
Il presidente di Federalberghi Fiumicino interviene sul futuro del territorio: “Porto turistico-crocieristico e crescita dell’aeroporto possono creare lavoro e investimenti, ma servono controlli, sostenibilità e una visione di lungo periodo”
“Quale futuro vogliamo per il nostro territorio?”. È la domanda posta da Massimo Coriddi, presidente di Federalberghi Fiumicino, nel suo intervento dedicato ai principali progetti di sviluppo della città.
Secondo Coriddi, è necessario trovare un equilibrio tra le esigenze di chi desidera tutelare la tranquillità e la qualità della vita e quelle di chi vuole investire, fare impresa e creare nuove opportunità. Il confronto e il dissenso, sottolinea, sono elementi fondamentali di una società democratica, ma il futuro di una comunità non può essere costruito esclusivamente attraverso una serie di opposizioni.
“Un territorio non cresce soltanto con la realizzazione di nuove abitazioni – osserva – ma ha bisogno di lavoro, infrastrutture, servizi, innovazione e prospettive per i giovani”. Da qui la preoccupazione per i numerosi “no” espressi nei confronti delle grandi opere, dalla quarta pista dell’aeroporto al porto turistico-crocieristico.
Proprio il nuovo porto rappresenterebbe, secondo il presidente di Federalberghi, un’occasione per recuperare la storica vocazione marittima di Fiumicino e trasformare il mare in una risorsa economica attiva durante tutto l’anno. L’arrivo dei crocieristi potrebbe favorire alberghi, strutture extralberghiere, ristorazione, commercio, artigianato e servizi turistici.
Il progetto potrebbe inoltre diventare una vetrina per il patrimonio archeologico e culturale del territorio, dai Porti imperiali di Claudio e Traiano alla Necropoli di Porto e al Museo delle Navi Romane, senza dimenticare le eccellenze agroalimentari della zona nord della città.
Coriddi richiama anche le prospettive di crescita del settore crocieristico italiano, che nel 2025 avrebbe movimentato circa 15 milioni di passeggeri, con un ulteriore incremento previsto nel 2026. Fiumicino, grazie alla vicinanza con Roma e con l’aeroporto internazionale, avrebbe quindi le caratteristiche per diventare una nuova porta di accesso alla Capitale.
Le preoccupazioni ambientali, precisa, devono essere ascoltate e affrontate con controlli rigorosi, tecnologie moderne e sistemi come l’elettrificazione delle banchine, in grado di ridurre le emissioni delle navi durante la sosta.
Analoga attenzione viene riservata allo sviluppo dell’aeroporto e all’ipotesi della quarta pista. Per Coriddi, lo scalo Leonardo da Vinci rappresenta da decenni la principale fonte di occupazione del territorio e deve continuare a crescere per garantire competitività e nuove possibilità lavorative.
La sfida, sostiene, è immaginare l’aeroporto dei prossimi venti o trent’anni: più tecnologico, sostenibile, meno rumoroso e maggiormente integrato con la città. Gli investimenti annunciati da Aeroporti di Roma in servizi e parchi pubblici dimostrerebbero la volontà della società di considerarsi parte del tessuto economico e sociale locale.
“Le opere di interesse nazionale richiedono confronto, valutazioni e garanzie – conclude Coriddi – ma non possono essere paralizzate”. Lo sviluppo, dunque, deve essere governato, migliorato e accompagnato da compensazioni adeguate. L’immobilismo, al contrario, rischierebbe di tradursi in meno investimenti, meno occupazione e minori opportunità.
L’appello finale è rivolto alle istituzioni e alle forze politiche affinché il dibattito sia basato sui fatti e non sugli slogan: “Dire sempre no è facile. Molto più difficile è assumersi la responsabilità di costruire il futuro”.






