
Il giovane, affetto da acidemia propionica e da una grave cardiomiopatia, è stato operato nella sede di Palidoro del Bambino Gesù. Diciotto ore di preparazione e una squadra di sei specialità hanno permesso di eseguire l’intervento senza complicanze
Perdere definitivamente la vista da un occhio oppure affrontare un intervento chirurgico ad altissimo rischio anestesiologico. Era questa la difficile alternativa davanti alla quale si è trovato un ragazzo di 20 anni, affetto da acidemia propionica, una rara malattia metabolica, e da una grave cardiomiopatia dilatativa. Il giovane era già stato sottoposto negli anni scorsi a un trapianto di fegato.
Per salvargli l’occhio, nella sede di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, un’équipe multidisciplinare ha eseguito con successo un trapianto di cornea, al termine di una complessa preparazione clinica e anestesiologica.
L’operazione si è resa necessaria a causa di un’ulcera perforata della cornea. Senza un trattamento tempestivo, la lesione avrebbe provocato la perdita irreversibile dell’occhio, oltre a esporre il paziente al rischio di una grave infezione diffusa.
“Rimandare ulteriormente la procedura avrebbe significato intervenire in emergenza, un’eventualità molto critica per un paziente con una funzione cardiaca così compromessa”, ha spiegato l’ospedale.
Una task force di sei specialità
Per rendere possibile l’intervento è stata costituita una task force composta da anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche. I professionisti delle sei specialità hanno lavorato insieme per definire un percorso personalizzato e pianificare ogni fase della gestione clinica e chirurgica, con l’obiettivo di ridurre al minimo i rischi.
Il lavoro decisivo è cominciato molto prima dell’ingresso in sala operatoria. Per circa 18 ore gli specialisti hanno studiato ogni dettaglio, preparando il paziente e valutando i diversi scenari che avrebbero potuto presentarsi durante l’operazione.
La principale difficoltà consisteva nel conciliare due esigenze opposte. Nei pazienti affetti da acidemia propionica, infatti, il digiuno preoperatorio può provocare un grave scompenso metabolico. Allo stesso tempo, la cardiomiopatia dilatativa rende particolarmente rischiosa l’anestesia generale, poiché i farmaci utilizzati possono determinare un abbassamento della pressione arteriosa difficilmente tollerabile da un cuore già compromesso.
Per questo motivo il protocollo anestesiologico è stato modificato: i tempi di digiuno sono stati ridotti al minimo ed è stata somministrata una terapia metabolica sostitutiva, concordata con gli specialisti delle malattie metaboliche.
Parallelamente è stato predisposto un monitoraggio cardiologico continuo. Prima e durante l’intervento, il paziente è stato sottoposto a valutazioni emodinamiche e a ripetuti controlli ecocardiografici, in modo da verificare costantemente la capacità del cuore di sostenere la procedura e modificare tempestivamente la strategia anestesiologica.
“Ogni dettaglio pianificato con estrema precisione”
“In un paziente con acidemia propionica, grave cardiomiopatia e una storia di trapianto di fegato, ogni dettaglio della gestione anestesiologica deve essere pianificato con estrema precisione”, ha spiegato la dottoressa Daniela Perrotta, responsabile della Rianimazione e del Comparto operatorio della sede di Palidoro, che ha coordinato il percorso multidisciplinare.
“La sicurezza dell’intervento è iniziata molto prima dell’ingresso in sala operatoria. Abbiamo preparato il paziente dalla sera precedente insieme ai colleghi delle malattie metaboliche, dell’epatologia e della cardiologia, modificando il protocollo abituale per ridurre al minimo il digiuno e contemplando tutti gli scenari possibili”.
Nel piano era stato previsto anche il coinvolgimento della terapia intensiva cardiochirurgica, pronta a intervenire nel caso in cui si fosse reso necessario un supporto immediato.
“Questa pianificazione – ha sottolineato Perrotta – ci ha permesso di affrontare una procedura ad altissimo rischio senza complicanze”.
Quattordici professionisti in sala operatoria
Il trapianto di cornea è stato eseguito dal dottor Luca Buzzonetti, responsabile dell’Unità di Oculistica del Bambino Gesù, ed è durato circa un’ora e 45 minuti.
In sala operatoria hanno lavorato complessivamente 14 professionisti, tra medici, infermieri e personale dedicato. Durante tutta la procedura è stata garantita anche la presenza costante di cardiologi esperti nello scompenso cardiaco.
Grazie alla preparazione multidisciplinare e al coordinamento tra le diverse équipe, l’intervento si è concluso con successo e senza complicanze, consentendo di salvare l’occhio del giovane paziente.






