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Torna in Italia il doppio dipinto “Ecce Homo”-“San Girolamo penitente” di Antonello da Messina

Acquistato dal MiC a New York, l’opera rientra nel patrimonio pubblico: “Un momento storico”, dice il ministro Giuli

di Dario Nottola

Tra pochi giorni tornerà in Italia “Ecce Homo” e “San Girolamo penitente” di Antonello da Messina, opera appena acquistata poche settimane fa dalla Direzione generale Musei e visionata dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, presso Sotheby’s a New York.

Un dipinto di straordinario valore artistico e devozionale, destinato a rientrare nei prossimi giorni nel patrimonio pubblico italiano, rafforzando ulteriormente una ricchezza culturale già unica al mondo. “È un momento storico. Il ritorno in Italia di questo dipinto è un’operazione culturale senza precedenti. È una grande soddisfazione per il Ministero della Cultura e per tutti gli italiani, che possono tornare a godere di tanta bellezza, e possono farlo anche perché il Governo e il MiC si sono impegnati fortemente per rafforzare il patrimonio culturale a disposizione dei cittadini. Il quadro è eccezionale, ha un altissimo valore devozionale e, al tempo stesso, artistico: è un’acquisizione straordinaria”, ha detto Giuli, che a New York ha potuto visionare per la prima volta l’opera.

“Ecce Homo” e “San Girolamo penitente” di Antonello da Messina è un pannello dipinto su entrambi i lati: da un lato è raffigurato un intenso “Ecce Homo”, con Cristo coronato di spine; dall’altro un “San Girolamo penitente” in un aspro paesaggio roccioso. L’opera – destinata probabilmente a un uso devozionale privato – rappresenta un caso particolarmente significativo nella produzione di Antonello da Messina. Le leggere abrasioni presenti sulla superficie pittorica sono verosimilmente riconducibili alla pratica del bacio dell’immagine e devono essere valutate alla luce della tipologia dell’oggetto, delle sue dimensioni ridotte e della funzione originaria cui era destinato.

Il dipinto, dal punto di vista storico-artistico, assume un rilievo particolare anche nello sviluppo dell’iconografia del Volto di Cristo come “Uomo dei dolori”, come suggerito dalla presenza dell’iscrizione INRI. L’opera si inserisce infine in una serie di varianti del medesimo tema realizzate da Antonello da Messina nel corso della sua attività, tra cui quelle conservate al Metropolitan Museum di New York, a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza, a testimonianza della rilevanza del soggetto nella produzione del maestro e della sua evoluzione formale nel tempo.

“I soldi dei cittadini vanno sempre ben spesi, vale a dire impegnati per il patrimonio comune di tutti i cittadini italiani. Sono investimenti che vanno ad arricchire la nostra enorme ricchezza culturale. Questo quadro non potrà che valere sempre di più in un patrimonio come quello italiano, che esprime già un valore incommensurabile”, ha concluso Giuli.

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