però per motivi diversi, distanti dai problemi del nostro territorio, a rimanere in piedi e pressoché irrisolti da chiunque abbia avuto l’onere di governare la nostra città, fermo restando i limiti dettati dalle relative competenze, sono sempre gli stessi: sanità, sicurezza, trasporti, viabilità, scuole. A questi magari aggiungo questioni più recenti, quali il disagio giovanile e la gestione delle politiche sociali, in particolare quelle riguardanti le disabilità.
Il mio pertanto vuole essere un appello rivolto a tutto l’arco politico che siede in Consiglio, affinché ci sia un atteggiamento più consono e più rispettoso in virtù del proprio ruolo, maggiore presenza sul territorio per poter raccogliere criticità e suggerimenti, maggiore partecipazione nella vita della comunità, maggiore coinvolgimento dei cittadini, meno propaganda e slogan e più fatti, meno retorica e più concretezza, altrimenti ciò che posso paventare, non è un’improbabile nuova ascesa del fascismo, il quale senza sorta di ambiguità, non può essere ristabilito in virtù della struttura democratica dello Stato italiano, in particolare grazie al rispetto dei Principi fondamentali e alla separazione dei Poteri, che insieme costituiscono dei presidi insormontabili, ma è un più attuale e probabile trionfo dell’astensionismo, che già alle elezioni amministrative del 2023, raccogliendo il 46,62%, è stato il “partito” che ha registrato il maggior numero di preferenze e che rischia di accrescere ancora di più le sue fila.
Lettera inviata da: Giulio C.
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