
L’erba cresce sulle reti abbandonate e le attrezzature da pesca sono un ostacolo al passaggio
di Umberto Serenelli
La banchina nord del porto-canale è di nuovo nel degrado a causa dell’immondizia e delle abbandonate attrezzature da pesca. Inutili le lamentele dei titolari dei ristoranti che si affacciano sulla strada parallela alla Fossa Traianea. L’incuria sta vanificando l’azione dell’amministrazione per rendere ospitale il Borgo Valadier, nel tratto tra il ponte “2 giugno” e la passerella, con gli eleganti dehors che ovviamente contrastano con la presenza dei fatiscenti rastrelli, per la cattura dei molluschi, e dei cattivi odori nauseabondi emanati dalle reti lungo la strada dello struscio.
La banchina è considerata il naturale luogo di lavoro dei lupi di mare che non viene rispettato da chi sceglie di fare una passeggiata con la famiglia sulla sponda lungo il fiume, avventurarsi tra i voluminosi contenitori di nasse, i recipienti di plastica con all’interno olio esausto, i cumuli di reti e il pericoloso cordame.
“Da anni chiediamo dei punti da cui prelevare l’acqua con la quale spazzare e tenere quindi pulita la superficie della banchina – afferma il proprietario di una barca -. Le sponde dove attracca la piccola pesca sono inadeguate per lo svolgimento delle nostre attività però fanno a gara ad accusarci”. Altri armatori, invece, lamentano di essere stati abbandonati perché si vedono costretti ad operare privi di strumenti come l’assenza delle colonnine da cui attingere energia elettrica e acqua. Le cose non vanno meglio nel tratto dove ormeggia la locale flotta peschereccia con le banchine piombate di nuovo nell’incuria. Fusti di olio esausto, grossi copertoni, erba cresciuta sopra alcuni cumuli di reti, lattine e bottiglie di birra, barattoli di vernice, funi di canapa e di acciaio sparse ovunque che danneggiano l’immagine della marineria di Fiumicino.






