
La prevenzione incendi nei supermercati è un sistema articolato, nel quale progettazione degli spazi, caratteristiche costruttive, organizzazione del lavoro, manutenzione degli impianti e comportamento del personale devono funzionare in modo coordinato. Le strutture commerciali presentano infatti condizioni particolari: possono accogliere contemporaneamente centinaia di persone, ospitano merci con caratteristiche molto diverse e comprendono aree accessibili al pubblico, depositi, locali tecnici, laboratori, celle frigorifere e zone destinate alla movimentazione delle forniture. Un incendio che si sviluppa in uno di questi ambienti può propagarsi velocemente, generare fumi molto densi e rendere difficoltosa l’evacuazione, soprattutto quando i clienti non conoscono l’edificio.
Per questa ragione, la sicurezza deve essere valutata fin dalla progettazione del punto vendita e verificata durante tutta la vita dell’attività. Il responsabile non deve limitarsi a ottenere un’autorizzazione iniziale, ma deve assicurarsi che le condizioni dichiarate restino effettivamente valide, anche dopo modifiche alle scaffalature, ampliamenti, sostituzioni impiantistiche o variazioni nella quantità e nella tipologia delle merci conservate. Nei supermercati con superficie lorda superiore a 400 metri quadrati entrano inoltre in gioco gli adempimenti previsti per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, secondo la classificazione stabilita dal D.P.R. 151/2011.
Abbiamo approfondito il tema della prevenzione incendi nei supermercati con l’Ing. Andrea Pellizzoni di Roma, ecco di seguito quanto è emerso dal nostro confronto.
Un supermercato presenta un rischio articolato
Il rischio incendio di un supermercato nasce dalla combinazione di numerosi elementi. Sugli scaffali e nei magazzini sono presenti imballaggi di carta e cartone, materiali plastici, prodotti tessili, detergenti, oli alimentari, bevande alcoliche, aerosol e altre merci che, in determinate condizioni, possono partecipare alla combustione o accelerarne lo sviluppo. A questi materiali si aggiungono gli impianti elettrici, i quadri di distribuzione, i motori delle celle frigorifere, le apparecchiature dei reparti gastronomia e panetteria, gli impianti di climatizzazione e gli eventuali sistemi alimentati a gas.
«Nel supermercato il rischio non dipende soltanto dalla superficie di vendita, ma dall’interazione tra carico d’incendio, impianti, lavorazioni interne, depositi e numero di persone presenti», osserva l’Ing. Pellizzoni. «Due punti vendita delle stesse dimensioni possono richiedere misure differenti se cambiano la disposizione delle merci, la quantità di materiale combustibile o la presenza di laboratori e locali tecnici».
La valutazione deve quindi considerare sia la probabilità che un incendio inizi, sia le conseguenze che potrebbe produrre. Un corto circuito in un locale isolato e correttamente compartimentato rappresenta uno scenario diverso rispetto a un guasto elettrico vicino a un deposito di cartoni. Allo stesso modo, una piccola quantità di aerosol collocata nello spazio di vendita non può essere valutata come un deposito intensivo dello stesso prodotto. La distribuzione delle merci conta quanto la loro quantità, perché influenza la velocità di propagazione delle fiamme, la produzione di calore e la possibilità che il personale intervenga nelle prime fasi.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le trasformazioni quotidiane del punto vendita. Le promozioni stagionali possono introdurre espositori temporanei, bancali e materiali pubblicitari lungo i percorsi. I periodi di maggiore afflusso possono modificare le condizioni di affollamento. Le consegne possono occupare temporaneamente aree normalmente libere. La prevenzione incendi nei supermercati deve pertanto essere gestita come un processo continuo, capace di intercettare anche i cambiamenti apparentemente minori prima che diventino criticità strutturali.
Affollamento, vie di esodo e comportamento delle persone
In caso di emergenza, il problema principale non è soltanto spegnere l’incendio, ma permettere a clienti e lavoratori di raggiungere rapidamente un luogo sicuro. Le persone presenti in un supermercato, a differenza dei dipendenti, non conoscono necessariamente la posizione delle uscite, possono trovarsi lontane dall’ingresso principale e potrebbero reagire in modo disordinato alla percezione del pericolo. La presenza di bambini, anziani, persone con disabilità o clienti impegnati a spingere carrelli rende ancora più importante la progettazione dei percorsi di evacuazione.
