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“Volti e del territorio”: protagonista il giovane maestro Emanuele Fioretti

Il musicista racconta il suo percorso artistico, il concerto a Villa Guglielmi e i progetti per il futuro.

 

di Fernanda De Nitto

 

 

Prende il via oggi una nuova rubrica dedicata ai “Volti del Territorio”, una pagina del giornale che racconterà di tutte quelle persone che localmente si distinguono, ad esempio, nel campo della musica, della cultura, dello sport, dell’arte, dell’imprenditoria, del lavoro e del sociale. Un’occasione per raccontare dei risultati raggiunti da chi, spesso silenziosamente, si rende protagonista nel suo settore, rimanendo però poco conosciuto alla città. È questo il caso del giovane maestro Emanuele Fioretti che andremo a incontrare in questa nostra prima intervista della rubrica.

 

 

Emanuele, come e quando è nata in te la passione per la musica?

Il mio amore per la musica nasce alle scuole medie, quando nei laboratori pomeridiani di recitazione e artistici ho avuto la fortuna di avere come insegnante la professoressa Francesca Faccenda, una pianista che, al posto dei classici strumenti musicali didattici, come il flauto aulos o la diamonica, ci faceva suonare con le tastiere. La stessa si rese immediatamente conto che ero portato per il piano, sollecitando insistentemente la mia famiglia affinché approfondissi gli studi musicali. Da lì in poi iniziai a frequentare la scuola di musica di Fregene “La Pantera Rosa” ed è partita la mia carriera.

 

 

Come sono proseguiti i tuoi studi musicali?

All’età di dodici anni mi sono esibito in un concerto standard jazz e successivamente ho frequentato gli studi presso il Saint Louis College of Music di Roma, nel reparto jazzistico. A seguire sono andato al Conservatorio di Siena dove mi sono laureato, mentre ora sto seguendo un master presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Durante il mio percorso formativo ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei più grandi artisti del panorama jazzistico internazionale, tra cui Aaron Parks o Will Wilson. Il modo di intendere la musica di questi professionisti esteri mi ha aiutato ad avere un punto di vista diverso e diversificato rispetto al componimento e all’interpretazione.

 

 

Quanto sei legato a Fiumicino?

La mia famiglia è di origini campane ma già da piccolissimo sono andato a vivere a Fregene dove ho studiato ed iniziato ad apprendere i miei primi rudimenti musicali. Tutt’oggi vivo a Fiumicino che considero veramente la mia città.

 

 

Come è nata l’idea del concerto all’aperto a Villa Guglielmi?

L’idea concretamente è venuta ad Antonio Baraldo e Morena Feruzzi del Teatro Traiano Scuola d’Arte, Arte Matica e Thru Ballet, con i quali da ormai quattro anni condivido un rapporto professionale e, soprattutto, una importante amicizia. La loro fiducia nei miei riguardi è inestimabile, visto che mi coinvolgono in tutte le iniziative. Nel caso di Villa Guglielmi mi hanno semplicemente posto la domanda se desideravo suonare con il pianoforte dei miei sogni ed ovviamente non ho potuto dire di no. È stato un vero successo di pubblico per un repertorio che ho voluto estendere alla musica popolare, con un’attenzione sempre speciale per il blues, riservando ai partecipanti dei momenti di coinvolgimento tra giochi, battiti di mano e canti.

 

 

Quali sono stati, nella tua carriera musicale, i momenti che reputi indimenticabili?

Sono stati tanti, ma mi piace ricordare in particolare la collaborazione, in un percorso biennale di concerti, con Fiorella Mannoia assieme alla “Piccola orchestra Canto d’Inizio” di Edoardo Morello e la successiva collaborazione con Warner Music Italy, l’etichetta discografica che mi ha sostenuto in qualità di compositore ed esecutore. Poi le collaborazioni con tanti artisti internazionali, tra cui Donny McCaslin, sassofonista dell’ultimo disco di David Bowie. Quest’ultima è stata un’esperienza che mi ha particolarmente emozionato e da lì ho iniziato a scrivere musica, alla ricerca di originalità e spettacolarità.

 

 

E come compositore quali sono stati i tuoi maggiori successi?

Recentemente con il gruppo “Mimì e Totò Ensemble” ho inciso l’album nominato “Fra note lunghe e fantasia”, che è una dedica a Francesco Maresca, un mio caro amico sassofonista venuto recentemente a mancare. Il mondo della composizione è particolarmente legato all’esperienza, ed ogni evento cambia profondamente il modo di scrivere e di interpretare la musica, con brani sempre diversi.

 

 

Quali i progetti futuri, a breve e lungo termine?

Momentaneamente sto incidendo un nuovo album, di cui ancora non posso svelare molto, ma tratterà una musica originale ed accessibile per tutti. Rispetto poi all’organizzazione di concerti non ho per adesso eventi in programma ma tutte le mie attività possono essere visibili dalla pagina Instagram “mannyflowerhills”. Nel frattempo mi dedico all’insegnamento della musica, ad adulti e bambini, i quali sono il mio più grande orgoglio perché nel tempo li vedo crescere e maturare professionalmente, acquisendo sicurezza e competenza, un po’ come successe a me da bambino.

 

 

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