
La vera alternativa è un progetto sostenibile fondato su cultura, natura e mobilità dolce
Ho scoperto il vecchio faro di Isola Sacra solo pochi anni fa, venendo a Fiumicino in bicicletta da Roma, lungo l’argine del Tevere. Perciò, premetto, sono un pò un forestiero.
Mi sono subito innamorato della zona di Fiumara, il Faro, il porticciolo, il mare così inaspettatamente bello in certi giorni d’estate, i bilancioni, le casette poco più in là, così fascinose nella loro anarchia e spontaneità, che attrassero anche l’occhio del grande Caligari.
A parte dei bei ricordi personali cui sono molto affezionato, lo trovo un angolo di mondo lontano dal mondo, se mi permette il gioco di parole, una sorta di finis terrae senza tempo, con una sua naturalezza che fa dimenticare di essere a pochi chilometri da Roma, quasi si fosse invece in qualche isola remota e con una sua dolcezza aspra.
È una zona che andrebbe valorizzata, questo è certo, ma non certo costruendo un gigantesco porto crocieristico, che finirebbe per snaturare e distruggere completamente l’ecosistema urbano della zona, in quanto, oltre alla presenza fortemente impattante di navi grandi come palazzi, Venezia docet, prevederebbe un movimento di flussi turistici enormi in trasferimento tra il porto, l’areoporto e la città di Roma: un turismo di transizione che di certo non porterebbe sviluppo, né gioverebbe economicamente al luogo, essendo solo di passaggio, di contro a un completo stravolgimento del paesaggio e del tessuto sociale e urbano di Isola Sacra.
Senza contare l’estrema inattualità e insostenibilità economica e ambientale di un modello di turismo come quello croceristico, destinato a tramontare rapidamente nei prossimi decenni.
La valorizzazione, per me, andrebbe invece incoraggiata recuperando il vecchio faro, magari con un museo del territorio o della foce del Tevere, che ne illustrasse la storie e gli sviluppi, anche attraverso l’arte (si resterebbe stupiti a sapere quanti dipinti sono stati nel tempo dedicati al Tevere, vedi solo il pittore Onorato Carlandi); creando una rete di percorsi ciclabili o escursionistici (da anni si parla di una ciclovia tirrenica, di cui il vecchio faro di Isola Sacra potrebbe essere la punta di diamante), ad uso di un turismo consapevole e ricercato; e magari ricavando qualche agriturismo, dei piccoli boutique hotel per un turismo dolce di qualità.
Per me la strada non può essere che questa, contro tutte quelle progettualità avide e miopi che rischiano invece di cancellare una zona così caratteristica e preziosa per il territorio, una strada forse più complicata da seguire, ma che conduce verso un futuro di certo migliore per Fiumara, altrimenti destinata a diventare l’ennesimo, impersonale e anonimo, porto croceristico.
Lettera inviata da: Mario F.
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