
L’astensionismo come specchio dell’ambivalenza politica: ciò che il potere promette e ciò che realmente produce
“Le recenti elezioni regionali, segnate da un crollo della partecipazione di circa il 18% e da un’affluenza ferma attorno al 40%, ci consegnano un segnale inequivocabile: una quota sempre più ampia di cittadini percepisce una distanza crescente tra il potere e la propria vita reale. È in questo vuoto, in questo silenzio elettorale che non è disinteresse ma sfiducia, che si rivela l’ambiguità strutturale del potere, la sua natura bifronte, antica quanto l’uomo” dichiara Gianmarco Irienti, Segretario di Azione Fiumicino.
“Esiste, da sempre – evidenzia – una tensione inerente al potere che lo rende simultaneamente necessario e corruttibile, indispensabile all’ordine civile e al tempo stesso intimamente incline alla degenerazione. Il potere, qualunque forma esso assuma, politico, economico, culturale, possiede una duplice natura che la filosofia, dalla Grecia antica ai giorni nostri, ha tentato di decifrare: una natura che si nutre di ambiguità, che prospera nell’ombra, e che spesso si traveste di virtù per perpetuare se stessa”.
“Già Platone – aggiunge Irienti – nella Repubblica, delineava la figura del governante-ombra, colui che proclama di agire per il bene della polis ma che, in verità, opera affinché il proprio dominio non venga scalfito. Non sorprende che, secondo il filosofo ateniese, solo chi non desidera il potere dovrebbe esercitarlo: e già questo paradosso rivela la natura anfibia di ogni autorità. Da un lato il potere è garante dell’ordine; dall’altro, una volta ottenuto, tende a mutarsi in autoconservazione“.
“L’ipocrisia del potere consiste proprio in questa scissione – sottolinea – tra ciò che dichiara e ciò che produce. È un teatro antico, dove la scena è illuminata da promesse e proclami, mentre il dietro le quinte è dominato da calcoli, tattiche, equilibri di convenienza. Eppure, come osservava Rousseau, ‘l’uomo nasce libero, ma ovunque è in catene’: catene che non sempre sono imposte con la forza, ma con il linguaggio, con l’ambiguità, con l’illusione della partecipazione”.
“La vera domanda, allora – per il Segretario di Azione Fiumicino – non è perché il potere sia ambiguo o ipocrita, questo è inscritto nella sua natura, ma perché continuiamo a illuderci che possa non esserlo. Forse perché, come suggeriva Gramsci, l’egemonia non si regge sulla coercizione, ma sul consenso, e dunque sull’arte sapiente di plasmare la percezione, più che la realtà”.
“E così il potere continua a scorrere, come un fiume carsico, sotto la superficie della vita pubblica. Invisibile quando vuole celarsi, fragoroso quando vuole imporsi. Un’entità che parla di bene comune, mentre spesso conosce solo il proprio riflesso” conclude Gianmarco Irienti
(foto Geralt)






