Caricamento...

Case abbandonate: che tristezza

Un enorme patrimonio abitativo da salvare


di Patrizio Pavone
 
Anche Fiumicino, come il resto d’Italia, non si sottrae ad una dolorosa realtà: stabili o manufatti abbandonati. Specialmente nelle campagne o in strade di periferia ci si imbatte in varie costruzioni, ora completamente fatiscenti e disabitate da anni, ma sicuramente una volta in perfetto stato, che destano in noi tante domande: chi sono i proprietari? Come è possibile che un bene sia stato abbandonato da tanto tempo? Perché nessuno lo restaura?
 
Una cosa è certa. Queste case, fattorie, serre, fabbriche, capannoni, antichi casali, alcuni vecchi anche di oltre 100 anni, hanno una loro storia, fatta di sacrifici per chi li ha costruiti, di famiglie che le hanno abitate, di persone che vi sono nate, cresciute e poi morte, di amore per quel luogo, di ricordi, di passioni, di gioie, di dolori. Eppure, per cause diverse, sono stati abbandonati a loro stessi. Col tempo i tetti hanno ceduto, i ladri hanno rubato porte e finestre, i vandali le hanno deturpate. Sono state poi inghiottite da rovi, erbacce, perfino da alberi che piano piano ne cancellano la memoria.
 
Questo fenomeno è diffusissimo in Italia, dove si contano ben due milioni di edifici abbandonati, secondo Assoedilizia. Una cifra che si stenta a credere. Ma perché vengono abbandonati questi manufatti, a volte anche molto belli e ben costruiti? Le ragioni sono le più diverse: a volte il proprietario è morto e non ha eredi. Oppure gli eredi sono in lite tra loro volendo restaurarli o venderli. In altri casi i proprietari sono enti religiosi, fondazioni, enti pubblici o addirittura demaniali che non ritengono conveniente spendere denaro per un loro recupero edilizio oppure che ne hanno addirittura perso la consapevolezza di possederli.
 
E’ un biasimevole sperpero di unità abitative, a volte di grande pregio, anche storico o culturale, laddove in Italia e a Fiumicino si riscontra un grande bisogno di alloggi abitativi. L’amministrazione comunale della nostra città, che sicuramente ha una mappa cognitiva di situazioni del genere nel proprio territorio, potrebbe cercare ed individuarne i proprietari stimolandoli ad un restauro edilizio, magari con degli incentivi mirati, oppure espropriare questi beni per pubblica utilità dandone poi il godimento ad enti, associazioni di volontariato no profit, a strutture sanitarie onde poterli poi, una volta recuperati e riadattati, destinare a servizi o fini sociali collettivi. Oppure  darli come abitazione a famiglie indigenti o a profughi o rifugiati da paesi in guerra. D’altra parte lasciare questi immobili abbandonati può farli diventare luoghi di spaccio, di prostituzione e sicuramente di pericolo per chi li va a visitare, oppure con i rischio che vengano occupati abusivamente da persone che sarebbero esposte al pericolo di crolli.
 
Lodevolmente l’Arsial (ente regionale che si occupa di risorse agricole) ha destinato una parte di un edificio abbandonato, in Testa di Lepre, dandolo in uso ad una associazione di volontariato (I Due Liocorni), che una volta restaurato lo ha destinato ad uno sportello ascolto con il patrocinio del Comune di Fiumicino: un esempio di come conservare un bene a favore dei cittadini.
 
 
 
 

Rios Pub
Mc Donald’s
Tari
Da Vinci
The Owl Public House
Centro estivo