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No al porto crocieristico, questa mattina il sit-in di protesta contro la messa all’asta

La preoccupazione di cittadini, comitati e associazioni presenti: “La politica continua a mettere all’asta il nostro futuro”


di Rosanna Somma
 
La zona del vecchio Faro e le sue sorti, tornano ad essere oggetto di discussione e fonte di preoccupazione per i cittadini di Fiumicino.
 
Questa mattina, nei pressi del Comune, cittadini e rappresentanti delle associazioni del “Collettivo no Porto”, si sono riuniti in un sit-in di protesta contro la messa all’asta della concessione demaniale novantennale dell’area del faro con una base di partenza pari a 16 milioni di euro, nella quale è coinvolta la compagnia delle navi da crociera Royal Caribbean.
 
LA BASE D’ASTA È UN REGALO “La decisione di manifestare quest’oggi, è avvenuta subito dopo aver appreso la notizia che è  in corso un’asta con la compagnia di crociera Royal Caribbean”, spiega Emiliano Bovo, del “Collettivo No Porto”.
 
“La base d’asta – prosegue Bovo – del valore di 16milioni di euro, è un vero e proprio regalo per Royal Caribbean: per una società che guadagna oltre 160 milioni di dollari l’anno, spenderne solamente 16 è un regalo. Noi speravamo che, essendoci gli estremi per far decadere la concessione, il nostro Comune avesse avuto l’opportunità di poter intervenire con un progetto dall’impatto ambientale sostenibile. Stiamo parlando – conclude – di un posto, tutta l’area del vecchio Faro, che ha un vissuto ricco di storia e, se quest’opera dovesse andare in porto, sarebbe devastante”.
 
FOCENE SARÀ SOMMERSA DALL’ ACQUA “Sono qui a manifestare, quest’oggi, contro la vocazione del progetto croceristico che andrebbe a devastare ed aumentare il problema dell’erosione costiera di Focene“, spiega Laura Maria Liberati del “Comitato cittadino Perla di Focene”.
 
“Il progetto – prosegue – della compagnia Royal, già prima dell’asta prevista per oggi, era molto fumoso e non accennava minimamente ad interventi atti ad arginare il fenomeno dell’erosione. I residenti sono molto preoccupati, così come tutte le associazioni che si ritrovano unite nella causa”.
 
“Se il progetto vedrà luce – incalza Liberati – Focene finirà sommersa dall’acqua, con tutte le conseguenze ambientali che ne deriverebbero: dalla distruzione della biodiversità ai problemi dovuti al dragaggio fino alle difficoltà per i pescatori. Non crediamo che Fiumicino possa beneficiare di turismo, anzi, probabilmente l’unica a beneficiarne sarebbe solo Roma a scapito del nostro territorio”.
 
“Pensiamo all’Isola Sacra che ha già tante difficoltà inerenti alle infrastrutture: neppure con il minimo potenziamento previsto la zona riuscirebbe a far fronte ai volumi che stanno progettando. La cosa più grave – aggiunge – è la totale inesistenza di dialogo fra le parti e fra le associazioni facenti parte di un comitato che le ha raggruppate sotto il nome di ‘Tavoli del Porto'”.
 
“Oltre ad aver deciso di mandare all’asta la zona, in totale segreto – ribadisce Liberati – ci sono state negate le possibilità di esprimere le nostre preoccupazioni circa l’impatto sociale, ambientale e sanitario che questo progetto potrebbe causare, nonostante tutte le associazioni del Comitato abbiano chiesto un confronto sia con la Capitaneria, la Regione e la stessa Royal Caribbean”.
“Noi continueremo a farci sentire – conclude Laura Maria Liberati – la compagnia croceristica non troverà una cittadinanza che assisterà passivamente a decisioni prese senza un dialogo con le parti”.
 
NO AL PORTO CROCIERISTICOLa politica continua a mettere all’asta il nostro futuro – dichiara Andrea Zanin, segretario de ‘I giovani democratici Fiumicino’ – Ci mostriamo fermamente contrari all’idea di un porto crocieristico. Pur non essendo avversi alle grandi opere, riteniamo che la realizzazione di esse debba prima di tutto rispecchiare gli interessi della cittadinanza e non essere un regalo alla società che vincerà l’asta. Gli effetti di un porto di tali dimensioni avranno ripercussioni sugli abitanti ed ancor più sui giovani“.
 
“Diversi sono gli aspetti critici – sottolinea Zanin – dall’impatto sanitario in un territorio già interessato da un aeroporto internazionale, da un porto commerciale presto in costruzione e dagli scarichi, spesso incontrollati, che provengono da Roma attraverso il fiume Tevere. L’aspetto più importante è forse l’impatto ambientale che non avrà risoluzione se non prendiamo atto delle conseguenze di questo progetto: dall’inquinamento delle grandi navi fino all’erosione costiera che proprio in questi giorni di maltempo rappresenta un problema per la sicurezza delle abitazioni a nord del comune”.
 
“Il porto avrà effetti anche sulla mobilità interna al territorio di Isola Sacra, già fortemente precaria – ribadisce – i cittadini rischiano di trovarsi intrappolati tra le centinaia di autobus giornalieri che trasporteranno i turisti con unica destinazione Roma. Non dobbiamo quindi nasconderci dietro la falsa promessa di nuovi posti di lavoro, bisogna invece riaprire una franca e profonda discussione su un progetto sostenibile, attento alle esigenze dei cittadini di Fiumicino e del settore da diporto”.
 
“Il nuovo progetto assumerà un ruolo secondario, con direzione verso un turismo non ‘mordi e fuggi’ tipico del settore crocieristico, bensì un turismo lento attento alle bellezze del territorio, sostenibile e che aiuti la filiera delle piccole e medie imprese maggioritarie nel nostro Paese”, conclude Andrea Zanin.
 
 
 
 

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