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Caldo, costa e consumo di suolo: l’appello della Rete diocesana alle istituzioni

L’organismo interdiocesano chiede maggiore tutela delle aree verdi e delle risorse idriche, turismo compatibile con il territorio e più partecipazione dei cittadini nelle decisioni sugli impianti per i rifiuti. A settembre un incontro pubblico a Castel di Guido

 

 

Le temperature elevate di questi giorni riaccendono l’attenzione sulla tutela ambientale del litorale e dell’entroterra. La Rete diocesana per la Cura del Creato di Porto-Santa Rufina e Civitavecchia-Tarquinia ha rivolto un appello alle amministrazioni locali, chiedendo interventi concreti per proteggere le risorse naturali e migliorare la vivibilità del territorio.

 

La Rete, composta da enti, associazioni e organizzazioni attive nelle due diocesi, invita le istituzioni a considerare il caldo non soltanto come un disagio stagionale, ma come uno degli effetti di una crisi ambientale che colpisce soprattutto anziani, persone fragili e famiglie in condizioni di difficoltà.

 

Al centro del documento ci sono la tutela della costa, il contenimento del consumo di suolo e la salvaguardia delle aree verdi dell’Agro romano. Secondo la Rete, erosione costiera, interventi invasivi e progressiva riduzione degli spazi naturali rischiano di compromettere ecosistemi importanti e di peggiorare la qualità della vita dei residenti.

 

Un’attenzione particolare viene riservata allo sviluppo turistico. Pur riconoscendo il valore economico delle attività legate all’accoglienza, la Rete chiede che nuovi progetti e infrastrutture siano valutati anche in base al loro impatto sul paesaggio, sulla disponibilità delle risorse e sulla vivibilità delle località interessate.

 

Tra i problemi segnalati figurano anche le potature e gli sfalci effettuati senza tenere conto dei periodi di riproduzione di uccelli e insetti impollinatori, l’inquinamento luminoso lungo le coste, la protezione della fauna selvatica e lo scarso ricorso a pratiche di risparmio idrico durante i periodi di siccità.

 

Le proposte avanzate comprendono la creazione di aree di rispetto intorno ai siti ambientali più fragili, un maggiore sostegno al volontariato, percorsi di formazione ambientale, il coinvolgimento delle scuole e la promozione dell’agricoltura biologica.

 

La Rete propone inoltre la costituzione di Consigli del Cibo territoriali, organismi di confronto dedicati alle politiche alimentari locali, e chiede che cittadini e associazioni possano partecipare maggiormente alle consultazioni pubbliche. La richiesta riguarda in particolare le decisioni sulla localizzazione e sulla realizzazione degli impianti destinati al ciclo dei rifiuti.

 

L’appello si inserisce nel percorso ecclesiale dedicato alla cura della “casa comune”, richiamato nell’enciclica Laudato si’ e negli altri documenti sociali della Chiesa. Il messaggio, tuttavia, è rivolto non soltanto alle comunità cristiane, ma alle amministrazioni, alle associazioni e a tutti i cittadini del territorio.

 

La Rete conferma infine la propria disponibilità a confrontarsi con le istituzioni e annuncia un incontro pubblico per venerdì 25 settembre alle 17, nella sala parrocchiale di Castel di Guido.

 

“Solo un dialogo aperto e una pianificazione realmente sostenibile – conclude il documento – possono consegnare alle generazioni future un territorio vivibile”.

 

 

 

 

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