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TMB e raccolta differenziata, un vero affare

I cittadini pagano e i big della mondezza se la ridono sotto i baffi


Nel linguaggio della mondezza TMB è l’acronimo di: Trattamento Meccanico Biologico. Ovvero, il cittadino che già fa o presto dovrà fare la raccolta differenziata, per prima cosa deve togliere la frazione umida e possibilmente smaltirla nel proprio giardino (chi ce l’ha), acquistando o realizzando in proprio un’apposita compostiera, con la quale produrre concime per il proprio giardino. A fronte di quest’impegno il comune fa uno sconto del 20% sulla bolletta Tarsu.
In questo modo, “l’umido” non andrà più ad imbrattare il resto dei rifiuti domestici riciclabili. Per cui dopo aver tolto l’umido, fatto la raccolta differenziata e consegnato nei giorni prestabiliti: carta, plastica, vetro, alluminio ecc, già distinti per qualità, belli, puliti e asciutti alla ditta che fa la raccolta e a sua volta li regala allo stabilimento del TMB, il cittadino deve anche pagare circa 25 cent. al kg. Il gestore della discarica a sua volta li riseleziona e li vende ai vari stabilimenti di riciclaggio, trattenendo per se il danaro ricavato. Questo è proprio un bell’affare. Per il gestore della discarica. Ma così il cittadino che ha differenziato viene gabbato. Invece sarebbe sufficiente che dopo aver tolto la frazione umida e fatta la raccolta differenziata, il cittadino singolo, oppure un condominio, un ristorante o un’attività commerciale che dispongono di un giardino o di un cortile, anziché pagare 25 cent. per regalare i rifiuti riciclabili al gestore della discarica, si munisse di un piccolo compattatore domestico, con il quale compattare grossolanamente e stoccare in proprio il materiale “differenziato” una volta raggiunta la massa critica, può inviarlo egli stesso allo stabilimento di riciclaggio attraverso un solo intermediario che abbia un deposito vicino a casa sua: l’isola ecologica comunale, nella quale il cittadino ha già conferito sfalci, ramaglie o ingombranti. In questo caso sarebbe il comune ad inviare il materiale riciclabile allo stabilimento di riciclaggio e incassare il corrispettivo. Il cittadino eviterebbe anche il fastidio di mettere fuori la porta i vari materiali tutte le settimane nei giorni e l’ora stabiliti.
In cambio il cittadino virtuoso dovrebbe ricevere un buono proporzionato alla quantità e alla qualità del materiale conferito. Buono da far valere come sconto sulla bolletta della TARSU.
A fine anno, anche una piccola famiglia di due persone si accorgerà di aver conferito all’isola ecologica almeno 300 kg di rifiuti riciclabili normali, più una decina di kg di metallo: lattine di alluminio, barattoli di conserve, una vecchia padella di alluminio, un ferro da stiro, una pentola di acciaio inossidabile, un rubinetto o una maniglia di ottone, oltre a qualche oggetto di rame. Tutti metalli contenuti anche nel vecchio frigorifero, nella lavatrice, nella caldaia i riscaldamento ecc.. Metalli che non sono semplici pezzi di ferro vecchio, ma hanno un loro valore commerciale: in media circa 2,50 euro al kg. Di conseguenza il cittadino virtuoso che fa anche il compostaggio, a fine anno dovrebbe avere come minimo uno sconto di 150 euro l’anno sulla bolletta Tarsu. Mentre i ristoranti e le attività commerciali potrebbero risparmiare anche oltre 1.000 euro.
Se nei luoghi di villeggiatura o nei quartieri dormitorio, l’isola ecologica fosse aperta anche il sabato e la domenica mattina, quando villeggianti e pendolari possono potare la siepe, falciare il prato o ripulire la cantina, sparirebbero le discariche abusive e il cittadino virtuoso vedrebbe premiato il suo impegno. Senza contare che un maggior utilizzo di camion per portare tutto all’impianto di TMB equivale a un maggior consumo di carburante e un maggior inquinamento atmosferico. Perciò in discarica dovrebbero finire solo i rifiuti indifferenziati non riciclabili e quelli di coloro che non possono o non vogliono adottare la filiera corta. Di compattatori domestici in commercio ne esistono già una dozzina di modelli, ed altri ne possono essere realizzati anche artigianalmente con poche diecina di euro. Spetta alla pubblica amministrazione incoraggiarne l’uso. Ma credo che sarà dura. Gli affari sono affari. Tanto il popolo bue mugugna un po, ma alla fine paga. E i big della mondezza se la ridono sotto i baffi”.

Nicola De Matteo (Direttivo Lista Civica Perna)

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