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Alitalia, The Day After. Ed ora?

I lavoratori chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno detto, con il 67%, un netto NO


di Dario Nottola
 

I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno detto, con il 67%, un netto NO al preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia. Una vittoria che già da metà pomeriggio sembrava nell’aria, con una schiacciante preponderanza di contrari fra il personale navigante. A far capire la tensione e la preoccupazione che ha aleggiato per tutta la giornata sul voto, a urne chiuse è arrivata anche la notizia di un vertice a palazzo Chigi, dove il premier Paolo Gentiloni ha incontrato i ministri dei Trasporti Graziano Delrio, dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e del Lavoro Giuliano Poletti, per fare il punto su una situazione sempre più delicata. I primi segnali sull’andamento delle votazioni sono arrivati dai seggi milanesi di Malpensa e Linate dove, rispettivamente, si contavano 278 NO e 39 SI’ e 698 NO e 153 SI’. Da Fiumicino intanto arrivavano i primi numeri della prima delle 5 urne: 1.900 NO, 190 SI’. Ma l’incertezza restava grande, poichè la maggioranza dei votanti era costituita da personale di volo, notoriamente contrario al preaccordo. Poi in serata, l’annuncio, anche se non ufficiale, del superamento del 50% dei votanti da parte del NO. Il risultato del referendum ora apre uno scenario complesso. Oggi si dovrebbe riunire il Consiglio di amministrazione di Alitalia, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto ‘le chiavi’ dell’azienda al governo. Una volta formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederà con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Con molta probabilità vi sarà quindi la corsa dei fornitori a esigere i pagamenti, mentre il nuovo commissario dovrà in tempi relativamente brevi, elaborare un piano industriale da sottoporre a governo e creditori. L’ipotesi di trovare un acquirente (in caso di cessione unitaria, l’eventuale compratore dovrebbe impegnarsi a tenere tutti i 12.500 lavoratori per due anni) oppure quella di nuovi finanziatori, a fronte di un piano industriale rimodulato che assicuri riequilibrio finanziario e continuità d’impresa (che comporterebbe però altri forti costi) vengono entrambe considerate altamente improbabili. In questo scenario, al commissario non resterebbe che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierà la procedura liquidatoria, con due anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione ‘spezzatino’ degli asset della compagnia. I costi della liquidazione di Alitalia ammonterebbero secondo alcuni calcoli, a un miliardo.
 
E dopo che la maggioranza dei lavoratori Alitalia ha detto “no” al preaccordo per il salvataggio, oggi l’Usb-Unione Sindacale di Base chiama in causa la politica: “Si riaprano subito i negoziati; l’alternativa al commissariamento è la nazionalizzazione, ora si esprima anche la politica”. “I lavoratori dopo 20 anni di sacrifici dicono no al governo, all’azienda e a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav – afferma Usb in una nota – Un dato eccezionale sotto tutti i punti di vista. La bocciatura della pre-intesa conferma appieno la nostra linea politica e, pertanto, ribadiamo al Governo la nostra ferma richiesta di continuare i negoziati che, per quanto ci riguarda e a ragione, non avevano raggiunto un esito soddisfacente. Adesso si rispetti la volontà dei lavoratori. Per questo lanciamo un appello a tutte le forze politiche e sociali di questo Paese affinché si percorrano tutte le ipotesi, senza escludere l’intervento diretto dello stato e la nazionalizzazione prevista dalla Costituzione italiana (art. 43). Alcune istituzioni locali, come la Regione Lazio e il Comune di Fiumicino, si sono già espresse sulla necessità di nuove ipotesi finalizzate al vero rilancio della Compagnia ed a ridare un futuro all’intero settore”.
 
 
 

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