«Una via di esodo è realmente efficace solo quando rimane riconoscibile, percorribile e utilizzabile nelle condizioni concrete di esercizio», spiega l’Ing. Pellizzoni. «Non è sufficiente che il percorso risulti corretto sulla planimetria: occorre verificare che espositori, bancali, carrelli, sistemi antitaccheggio e allestimenti temporanei non ne riducano la larghezza o la leggibilità».
La progettazione deve stabilire il numero e la capacità delle uscite, la lunghezza dei percorsi, la loro distribuzione e le modalità con cui le persone possono allontanarsi dall’area interessata. Le uscite devono poter essere individuate anche in presenza di fumo o di interruzione dell’alimentazione ordinaria. Per questo assumono rilievo l’illuminazione di sicurezza, la segnaletica, i sistemi di allarme e l’apertura corretta delle porte lungo l’esodo.
Una criticità ricorrente si manifesta in prossimità delle casse. Le barriere fisiche, i tornelli, le strutture antitaccheggio e le file di clienti possono diventare ostacoli proprio nel punto in cui convergono molte persone. La zona casse non deve essere considerata soltanto come spazio commerciale, ma come parte integrante del sistema di evacuazione. Occorre inoltre valutare cosa accade quando alcune uscite coincidono con accessi normalmente controllati o chiusi per ragioni organizzative.
Le prove di emergenza consentono di verificare se le procedure sono realistiche. Un piano formalmente corretto può rivelarsi inefficace se il personale non sa chi deve dare l’allarme, chi deve interrompere determinate lavorazioni, chi deve assistere le persone in difficoltà o chi deve controllare i servizi igienici e le aree non immediatamente visibili. L’esodo deve essere progettato tecnicamente, ma anche organizzato e provato.
Compartimentazione, resistenza al fuoco e controllo della propagazione
La compartimentazione serve a limitare la diffusione dell’incendio e dei fumi da un’area all’altra. In un supermercato può risultare necessario separare lo spazio di vendita dai depositi, dai locali tecnici, dalle centrali termiche, dai vani elettrici, dai laboratori e dalle attività confinanti. Questa esigenza diventa particolarmente rilevante quando il punto vendita è inserito in un centro commerciale, in un edificio con destinazioni d’uso differenti o in un immobile condiviso con parcheggi, uffici e altre attività.
«La compartimentazione non è una formalità costruttiva, ma uno strumento per guadagnare tempo durante l’esodo e rendere più controllabile l’intervento di soccorso», sottolinea l’Ing. Pellizzoni. «Una porta resistente al fuoco lasciata aperta o un attraversamento impiantistico non correttamente sigillato possono compromettere la separazione prevista dal progetto».
La resistenza al fuoco degli elementi portanti e separanti viene definita in funzione delle caratteristiche dell’edificio, del carico d’incendio e della strategia antincendio adottata. L’obiettivo è evitare collassi prematuri e assicurare che pareti, solai, strutture e chiusure mantengano per il tempo richiesto le prestazioni previste. Non basta però utilizzare componenti certificati: è necessario che siano installati correttamente e che la loro configurazione non venga alterata nel tempo.
Le modifiche agli impianti costituiscono uno dei punti più delicati. Nuovi cavi, tubazioni, canalizzazioni dell’aria o linee frigorifere possono attraversare pareti e solai resistenti al fuoco. Ogni attraversamento deve essere trattato con sistemi adeguati, documentati e compatibili con il tipo di elemento attraversato. Anche le serrande tagliafuoco e le porte di compartimentazione devono essere sottoposte a controlli periodici, perché guasti, urti o manomissioni possono ridurne l’efficacia.
La gestione dei fumi completa questa strategia. In molti incendi, il pericolo immediato per le persone non deriva dal contatto con le fiamme, ma dalla perdita di visibilità, dall’inalazione di prodotti tossici e dall’aumento della temperatura. Contenere e smaltire il fumo significa mantenere più a lungo praticabili le vie di esodo e migliorare le condizioni operative delle squadre di soccorso.
