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Elefanti in discarica

“Mi affaccio dal bellissimo belvedere del Casale Castellaccio e osservo la vallata davanti a me”

Il sole prossimo al tramonto sta calando dietro le boscose colline e una tenue velatura tinge ogni cosa di rosa. Le ombre degli alberi si allungano sui campi arati. Un Airone Cinerino, maestoso,  attraversa la valle a bassa quota, planando su Fosso del Castellaccio. Sopra di lui le antiche mura di Castel Campanile, sembrano osservarlo. Socchiudo un po’ gli occhi e affascinato da quella visione, galoppa a ritroso la mia fantasia. Rivedo le mura merlate, le torri, la rocca, la porta, il campanile della chiesa. Sulla strada selciata, dai campi e dagli orti, tornano le genti coi carri e i muli. Arrancano sulla salita verso l’ingresso del paese. Soldati armati di arco e frecce sorvegliano dall’alto delle torri, che tutto proceda bene. Dai camini delle case e dalle grotte, si levano già strisce di fumo azzurrognolo e tutto il paese si prepara per la notte. Uno stormo di colombi disegna nel cielo un grande cerchio poi, come per magia, svanisce  inghiottito dalla roccia nel colombaio di Pizzo del Prete. In lontananza il suono metallico della campana di S.Lorenzo, la chiesa Templare, “batte” l’ora dei Vespri.
Poi volgo lo sguardo a sinistra verso l’incredibile boschetto di bambù. Alle sue spalle la “tagliata”, la strada nella roccia, si erge maestosa scavata  interamente nel tufo.
Una decina di cavalieri armati di lunghe lance, la percorrono con trotto leggero, in direzione di Caere. Hanno scortato un ricco personaggio che qui, alla necropoli etrusca delle Macchiozze, è venuto a rendere omaggio e a compiere i riti, per i propri cari defunti. Tra la paglia dei tetti delle capanne d’argilla, filtra il fumo tinto di rosa dei focolari accesi. Sparsi sulle colline intorno a Fosso del Castellaccio, Fosso del Tavolato, i villaggi si affrettano a raggruppare le mandrie di pecore, capre e montoni, spingendoli negli stazzi e nei recinti. Fischi, urla dei pastori e l’abbaiare dei cani riecheggiano nel silenzio della vallata, insieme al suono dei campanacci e ai belati degli agnelli. Dall’alto delle torri di legno protetti da fossati e pali aguzzi, uomini armati di lunghe lance e elmi di bronzo, scrutano i boschi e le strade da possibili incursioni ostili.
L’urna decorata a “denti di lupo” e meandri, tipica decorazione dell’età del ferro, è ormai colma delle ceneri del defunto e viene deposta nello ziro di tufo, sottoterra, nella necropoli delle Macchiozze…
Poi spazio lo sguardo a destra sulle colline di Pizzo del Prete. Le possenti zampe calpestano e tritano foglie, rami, sassi e tutto quello che capita sotto il loro cammino. Potenti proboscidi, strappano dai rami le foglie, le bacche portandole ai giganteschi molari tritatutto, mentre i “piccoli” se la divertono beatamente sguazzando nell’acqua fangosa dello stagno. Uomini coperti di ciuffi di paglia osservano con apprensione… mimetizzati nel folto del canneto affamati. 2 Denti molari, fossili, di circa 3-4 kg di peso, lunghi circa 30-40 cm, in più un terzo di circa 5 kg di peso, lungo 50 cm circa, abbinati a strumenti litici lavorati, il tutto appartenente a circa 300.000 anni fa, sono stati rinvenuti in località Macchiozze, Pizzo del Prete presso Castel Campanile e in località Osteriaccia presso Palidoro. 
Il ritrovamento è avvenuto in seguito alla campagna di ricerca archeologica, a scopi tutelativi denominata “Operazione Pizzo del Prete”, svolta e tuttora in atto, dall’equipe di volontari del Settore Ricerca Tutela del Territorio del G.A.T.C., in collaborazione e sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.
I molari fossili appartengono all’ “Elefante Antico”, vissuto qui nell’epoca del Paleolitico come d’altronde in tutta la zona e specialmente a Polledrara di Cecanibbio dove ne furono rinvenuti i resti di ben 40, più i resti fossili di bovini, lupo, scimmie.
I denti rinvenuti sul terreno, abbinati a strati di argilla, testimoniano la presenza di antichi Paleo suoli affiorati in superficie nell’arco dei millenni, per l’azione dei venti e delle acque.
In località Osteriaccia, oltre al dente e ad altri resti fossili, è stato rinvenuto un probabile edificio funerario di epoca romana, che dai reperti rinvenuti: elementi architettonici di marmo, tegole, mattoni, piastrelle e marmi decorati, lascia supporre che si tratti di un imponente edificio funerario di una ricca famiglia romana sorto lungo l’antica Aurelia a poca distanza dal sito.
