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“Facciamo pace? La voce dei bambini sulla guerra”

Nella sede comunale di Fiumicino la mostra promossa dal Comune di Fiumicino e dalla Comunità di S. Egidio


di Alessandra Zauli
 
L’aula Consiliare del Comune di Fiumicino è stata ieri sera luogo di presentazione della mostra “Facciamo pace? La voce dei bambini sulla guerra” promossa dal Comune di Fiumicino e dalla Comunità di S. Egidio presso la sede comunale.
 
Presenti il Sindaco Mario Baccini ed il Presidente del Consiglio Comunale Roberto Severini che hanno accolto e salutato tutti i partecipanti in modo caloroso.
 
“Si deve parlare di pace – spiega Roberto Severini – ma per parlare di pace, purtroppo, bisogna parlare anche di guerra”. Questa frase funge da incipit per l’intera conferenza.
 
Presenti Letizia Fissi, Dirigente scolastico I.C. Cristoforo Colombo, Stella Cervogni della Comunità di S. Egidio, Adriano Roccucci Professore di Storia Contemporanea dell’Università Roma Tre, moderatore d’eccellenza il Prof. Roberto Tasciotti Delegato alle politiche Scolastiche del Comune di Fiumicino.
 
I loro contributi si seguono e narrano di guerre ormai purtroppo a noi vicine, di guerre lontane, di guerre dimenticate, di come i bambini percepiscano tutto ciò che li circonda in modo pulito ma consapevole, ma lo scopo di questa mostra non è solo parlare di guerra ma parlarne nella speranza di costruire la pace. Come lo si può fare senza cadere nella retorica o nel qualunquismo?
 
La pace, è un dato di fatto, rimane un’utopia, della quale si parla ma purtroppo si parla solo e pochi davvero compiono passi reali affinché venga raggiunta. La pace è un lavoro, un traguardo che andrebbe costruito con il tempo, lavoro e fatica ma soprattutto con tolleranza da parte di tutte le parti coinvolte.
 
Ma, cosa possiamo fare noi per “la pace nel mondo”, come reciterebbero le aspiranti Miss dei film, nulla, ma ogni gesto di solidarietà che compiamo nei confronti del nostro prossimo costituisce un enorme gesto di pace. La tolleranza verso l’automobilista che commette una prepotenza, o la mancata prepotenza stessa non compiuta da parte nostra, piuttosto che il convivere con i propri vicini di casa, senza trasformare tutto in un litigio, il confronto tra genitori, insegnanti, ed alunni affrontato senza che tutto diventi persecuzione da parte di uno dei soggetti coinvolti verso l’altro, l’assumersi la responsabilità dei propri gesti e delle proprie azioni nella consapevolezza che “ogni azione provoca una reazione”, nella convinzione che nulla su questa terra ci sia dovuto, nella certezza che siamo solo temporanei ospiti di questo pianeta, forse tutto questo indubbiamente non porterebbe la pace nel mondo ma renderebbe la nostra esistenza migliore, renderebbe ciascuno di noi migliore. Il considerare furbo chi commette reati se impunito, migliore colui che specula a danno dei più deboli, solo perché ha denaro, il considerare il denaro come valore assoluto, sostituendolo al valore della cultura, della conoscenza, del rispetto nei confronti degli altri esseri umani, degli animali, della natura, dell’ambiente, consentirebbe di rendere questo mondo migliore almeno un pò.

Nessuno di noi può disarmare le braccia dei soldati dei paesi che le impugnano perché ritengono che la guerra sia uno strumento educativo nei confronti degli altri, ma ognuno di noi può creare una rete di solidarietà, di tolleranza, di accettazione e di accoglienza, ovvero insieme possiamo rendere il terreno della guerra sterile, affinché chi la voglia perseguire non trovi terreno fertile attorno a sé. L’odio, infatti, che poi porta a pensare alla guerra come ad una soluzione, l’unica perpetrabile, si nutre e cresce anche attraverso un insulto a qualcuno solo perché pensiamo non sia bello, non abbia la nostra stessa opinione, non abbia la pelle del nostro colore, no professi la nostra stessa religione, ecc.
 
Questa mostra sulla pace vista con gli occhi dei bambini che, spesso non sono ancora stati pregiudicati nelle loro opinioni dagli adulti che li circondano, può essere di esempio ma le parole di pace troppo spesso sono solo parole al vento ed allora i racconti di come madri perdano i figli che potrebbero essere i nostri, di come vedano distruggere la propria casa, la propria realtà, che potrebbero essere le nostre, ci colpiscono giusto il tempo necessario per mettere una faccina triste ad una storia di Instagram o ad un post di Facebook, un attimo prima di tornare ad insultare qualcuno solo perché magari un pò più lento nel partire quando il semaforo diventa verde. Se interrogassimo chiunque direbbe che vuole la pace ma quanto si sia disposti ad impegnarsi nella propria vita per perseguirla questa è un’altra domanda.
 
Ed allora ben vengano mostre come quella a Fiumicino perché, nonostante tutto ciò, bisogna comunque continuare a mostrare l’opinione ed il punto di vista dei bambini. Guardare il mondo dalla loro prospettiva ci consentirebbe di ricordare che possiamo essere tutti migliori di così come siamo.
 
 
 
 
 
 
 
 

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