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Fiumicino, la viabilità è una piaga: grandi progetti, ma le strade restano al palo

L’assenza di una visione complessiva per il territorio senza infrastrutture adeguate, tutela dell’ambiente e maggiore attenzione ai cittadini

 

“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Un antico detto che sembra descrivere perfettamente il rapporto tra amministratori pubblici e problemi del territorio.

 

 

È difficile comprendere perché chi governa la cosa pubblica non riesca a prendere decisioni tempestive su questioni che i cittadini considerano fondamentali. Singoli cittadini, associazioni e comitati regolarmente costituiti dedicano tempo ed energie alla ricerca di soluzioni concrete. Elaborano proposte, raccolgono dati, preparano progetti e li illustrano ai rappresentanti politici durante incontri e convegni.

 

 

Le risposte sono quasi sempre rassicuranti: si promettono interventi rapidi, si garantisce attenzione, si annunciano iniziative. Poi, però, tutto sembra fermarsi. Possibile che in Italia ogni intervento debba trasformarsi in un percorso tanto lungo e faticoso?

 

 

L’aeroporto e la quarta pista

 

 

Prendiamo il caso dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Da anni si discute della realizzazione di una quarta pista, un progetto che continua a suscitare forti opposizioni. Una parte consistente della cittadinanza contesta quest’opera, portando argomentazioni e dati che, secondo i contrari, dovrebbero indurre le istituzioni ad accantonare definitivamente la proposta. Eppure, il soggetto proponente, che è anche gestore dell’aeroporto, torna periodicamente a sostenere la necessità della quarta pista, presentandola come un’opportunità strategica per lo sviluppo dello scalo e dell’intero territorio. Si prospettano benefici economici, nuove occasioni occupazionali e importanti ricadute sulla collettività. Ma mentre si discute di ulteriori ampliamenti, resta irrisolto un problema ben più immediato: la viabilità di accesso all’aeroporto. Lo scorso 22 settembre, un incidente sulla principale arteria stradale di collegamento con il Leonardo da Vinci ha provocato la paralisi del traffico, mostrando ancora una volta tutta la fragilità del sistema.

 

 

Gli amministratori comunali, regionali e nazionali, così come i rappresentanti politici eletti in questo territorio, dovrebbero sapere che il vero nodo di questo delicatissimo tratto di costa è proprio la mobilità. Non si tratta di un’emergenza nata in occasione dell’ennesimo incidente. È un problema strutturale, che affonda le radici nelle scelte compiute al momento della progettazione dell’aeroporto, senza prevedere un sistema di collegamenti sufficientemente articolato. Lo stesso vale per la strada che collega lo scalo a Ostia, penalizzata da una carreggiata inadeguata e dalle limitazioni dello storico Ponte della Scafa.

 

 

I nuovi porti e il problema dei collegamenti

 

 

L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha avviato i lavori per la realizzazione della nuova darsena pescherecci di Fiumicino. Finalmente! Basti pensare che quest’opera era già prevista nella pianificazione urbanistica degli anni Sessanta. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Il progetto di sviluppo portuale contempla anche ulteriori infrastrutture, tra cui strutture destinate al traffico crocieristico e alle navi Ro-Ro.

 

 

Ma resta una domanda fondamentale: come si integreranno queste opere con la città? Manca, almeno agli occhi dei cittadini, una visione complessiva e facilmente comprensibile dell’assetto futuro dell’area portuale e, soprattutto, dei collegamenti necessari a sostenerne le attività. Quali saranno le strade di accesso al nuovo porto commerciale? È previsto un collegamento ferroviario? Come verranno gestiti i flussi di traffico generati dalle nuove infrastrutture? Sono interrogativi ai quali bisognerebbe rispondere adesso, non quando le opere saranno completate.

 

 

Il porto crocieristico e il futuro di Isola Sacra

 

 

Un altro capitolo riguarda Isola Sacra, nella zona del Faro. Anni fa venne approvato il progetto del porto turistico denominato Porto della Concordia. I lavori iniziarono, ma furono successivamente interrotti a seguito di vicende giudiziarie legate all’iniziativa. Dopo un lungo periodo di abbandono, una nuova procedura di gara ha riacceso l’attenzione sull’area, con l’aggiudicazione alla società Caribbean. L’ipotesi oggi al centro del dibattito non è più soltanto quella di un porticciolo turistico, ma di una struttura destinata ad accogliere grandi navi da crociera. Una prospettiva che solleva numerosi interrogativi, a partire dall’impatto paesaggistico e ambientale. La presenza di enormi navi davanti alla costa modificherebbe profondamente la percezione di quel tratto di mare. Senza dimenticare le questioni relative alla profondità dei fondali e alla compatibilità dell’intervento con le caratteristiche del territorio.

 

 

Ma, ancora una volta, il problema principale è sempre lo stesso: come si raggiungerebbe questa eventuale megastruttura? Le strade attuali di Isola Sacra risultano già insufficienti a sostenere agevolmente il traffico locale. Come potrebbero sopportare anche il passaggio continuo di autobus e mezzi destinati al trasporto di migliaia di crocieristi? Prima di autorizzare o realizzare nuove grandi infrastrutture, non sarebbe opportuno assicurarsi che esistano collegamenti adeguati?

 

 

Chi deve pagare le nuove strade?