Sempre di epoca romana è stata rinvenuta un’imponente struttura in località Pizzo del Prete sulla sommità della collina. Trattasi di una cisterna e di un antico canale idrico lungo circa 50 metri, alto 3, largo 1,50 , tutto interamente scavato nel banco di tufo , che doveva avere altri “diverticoli” di cui ne rimangono le tracce. Il canale asserviva probabilmente la villa rustica etrusca-romana situata nelle vicinanze. 
In località Macchiozze, fosso del Castellaccio, l’aratro ha messo in evidenza un’ ingente quantità di frammenti di ceramica preistorica e 2 straordinarie e ben conservate “Fibule” in bronzo finemente decorate denominate a “Sanguisuga” per la caratteristica forma. Le due “spille” in bronzo appartenevano sicuramente ad un’urna funeraria, dove insieme alle ceneri del defunto, venivano seppelliti gli oggetti di pregio appartenutegli . I resti ceramici e le fibule, danno la prova certa che alle Macchiozze fosso del Castellaccio, situato in una “valletta” protetta dai venti , sorgeva un grande villaggio dell’età del Bronzo Finale, età del Ferro (1200-1000 a.c.) e la sua necropoli ad incinerazione.
In loc. Macchiozze-Pizzo del Prete, è la necropoli etrusca con tombe a camera con letti e banchine di tufo, del VI-VII sec. a.c.. Scavata negli anni trenta, i vasi Attici di pregio, bellissimi, sono ora nei musei di tutto il mondo. Baltimora, New York , Oxford.  Il recupero e la ripulitura della necropoli, fa parte dei uno degli obbiettivi del “Progetto Castel Campanile”, che da circa 5 anni sta impegnando i volontari del G.A.T.C. , in collaborazione con l’Azienda Biologica Agricola-Zootecnica Casale del Castellaccio e la Soprintendenza, con rilievi delle strutture e delle innumerevoli grotte, ricerche bibliografiche su carte e testi antichi, ricognizioni archeologiche, documentazione fotografica, creazione di percorsi di visita a piedi, in mountain bike, a cavallo, pannelli didattici illustrativi , mostre conferenze e una imminente pubblicazione sul sito.   
-La notte è ormai calata e dalla valle echeggia il richiamo dei rapaci notturni. Come il bellissimo barbagianni che ha fatto del colombaio di Pizzo del Prete, il suo alloggio e nido. Lo splendido colombaio tutto scavato nel tufo con più di 500 nicchie, era adibito ad allevamento di piccioni nel medioevo; fonte alimentare, concime per il guano e “mezzo di comunicazione aerea”. L’allevamento dei colombi è attestato già dall’epoca etrusca. Piccioni sono raffigurati dipinti sulle pareti delle tombe a Tarquinia, mentre in epoca romana , trattati per l’allevamento e ricette culinarie, ne documentano l’utilizzo. In epoca medievale, questi volatili erano destinati alle mense dei più ricchi. Piccioni viaggiatori erano usati in Grecia per comunicare le vincite alle olimpiadi…
Il luogo, veramente suggestivo, fa parte di uno dei punti più belli del percorso di visita dell’abitato.
E suggestivo è , ed ormai certo, che a Castel Campanile vi era una chiesa appartenuta all’Ordine del Templari. Dai testi antichi del processo contro l’Ordine, indetto dallo Stato della Chiesa, viene citato un monaco, frate Alberto da Castell’Arquato, che “soggiorno alla chiesa di S.Lorenzo in Castel Campanilis”. Ricerche su fonti antiche e ricognizioni archeologiche, del settore ricognizione., hanno confermato questa citazione. 
IL Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, si pone in netto contrasto con la scellerata intenzione di individuare in questi luoghi discariche e inceneritori.
Forti della solidarietà, la collaborazione di comitati, cittadini, agricoltori, allevatori….e la visita a sul sito il 5 novembre con più di 120 visitatori a piedi e in mtb, lo ha dimostrato, ci impone una forte “ resistenza”a chi invece di gratificare il lavoro di salvaguardia di uno dei luoghi più importanti a livello archeologico, naturalistico turistico nelle vicinanze di Roma, con cieca e incosciente superficialità tenta di “polverizzare” e “desertificare” un territorio Unico nel suo genere.
La luna è ormai alta nel cielo e splende nella sua maestosità, illuminando tutta la valle. Strisce di fumo azzurrognolo si levano dai bracieri accesi, il profumo di arrosti è irresistibile. Schiere di scolaresche risalgono gli antichi sentieri selciati con allegro fracasso, accompagnati dalle guide e dagli insegnanti, mentre i più piccoli se la “divertono” creando fantasiose capriole sull’erba del prato, nell’area giochi. Il gruppo per l’escursione a cavallo è già partito, ed ora è fermo su Pizzo del Prete, ad osservare lo spettacolare paesaggio, mentre quello in mountain bike, allegro e colorato, è radunato intorno alla guida che illustra sul pannello didattico, i percorsi ciclabili e i colombi disegnano un cerchio e un’elisse nel cielo.
Questo sarà il futuro di Pizzo del Prete e CAstel Campanile
 
Lettera inviata da: Fabio Papi, responsabile progetto Castel Campanile G.A.T.
 
 
 
 

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