Rivelazione, allarme e sistemi di spegnimento
Un incendio individuato nei primi minuti può essere affrontato in condizioni molto diverse rispetto a un evento scoperto quando ha già coinvolto scaffalature, controsoffitti o depositi. Gli impianti di rivelazione automatica hanno il compito di riconoscere tempestivamente i segnali dell’incendio e trasmettere l’allarme. La scelta dei rivelatori, la loro posizione e la suddivisione dell’edificio in zone devono essere definite considerando altezza dei locali, ventilazione, presenza di polveri, vapori, celle frigorifere e caratteristiche delle merci.
«La tempestività è decisiva, ma un impianto di rivelazione deve anche limitare i falsi allarmi e indicare con chiarezza l’area interessata», precisa l’Ing. Pellizzoni. «Un sistema non correttamente progettato può diventare poco affidabile e indurre il personale a sottovalutare le segnalazioni».
L’allarme deve essere percepibile negli spazi di vendita, nei depositi, nei laboratori, negli uffici e nei locali di servizio. Nei supermercati più complessi può essere opportuno ricorrere a sistemi che diffondono messaggi vocali, in grado di fornire indicazioni comprensibili e ridurre l’incertezza dei clienti. Il segnale deve inoltre attivare procedure precise: chiamata dei soccorsi, verifica dell’area, avvio dell’evacuazione e gestione degli impianti che possono influenzare l’incendio.
I mezzi di spegnimento comprendono estintori portatili, reti di idranti o naspi e, nei casi previsti dalla valutazione e dalla progettazione, impianti automatici come gli sprinkler. Gli estintori devono essere scelti in relazione alle tipologie di incendio ipotizzabili e collocati in posizioni visibili e accessibili. La rete idrica antincendio deve garantire portata e pressione adeguate, mentre gli impianti automatici devono essere dimensionati in base al livello di pericolo e alle caratteristiche delle aree protette.
La presenza di un impianto, tuttavia, non equivale automaticamente a sicurezza. Valvole chiuse, pompe non efficienti, rivelatori coperti, estintori nascosti dalle merci o idranti difficili da raggiungere rendono inefficace anche una progettazione corretta. Sorveglianza, controllo periodico e manutenzione documentata sono quindi parte sostanziale della prevenzione, non attività accessorie.
La sicurezza come indicatore di buona gestione
La prevenzione incendi nei supermercati mostra con particolare chiarezza la distanza che può esistere tra conformità formale e sicurezza sostanziale. Un punto vendita può possedere documenti, cartelli e dispositivi, ma restare vulnerabile se le uscite vengono ingombrate, i depositi crescono senza controllo, le porte tagliafuoco vengono bloccate o il personale non conosce le procedure. Al contrario, una struttura nella quale progettazione e gestione dialogano quotidianamente riesce a prevenire molte criticità prima che si trasformino in emergenze.
«La sicurezza antincendio deve essere verificabile ogni giorno, anche quando non sono previsti sopralluoghi o scadenze amministrative», conclude l’Ing. Pellizzoni. «La responsabilità del gestore consiste nel mantenere nel tempo le condizioni sulle quali è stata costruita la strategia di protezione».
Il vantaggio di una progettazione accurata è evidente: migliora la tutela delle persone, riduce il rischio di interruzioni dell’attività e rende più ordinata la manutenzione. Il possibile svantaggio, almeno nella percezione iniziale dell’impresa, riguarda i costi e i vincoli organizzativi. Tuttavia, gli adeguamenti affrontati in ritardo risultano quasi sempre più onerosi di una verifica preventiva. Spostare una parete, modificare un impianto o correggere un deposito dopo l’esecuzione dei lavori può comportare tempi, spese e fermi operativi evitabili.
La prospettiva più concreta consiste quindi nel considerare la prevenzione incendi come un indicatore della qualità gestionale. Un supermercato sicuro è generalmente anche un supermercato meglio organizzato, nel quale percorsi, depositi, manutenzioni e responsabilità sono definiti con maggiore precisione. La sicurezza non sottrae efficienza all’attività commerciale: quando è progettata correttamente, contribuisce a renderla più stabile, controllabile e affidabile.