 

 

È una questione sulla quale sarebbe necessario aprire un confronto pubblico serio e approfondito. Chi deve sostenere i costi delle opere viarie indispensabili al funzionamento di una struttura realizzata da un soggetto privato? È giusto che un imprenditore investa in un territorio prevedendo di ricavarne un profitto, mentre l’amministrazione pubblica debba farsi carico, con i soldi dei contribuenti, delle infrastrutture necessarie a rendere redditizio quell’investimento? I cittadini sono già gravati da una pressione fiscale elevata e da difficoltà economiche sempre più diffuse. Non si può chiedere loro di sostenere indiscriminatamente anche i costi delle opere funzionali agli investimenti privati. Su questo punto servono risposte chiare, regole precise e una valutazione trasparente degli oneri che devono ricadere sui soggetti proponenti e di quelli che possono essere giustificati dall’interesse pubblico.

 

 

Il Ponte dei Congressi: un’attesa lunga decenni

 

 

Un capitolo a parte merita la questione dei ponti. Da molti anni è evidente che il Ponte della Magliana non riesce a smaltire adeguatamente il traffico proveniente dalle diverse arterie che vi confluiscono. Un autentico collo di bottiglia, responsabile di rallentamenti e disagi quotidiani. Proprio per alleggerire questa situazione venne avanzata, molti anni fa, la proposta di realizzare un nuovo attraversamento del Tevere: il Ponte dei Congressi, destinato a collegare l’autostrada Roma-Fiumicino con il quartiere Eur. Dopo una lunghissima attesa, nel 2025 è stata annunciata una svolta verso la realizzazione dell’opera, con un costo stimato intorno ai 300 milioni di euro e un orizzonte temporale indicato nel 2031. Il progetto appare interessante anche sotto il profilo architettonico e paesaggistico, grazie alla prevista riqualificazione dell’area circostante e delle sponde del Tevere. L’auspicio è che questa volta gli annunci si traducano davvero in cantieri e risultati concreti, senza dover attendere un altro Giubileo.

 

 

Il nuovo Ponte della Scafa e quello di Dragona

 

 

Ancora più emblematica è la vicenda del nuovo Ponte della Scafa. Il progetto, insieme alla relativa viabilità di collegamento, era stato inserito già nel 2002 in un protocollo d’intesa tra il Comune di Roma e la Regione Lazio, nell’ambito degli interventi destinati al potenziamento delle infrastrutture. Soltanto nell’ottobre 2024, ben ventidue anni dopo, si è arrivati alla conclusione positiva della Conferenza dei Servizi. Secondo quanto comunicato, Risorse per Roma, società partecipata da Roma Capitale, si è occupata delle successive fasi progettuali. Tempi difficili da comprendere per un’infrastruttura considerata necessaria da così tanto tempo. Restano inoltre dubbi sull’effettiva capacità del nuovo ponte di risolvere i problemi del traffico e sulle conseguenze che l’opera potrebbe avere per il vicino patrimonio archeologico di Ostia Antica.

 

 

Nel frattempo, il Campidoglio e il X Municipio sono tornati a discutere del Ponte di Dragona, un collegamento di cui si parla da circa quarant’anni. A mio avviso, è proprio quest’ultima l’opera sulla quale bisognerebbe puntare con maggiore decisione. E che fine ha fatto l’ipotesi di un ponte nell’area di Acilia, capace di migliorare i collegamenti verso la Nuova Fiera di Roma e Ponte Galeria?

 

 

Si continua a ragionare per interventi isolati: un ponte qui, una strada là, una nuova opera altrove. Soluzioni parziali, attese interminabili, costi elevati e disagi che si accumulano. Quello che è mancato, e continua a mancare, è una visione organica dello sviluppo del quadrante occidentale di Roma e del territorio di Fiumicino. Una programmazione capace di mettere in relazione mobilità, infrastrutture, attività economiche, qualità della vita e tutela ambientale.

 

 

Un territorio fragile, con un patrimonio da proteggere

 

 

Non bisogna dimenticare che tutte queste opere, progettate o annunciate, insistono su un territorio estremamente delicato, anche dal punto di vista storico e archeologico. Sotto questo lembo di terra si trova un patrimonio di valore universale, in parte ancora da esplorare e valorizzare. Pensiamo ai porti imperiali di Claudio e Traiano, alle Terme di Matidia, alle necropoli, alla Via Severiana e alla straordinaria città di Ostia Antica.

 

 

Un insieme di testimonianze che rappresenta non soltanto la memoria del nostro passato, ma anche una straordinaria opportunità culturale, turistica ed economica per il futuro. È davvero ragionevole continuare a esercitare una pressione così intensa su questo territorio senza un disegno generale che ne consideri limiti, fragilità e potenzialità? Non si tratta di essere contrari a ogni nuova opera o a qualsiasi investimento. Si tratta di stabilire delle priorità, di programmare con lungimiranza e di mettere al centro l’interesse della collettività.

 

 

Fiumicino e il suo territorio non hanno bisogno soltanto di nuovi grandi progetti. Hanno bisogno, prima di tutto, di infrastrutture adeguate, di scelte coerenti e di una visione complessiva del futuro. Perché il progresso non può essere misurato esclusivamente attraverso il numero delle opere realizzate o il volume degli investimenti. Deve essere valutato anche, e soprattutto, in base alla qualità della vita che riesce a garantire ai cittadini e al rispetto dell’ambiente in cui vivono.

 

 

In definitiva, occorre tornare a un principio semplice, ma troppo spesso dimenticato: il territorio deve essere pensato e tutelato per le persone, non soltanto per il profitto.

 

 

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