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Fiumicino, la sfida del clima non può più aspettare

Interventi urgenti contro le ondate di calore: rifugi climatici, più alberi e depaving tra le soluzioni da adottare

 

 

di Dario Nottola

 

 

Fiumicino e l’ambiente. I cambiamenti climatici in atto, le ondate di caldo torride sempre più intense e frequenti, la siccità, l’aumento di eventi erstremi e degli incendi, il cambiamento delle abitudini e degli stili di vita, la necessità di proteggere sempre più anziani ed i più fragili, impongono anche agli amministratori locali, e deve essere ormai una priorità nelle agende di lavoro e programmazione, misure e pianificazioni urgenti e non rinviabili.

 

 

Fiumicino non può e non deve sfuggire a questo. L’obiettivo è avere un territorio ed una città più “freschi” e vivibili. Come? Aumentando la presenza di alberi, parchi e verde urbano, che assorbono CO2 e filtrano gli inquinanti atmosferici.

 

Ma ci sono progetti nuovi che molte città stanno già adottando, a fronte dell’inerzia sul fronte globale, con strategie locali di adattamento per offrire sollievo immediato alla popolazione. Tra queste soluzioni, i rifugi climatici, spazi pubblici o semi-pubblici progettati per garantire un riparo sicuro durante i picchi di calore estremo.

 

Si tratta di luoghi freschi, ombreggiati, ventilati o climatizzati, che rappresentano una risposta concreta alla crescente emergenza caldo nelle città italiane ed europee: ad esempio biblioteche, parchi, musei, fontanelle, centri anziani, piscine comunali. Accessibili anche a chi non dispone di alternative domestiche efficaci contro le alte temperature, i rifugi climatici si stanno affermando come elemento chiave per la resilienza urbana. Accanto, il monitoraggio di temperatura ed umidità strada per strada.

 

Un altro orizzonte concreto è quello di opere diffuse come il “depaving” (o deimpermeabilizzazione) e rappresenta un’azione che sta ridisegnando il volto di metropoli in tutto il mondo, in particolare di quelle che ambiscono a diventare “città spugna”, Italia compresa, con l’obiettivo di renderle più resilienti, verdi ed a misura d’uomo.

 

Il termine depaving significa letteralmente “rimuovere la pavimentazione”. Si tratta di un processo strategico di rigenerazione urbana che consiste nel rimuovere strati di asfalto e cemento da aree come strade, parcheggi, piazze e cortili scolastici, per riportare alla luce il suolo sottostante. Non si tratta solamente di sostituire l’asfalto con un altro manto, ma di lavorare per innescare una serie di benefici a catena indispensabili per affrontare le sfide del cambiamento climatico.

 

Le nostre città, infatti, sono in gran parte impermeabilizzate. Ciò significa che l’acqua piovana, invece di essere assorbita naturalmente dal terreno, scorre in superficie, sovraccaricando i sistemi fognari e causando allagamenti sempre più frequenti e disastrosi.

 

Allo stesso tempo, queste superfici scure assorbono e trattengono un’enorme quantità di calore, innalzando le temperature urbane di diversi gradi rispetto alle aree rurali circostanti, un fenomeno noto come “isola di calore urbana”.

 

Rimuovendo l’asfalto, si ripristina la permeabilità del suolo, permettendo all’acqua di infiltrarsi, ricaricare le falde acquifere e ridurre il rischio idrogeologico. Si creano così spazi verdi, si piantano alberi e arbusti che, con la loro ombra e il processo di evapotraspirazione, contribuiscono a rinfrescare l’ambiente, mitigando le ondate di calore.

 

I vantaggi di una “città spugna” sono legati alla capacità di assorbire, gestire e riutilizzare l’acqua piovana in modo naturale ed efficiente. Aree prima occupate da parcheggi o strade trafficate si possono trasformare in parchi, giardini pubblici, orti urbani e aree gioco, migliorando la qualità della vita e promuovendo l’interazione sociale; studi dimostrano l’impatto positivo del verde sulla salute mentale dei cittadini, riducendo lo stress ed incoraggiando uno stile di vita più attivo. Città più fresche richiedono un minor utilizzo di condizionatori, con una conseguente riduzione dei consumi energetici e delle emissioni.
Infine, da non dimenticare o sottovalutare un rischio che incombe sulla nostra costa e che impone riflessioni ed interventi: un recente studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha analizzato l’esposizione di alcune aree italiane all’innalzamento del livello del mare, considerando non solo le proiezioni climatiche future, ma anche un fattore spesso trascurato: l’abbassamento del suolo (subsidenza).

 

Tra queste, l’area costiera attorno a Fiumicino potrebbe essere interessata, entro il 2050, da estese aree di allagamento permanente negli scenari a più alte emissioni. In alcuni casi, l’effetto combinato tra cambiamento climatico e subsidenza del terreno amplifica significativamente il rischio, rendendo queste infrastrutture sempre più esposte a inondazioni e eventi estremi.

 

Lo studio evidenzia quanto “sia fondamentale integrare dati geodetici, osservazioni satellitari e scenari climatici per supportare la pianificazione, l’adattamento e la protezione delle infrastrutture costiere, trasformando la ricerca scientifica in uno strumento concreto per la sicurezza e la resilienza dei territori“.

 

 

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