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Concluso il fermo pesca biologico, la flotta peschereccia di Fiumicino torna in mare

I lupi di mare contro le decisioni dell’Unione europea. Del Prete: “Torniamo a lavorare per 4 giorni alla settimana e ci sentiamo ricattati dall’Europa”

 

di Umberto Serenelli

 

Torna il pescato fresco del mar Tirreno sulle tavole. Si è infatti concluso il fermo biologico del tratto di Mediterraneo occidentale che bagna le coste della Penisola. Da oggi 23 pescherecci di Fiumicino, appartenenti al Compartimento marittimo di Roma, sono tornati a catturare a gettare le reti a strascico.

 

 

Sui mercati del litorale e soprattutto della Capitale ci sarà una grossa abbondanza di pescato e a prezzi molto contenuti – precisa Gennaro Del Prete, presidente della coop Pesca romana di Fiumicino – Questo trend durerà fino alla metà del mese di dicembre quando i listini torneranno a lievitare per le festività di Natale e della fine dell’anno”.

 

 

I lupi di mare stimano di portare a terra circa 180 quintali del classico prodotto del mar Tirreno. Questo per effetto di uno significativo ripopolamento favorito dallo stop allo strascico sui fondali di due mesi.

 

C’è comunque chi alimenta la polemica con la “piccola pesca” e ha comunque continuato a gettare le reti perché il fermo riguarda solo la flotta peschereccia: su questa decisione la categoria si è spaccata. Monta, invece, la diatriba sull’atteggiamento dell’Ue contestato dalla categoria già vicina allo scontro, rientrato in extremis, dopo il paventato blocco in porto delle flotte anche per il mese di dicembre.

 

 

“Torniamo a lavorare per 4 giorni alla settimana e ci sentiamo ricattati dall’Europa in quanto pretendeva l’extra-stop per dicembre – sottolinea Del Prete, questa volta in qualità di consigliere nazionale della Federpesca – Ritengo che il peggio deve ancora venire in quanto Bruxelles ha preannunciato che intende tutelare lo sforzo di pesca del ‘Med west’ con il taglio delle giornate di lavoro fino al 64%”.

 

Se dovesse passare questa ipotesi le flotte sarebbero costrette a pescare solo 2 giorni alla settimana e i costi del pesce schizzerebbero alle stelle.

 

 

“Contestiamo questo progetto e accettiamo di lavorare 4 volte alla settimana con il recupero delle giornate di maltempo – prosegue – In caso contrario la categoria non accoglierà ulteriori misure negative aggiuntive. Ribadiamo che vogliamo lavorare e non essere pagati per non farlo. Per tale motivo ci stiamo preparando a azioni dimostrative che coinvolgeranno le flotte dei porti bagnati dal Tirreno con in testa Anzio, Fiumicino e Civitavecchia”.

 

L’ulteriore taglio alle giornate di pesca provocherà anche un grosso danno all’indotto e quindi all’economia della Penisola già in difficoltà.

 

 

“A livello italiano si stima che per il consumo nazionale la categoria immette sul mercato meno del 30% di prodotto – conclude Del Prete – il resto è pescato di importazione o proviene da allevamenti. Con l’idea che sta maturando l’Ue, questa percentuale riceverà un duro colpo ecco perché siamo sul piede di guerra e necessita una soluzione che non penalizzi ulteriormente i pescatori“.

 

 

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