
L’associazione chiede al Comune di Fiumicino una sistemazione stabile attraverso l’assegnazione di un alloggio popolare
Proseguirà ancora per alcuni giorni l’assistenza abitativa temporanea destinata a Massimo B., il cittadino rimasto senza casa dopo lo sfratto dello scorso 19 giugno. A comunicarlo è l’Unione Inquilini Fiumicino, al termine di un nuovo incontro con i servizi sociali comunali.
Secondo quanto riferito dall’associazione, la permanenza di M.B. nell’attuale B&B di Fiumicino è stata prorogata fino a lunedì. Per la settimana successiva dovrebbe essere trasferito in un’altra struttura ricettiva, prima dell’accoglienza presso il centro del Fontanile di Mezzaluna.
In quest’ultima struttura, precisa l’Unione Inquilini, Massimo potrà essere accolto insieme al suo cane Sette, definito dall’associazione come la sua “unica rete affettiva e familiare”.
Una soluzione che, pur rappresentando un passo avanti rispetto al rischio di rimanere in strada, non viene considerata sufficiente.
“Prendiamo atto di questo passaggio – dichiara l’Unione Inquilini Fiumicino – ma ancora una volta ci troviamo davanti a una gestione fondata esclusivamente su risposte temporanee, senza alcuna soluzione strutturale per una precarietà abitativa che dura ormai da anni”.
L’associazione interviene anche sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’assessora ai Servizi sociali Monica Picca, che avrebbe ricostruito la posizione dell’amministrazione comunale e ricordato come il proprio mandato sia iniziato nel 2023.
“Non basta comunicare, bisogna governare”, replica l’Unione Inquilini, sostenendo che dal 2023 a oggi l’assessora non avrebbe mai incontrato personalmente M.B. né assunto direttamente la gestione della vicenda sul piano politico e umano.
Al centro della contestazione c’è anche il tema dei cosiddetti “percorsi di autonomia”.
“Parlarne è legittimo – osserva l’associazione – ma se, dopo anni di presa in carico, risorse pubbliche impiegate e continui interventi tampone, ci troviamo ancora davanti a una persona senza casa, è evidente che quel percorso non ha funzionato“.
L’Unione Inquilini torna quindi a chiedere l’attivazione di una procedura di assegnazione straordinaria di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, nell’ambito dell’emergenza abitativa.
Una proposta che, secondo l’associazione, sarebbe stata sottoposta anche al direttore generale del Comune e rappresenterebbe la soluzione “più ragionevole, sostenibile e coerente» per garantire a M.B. una sistemazione stabile.
Durante l’ultimo incontro con i servizi sociali, l’associazione avrebbe inoltre segnalato la presenza di un alloggio ERP di circa 25 metri quadrati, chiuso da oltre tre anni perché dichiarato inagibile e mai recuperato.
“Una casa pubblica che resta vuota, inutilizzata e sottratta a chi vive una condizione di emergenza abitativa”, sottolinea l’Unione Inquilini.
Per l’associazione, la vicenda evidenzia una contraddizione politica e amministrativa: da una parte il patrimonio abitativo pubblico rimarrebbe inutilizzato, dall’altra continuerebbero a essere impiegate risorse comunali per sistemazioni provvisorie e prive di una prospettiva definitiva.
Secondo i calcoli forniti dall’Unione Inquilini, dal giorno dello sfratto la permanenza in B&B avrebbe già comportato una spesa superiore ai 2mila euro. A questa cifra, sostiene l’associazione, si aggiungerebbero oltre 50mila euro destinati negli anni a locazioni che la stessa Unione Inquilini definisce “in nero”, pagate dal Comune attraverso la cooperativa incaricata della gestione del Pronto intervento sociale.
Nel frattempo, riferisce ancora l’associazione, M.B. non riceverebbe un sostegno economico diretto per i pasti, i beni di prima necessità e le cure del proprio cane. Massimo e Sette continuerebbero quindi a fare affidamento sulla solidarietà spontanea dei cittadini.
“Questo non è un percorso di autonomia – conclude l’Unione Inquilini Fiumicino – ma la gestione permanente dell’emergenza. Senza il nostro intervento, Massimo sarebbe rimasto in strada già dal 19 giugno“.
L’associazione annuncia che continuerà a chiedere al Comune di utilizzare gli strumenti pubblici disponibili per costruire una soluzione abitativa “dignitosa, stabile e definitiva. Nessuno può essere condannato a vivere nell’incertezza permanente mentre il patrimonio pubblico resta chiuso”.






