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Infrastrutture e PNRR: le sfide del monitoraggio dei viadotti per il 2026

Per il settore delle costruzioni e dell’ingegneria civile in Italia, anche il 2026 si prospetta come un altro banco di prova per la messa a terra dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Al centro di questa accelerazione c’è un patrimonio infrastrutturale vasto e, in molti casi, vetusto: viadotti, ponti e cavalcavia costruiti prevalentemente tra gli anni ’60 e ’70 che necessitano di interventi strutturali immediati.

Non si tratta più soltanto di tappare buche o sostituire giunti. La spinta governativa, recepita attraverso le nuove Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, impone un cambio di paradigma radicale: il passaggio dal controllo visivo reattivo alla manutenzione predittiva basata sui dati. Per i manager delle aziende edili e i responsabili della sicurezza, questo significa dover gestire una complessità operativa significativa, dove la tecnologia di ispezione deve convivere con l’esigenza di non paralizzare la mobilità nazionale.

La transizione verso l’ispezione ad alta tecnologia

Fino a pochi anni fa, il monitoraggio delle opere stradali si affidava quasi esclusivamente all’occhio umano e a report cartacei che spesso faticavano a dialogare tra loro. Oggi, questo approccio non è più sufficiente né conforme agli standard richiesti dall’Europa.

L’obiettivo è creare un gemello digitale (Digital Twin) delle infrastrutture, alimentato da informazioni raccolte sul campo con un livello di dettaglio millimetrico. Le nuove procedure richiedono ispezioni ravvicinate ad alta frequenza.

Non basta osservare il calcestruzzo a distanza: è necessario analizzare lo stato di carbonatazione, la corrosione delle armature e la stabilità degli appoggi con strumentazioni avanzate.

Questo salto di qualità impone alle imprese di dotarsi di competenze trasversali, unendo l’ingegneria strutturale classica all’analisi dei dati. La sfida, tuttavia, non è solo tecnologica ma logistica: come si effettuano questi controlli su migliaia di chilometri di rete autostradale senza bloccare il Paese?

Operare senza interrompere il flusso veicolare

Uno dei vincoli più stringenti imposti dai committenti pubblici riguarda la continuità del servizio. Chiudere un viadotto sulla A1 o sulla A14 per permettere l’ispezione ha costi sociali ed economici insostenibili. Le attività di monitoraggio e manutenzione devono quindi svolgersi mantenendo il traffico attivo mentre le squadre operano. Le imprese si trovano a dover pianificare interventi che riducano al minimo l’impatto sulla carreggiata.

L’uso di piattaforme aeree tradizionali è spesso impraticabile, poiché occuperebbero corsie di marcia vitali o richiederebbero cantierizzazioni complesse e lunghe da allestire. La necessità è quella di intervenire “da sotto” o lateralmente, operando in negativo rispetto al piano stradale, garantendo al contempo la massima sicurezza per gli operatori sospesi nel vuoto.

Le piattaforme sottoponte, note tecnicamente come unità “by bridge”, sono le protagoniste di questa fase. Si tratta di macchine complesse, progettate specificamente per scavalcare le barriere laterali dei viadotti e portare gli operatori e la strumentazione di analisi (come georadar o scanner laser) fin sotto l’impalcato, lavorando in negativo. La loro particolarità risiede nella capacità di operare occupando uno spazio minimo sulla carreggiata, spesso senza nemmeno richiedere la chiusura totale della corsia di emergenza.

Logistica di cantiere: la flessibilità come asset strategico

In questo scenario di alta pressione e variabilità tecnica, la gestione della flotta mezzi è diventata una leva competitiva fondamentale.

I manager non possono permettersi di immobilizzare capitali in macchinari che verranno utilizzati solo per poche settimane o mesi. La risposta del mercato si sta orientando sempre di più verso il noleggio, essendo un modello di approvvigionamento flessibile, capace di fornire la macchina giusta nel momento esatto e solo per la durata necessaria.

Naturalmente, è importante avvalersi di un servizio in grado di garantire disponibilità immediata e conformità normativa, come per esempio il noleggio by bridge su giffinoleggi.com, azienda specializzata di riferimento del settore che permette di accedere a un ampio parco mezzi di ultima generazione, rigorosamente manutenuti, a prezzi competitivi.

Affidarsi a specialisti del settore come Giffi Noleggi consente di selezionare il modello più adatto in base allo sbraccio necessario, alla profondità di discesa richiesta e al peso tollerabile dalla struttura. Ciò permette di ottimizzare i costi operativi, trasformando le spese fisse in uscite variabili, legate di volta in volta alla singola commessa.

La capacità di scalare la flotta in base alle esigenze del cantiere sarà determinante per rispettare le milestone del 2026. Le infrastrutture italiane richiedono cura, e le imprese che sapranno combinare competenza tecnica e agilità logistica saranno quelle che guideranno la rigenerazione della rete nazionale.

Le scadenze del PNRR e la pressione sulle imprese

Il cronoprogramma è serrato. Entro la fine del 2026, una percentuale significativa delle opere d’arte censite deve essere non solo ispezionata, ma messa in sicurezza o adeguata sismicamente. Questo ha generato un sovraccarico di lavoro per le società di ingegneria e le imprese di costruzioni, che si trovano a gestire decine di commesse simultanee in regioni diverse.

La disponibilità di risorse tecniche e strumentali è diventata il vero collo di bottiglia. Molte aziende, pur avendo il know-how ingegneristico, faticano a reperire i mezzi specifici per eseguire le ispezioni nei tempi richiesti. L’acquisto di macchinari specializzati per ogni singolo cantiere comporterebbe un’esposizione finanziaria (CAPEX) rischiosa, soprattutto considerando che la tipologia di viadotto può variare drasticamente da un lotto all’altro, rendendo un mezzo di proprietà inadatto per la commessa successiva.

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