
A Fregene, il vescovo Gianrico Ruzza ha guidato una riflessione al femminile sulla forza della relazione educativa
di Dario Nottola
“Diamo onore ad una donna straordinaria e ci prepariamo, con la figura di una grande educatrice, al cammino che faremo come diocesi di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia sul tema educativo”.

Sulla spiaggia di Fregene, al tramonto, accolti dalla gentilezza di Claudia Serafini al Singita miracle beach, oltre 250 donne hanno ascoltato il vescovo Gianrico Ruzza introdurre “La grazia di educare”, tema dell’evento estivo dedicato e rivolto al mondo femminile. Nato dall’ascolto sinodale, l’incontro, dopo quello dello scorso anno con al centro la poesia di Alda Merini, è stato organizzato da Serena Campitiello, Elisabetta Marini, Serena Mecucci e Francesca Travaglini.
È stata quest’anno Irene Bernasconi al centro di questa riflessione. Una maestra venuta dalla Svizzera nell’Agro romano all’inizio del Novecento per accompagnare la crescita dei bambini in un contesto sociale difficile, segnato dalla precarietà e dal duro lavoro delle famiglie. Attraverso il metodo Montessori, “lei dà ai bambini amore, con dentro fiducia, libertà, rispetto per loro. E questo genera sempre una vera crescita”.
Quattro donne hanno meditato sui diari di Irene, raccolti ne “I granci della marana”, edito da Il Formichiere. Hilda Girardet ha dato risalto al tema del restare nelle situazioni più complesse, dove si può trovare il senso più autentico del proprio impegno educativo. Per Nina Quarenghi la lezione della maestra rimane la relazione educativa. Nella condivisione di Bernadette Fraioli c’è l’invito a cogliere la marginalità nei luoghi a noi vicini, che vanno abitati con ascolto. Suor Graziella Cuccurru ha ricordato la centralità dello sguardo che non giudica, ma accompagna e fa sentire l’altro accolto.
Parole commentate dal canto di Alisia Lucignani e risuonate nelle frasi condivise dalle partecipanti nella seconda parte dell’incontro. Al tramonto sul mare, la preghiera per il Creato di Leone XIV ha concluso il dialogo con la contemplazione della bellezza: “Aiutaci a scoprire la tua presenza in tutta la creazione, affinché, riconoscendola pienamente, possiamo sentire e sapere di essere responsabili di questa casa comune nella quale tu ci inviti a custodire, rispettare e proteggere la vita in tutte le sue forme e possibilità. Laudato sì, Signore!”.






