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“Fuori Classe”, il progetto della Cooperativa Mo.bi.Di. che trasforma la sospensione in un’opportunità di crescita

Dalle attività manuali al supporto psicologico: il Comune affida a cooperative specializzate il percorso rieducativo degli studenti sospesi. L’appello degli operatori: “Servono più collaborazione tra scuole e famiglie”

 

 

di Alessandra Zauli

 

 

Fuori Classe: questo il nome del progetto fortemente voluto dal Comune per accogliere i ragazzi che quotidianamente vengono sospesi da scuola. Spieghiamo meglio in cosa consiste.

 

 

 

In ottemperanza al decreto ministeriale che prevede la trasformazione della sospensione scolastica, per gli alunni di ogni ordine e grado, in attività rieducative e non esclusivamente punitiva, il Comune ha attivato, tempo fa, un bando volto alle realtà, in grado di accogliere i ragazzi e fornire loro sia supporto psicologico che spazi adeguati e attività da svolgere. Ha la Cooperativa Mo.bi.Di. Proprio con loro abbiamo voluto parlare del progetto, di come stia andando.

 

“Il nome ‘Fuori Classe’ – ci spiega Marco Cellarosi, Presidente della Cooperativa Mo.bi.Di. – rappresenta un gioco di parole. I ragazzi sono fisicamente ‘fuori dalla classe’ (sospesi), ma l’obiettivo è renderli ‘fuori classe’ (eccellenti, valorizzati) attraverso le attività che proponiamo”.

 

 

“Abbiamo inviato la nostra proposta a tutte le scuole del Comune ma – hanno detto le operatrici che seguono da vicino i ragazzi – solo alcune hanno aderito con entusiasmo. Adesso abbiamo prenotazioni fini agli ultimi giorni di scuola e per il prossimo anno sarà necessaria una programmazione più capillare per poter accogliere sempre più ragazzi“.

 

 

Ma quanti vengono quotidianamente sospesi? “Molti di più di quanti immaginiamo – rimarcano le operatrici – Dal 9 marzo al 16 aprile questi sono alcuni numeri: dall’Istituto Da Vinci abbiamo accolto 2 ragazzi, dalla Scuola media Colombo 3, ma dall’Istituto Baffi 35. Alcuni istituti non hanno aderito ma hanno preferito mantenere le sospensioni con obbligo di frequenza a scuola, spesso quasi insostenibile perché gli alunni non possono rimanere nelle proprie classi”.

 

 

“Le sospensioni, strumento utilizzato fin dalle scuole elementari – aggiungono – possono durare mediamente 3/5 giorni ma a volte arrivano fino a 10/20 giorni. I ragazzi arrivano qui a volte con atteggiamento oppositivo, convinti di essere stati condannati ai lavori socialmente utili. E’ la parola condanna che non va bene. Non è una condanna ma un modo migliore per impiegare un tempo che altrimenti andrebbe sprecato, un tempo di costruzione“.

 

“Qui vengono loro proposte attività sia manuali che educative. Tra i vari lavori portati avanti – specificano le operatrici – abbiamo la cura della serra, la barchetta riverniciata, la cura del nostro orto, lavori vari di falegnameria (abbiamo scartavetrato la tettoia, sistemato le panchine, e non solo). Attraverso i lavori manuali cerchiamo di arrivare a loro per scoprire le loro motivazioni e cosa si nasconde dietro alla sospensione. Spesso purtroppo li troviamo demotivati, sconfitti alla loro giovane età, convinti di aver già fallito ed allora ci chiediamo e cerchiamo di comprendere i loro perché, ascoltandole loro esigenze, comprendendo le loro attitudini e cercando di fargli tirare fuori la loro personalità, il loro valore e la fiducia in se stessi. Per poter seguire ciascuno nel migliore dei modi ne accogliamo massimo 5/7 a settimana”.

 

Le domande al riguardo sono tante. Prima su tutte sono necessarie tutte queste sospensioni a scuola o questo strumento a volte va a sostituire magari qualche impossibilità di attenzione più meticolosa nei confronti dei ragazzi? Ci sono alternative percorribili? Le famiglie come agiscono e reagiscono al riguardo?

 

Come spiegano le operatrici (personale altamente specializzato costituito da psicologi, psicoterapeuti ed educatori) sarebbe necessario e fondamentale anche un confronto con scuole e famiglie al fine di poter supportare al meglio questo nostro ragazzi.

 

“In tal senso – ci chiedono calorosamente le ragazze – lanciamo un appello perché prima dell’inizio del prossimo anno scolastico questo possa avvenire, perché i nostri ragazzi comprendano davvero quanto ciascuno di loro a modo proprio sia un fuori classe della vita e non solo della scuola”.

 

 

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