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Tromba d’aria del 24 ottobre, ingente la conta dei danni a Testa di Lepre

Miccoli: “Sarebbe auspicabile che il Comune dichiarasse lo stato di calamità”


di Patrizio Pavone
 
Passata la paura per l’evento atmosferico che ha colpito parte della periferia nord di Fiumicino, a Testa di Lepre e Aranova, si contano i danni e si esaminano le possibilità di riattivare la vita di tutti i giorni.
 
A Testa di Lepre, dopo la rimozione dei numerosi pini caduti a terra, dopo aver tolto le varie attrezzature della Proloco distrutte dal vento, come gazebo, striscioni, arredi urbani, restano le tracce più pesanti del tornado del 24 ottobre.
 
I danni più evidenti, su cui occorrerà intervenire con impalcature e spese ingenti, riguardano un antico casale del 1500 presente in via Carlo Formichi, di proprietà Arsial e di un privato, dove hanno sede gli uffici de “I Due Liocorni, onlus”.
 
La furia del vento, oltre a distruggere una auto parcheggiata nei pressi ed a danneggiarne un’altra, di proprietà di una famiglia di lavoratori abitante in loco, ha rovinato buona parte del tetto.

Oltre che portare via un centinaio di tegole, un comignolo in muratura, mattoni e tavole della copertura del tetto, ha lesionato un soffitto interno di una delle stanze dove l’Associazione “I Due Liocorni” offre gratuitamente un supporto ai cittadini con lo “Sportello ascolto” con il patrocinio del Comune di Fiumicino, ed ha reso praticamente difficile raggiungere la struttura stessa, causa una infinità di detriti sparsi ovunque per strada.
 
Al Comune spetterebbe il dovere di rimuoverli prontamente, poiché nei pressi opera anche il locale centro Anziani. A terra c’è di tutto: vetri infranti, ramaglie dei pini abbattuti dal vento, mattoni, tegole spezzate, canali di ferro e grondaie. Materiali pericolosi perché potrebbero provocare danni alle ruote delle autovetture o, malauguratamente, a chi vi dovesse inciampare e cadere a terra.
 
Il calcolo dei danni è per ora difficile a stimarsi. Sia per l’utilizzo di un automezzo con elevatore a cestello, sia che si dovesse cingere il casale di un ponteggio, occorrerà ripristinare la parte “a getto” del tetto, cioè quella sporgente fuori dalle mura perimetrali, montare nuove grondaie e discendenti, ricostruire il tavolato della struttura in legno e murarvi nuove tegole (“pianelle” e “ coppi”) oltrechè ricostruire comignoli in vecchi mattoni.
 
“Sarebbe auspicabile che il Comune dichiarasse lo stato di calamità e chiedesse alla Regione Lazio di riconoscerlo come tale – dichiara il consigliere comunale Giuseppe Miccoli – Solo allora il Consiglio Comunale potrebbe approvare un ordine del giorno che rinfranchi chi ha subito danni con un contributo economico sostanzioso, onde far capire che le istituzioni stanno sempre accanto ai cittadini anche nei momenti di maggior bisogno”.
 
 
 
 

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