
Tra quarta pista, porto crocieristico e promesse mancate, una lettera che usa l’ironia per denunciare le fragilità reali del territorio
Gentile Redazione, in queste settimane si torna a parlare incessantemente della quarta pista dell’aeroporto e del porto crocieristico. Da cittadino e residente mi sento di rilanciare: costruiamo anche una monorotaia, una centrale nucleare e, perché no, uno spazioporto. Del resto Fiumicino e l’area circostante, nel giro di pochi anni, diventeranno una novella Springfield e noi tanti piccoli Homer Simpson.
Un territorio fragile come quello di Fiumicino andrebbe tutelato: dovrebbero essere messi in cantiere progetti sostenibili e invece, per un malanno tipico italiano, ci si concentra su opere costose di dubbio vantaggio per la cittadinanza.
Potrei anche accettare porto e quarta pista, a fronte di progetti già completati o in via di sviluppo per la nostra città: penso al rifacimento del viadotto, al famoso Ponte della Scafa, a un sistema fognario che non trasformi la città in una piscina permanente, a un teatro, a un centro sanitario o a una fermata del treno più vicina all’abitato. Mi accontenterei persino di un corridoio C5 aperto e funzionante.
Invece, nulla di tutto questo. O meglio, ci dicono che con il porto arriveranno le infrastrutture. Ma quali? Non serve un ingegnere dei trasporti per capire che — ammesso che il Ponte della Scafa veda la luce prima dell’arrivo della prima nave — la viabilità su via Trincea delle Frasche non è modificabile, a meno di non voler espropriare e abbattere le case per far spazio a una strada a quattro corsie.
E la quarta pista? Cosa porterà alla cittadinanza? Si fantastica di un collegamento ferroviario da Dragona e del raddoppio della linea per il treno veloce, ma per ora sono solo chiacchiere. Di concreto c’è solo il cantiere già attivo a ridosso della Roma-Fiumicino, con infrastrutture a servizio dell’aeroporto esistente.
Così, i sostenitori del porto e della quarta pista — novelli Montgomery Burns, per restare in tema Simpson — ammaliano i cittadini dicendo alle “Lisa Simpson” contrarie: “Ci sarà sviluppo, lavoro e crescita per tutti”. Viene quasi da pensare che ci sarà una sorta di prelazione: sei residente a Fiumicino e cerchi lavoro? Non preoccuparti, avrai la priorità per lavorare nel porto e all’aeroporto.
Ma, ipotizzando che ciò si verifichi, mi domando: quali mansioni specializzate occuperanno i nostri concittadini? Quale istituto superiore li formerà? Al momento, a Fiumicino esistono due istituti superiori e nessuno di essi ha una vocazione aeronautica o portuale. È dunque ipotizzabile che, almeno nell’immediato, i giovani diplomati locali resteranno esclusi dalle applicazioni più specializzate dell’indotto.
Quale sarebbe, dunque, il vero vantaggio lavorativo per i nostri giovani? Forse il beneficio sarà quello di “importare” professionisti da altri comuni o più probabilmente dall’estero. Del resto, l’inverno demografico è alle porte e, senza inversioni di tendenza, la nostra nazione dovrà contare su nuove generazioni provenienti da altri Paesi. Se questo fosse l’obiettivo dichiarato, ne sarei fiero: sarebbe una scelta lungimirante verso un modello di integrazione che troverebbe tutto il mio appoggio.
Temo, però, che le motivazioni siano altre e legate ad interessi diversi. E allora, avanti tutta con il porto crocieristico e la quarta pista! E aggiungiamo pure la monorotaia, la centrale nucleare e lo spazioporto. Perché lo spazioporto? Perché l’uomo probabilmente andrà su Marte ed è fondamentale che Fiumicino non si fermi alla quarta pista, ma guardi avanti, oltre i confini terrestri, verso nuovi mondi.
Più seriamente per chi volesse prendere in esame i progetti suggerisco una lettura interessante, i progetti pubblicati sul sito https://va.mite.gov.it/it-IT dove trovate tanti utili rendering che vi faranno sicuramente sognare un futuro migliore, all’ombra magari di una bella centrale nucleare.
Lettera inviata da: Guglielmo M.
Invia la tua lettera a: info@fiumicino-online.it






