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Maccarese: emergenza abitativa

Doccia fredda per i residenti disperati: lo sfratto


di Gianluca Zanella
 

Siamo venuti a conoscenza del dramma che stanno vivendo in questi giorni alcune famiglie di Maccarese, residenti nelle strutture adiacenti all’istituto agrario in Viale Maria. Le famiglie coinvolte sono 5 e pochi giorni fa (l’11 marzo) hanno ricevuto l’avviso di sfratto, il cui termine ultimo dovrebbe essere lunedì 21 marzo. Una storia vecchia: la struttura era un tempo l’alloggio degli insegnanti, ma negli anni gli appartamenti sono stati assegnati a diverse famiglie con problemi economici che, come ci è stato riferito, hanno sempre pagato l’affitto.
 
Il primo ordine di sfratto risale alla giunta Bozzetto. In quel caso, i residenti fecero ricorso al Tar e tutto venne bloccato. Canapini, in seguito, aveva promesso di regolarizzare i contratti di affitto, ma in realtà non si interessò mai della faccenda. “Il nostro più grande errore – ha dichiarato uno degli interessati, che da lunedì potrebbe ritrovarsi senza casa – è stato quello di non sollecitare il vecchio sindaco alla regolarizzazione. Una volta rientrato il pericolo dello sfratto, ci siamo adagiati sugli allori; ingenuamente credevamo che i problemi fossero spariti”.
 
Ovviamente non era così. Con l’avvento di Montino le cose sono cambiate e l’occhio del comune è tornato a posarsi sulle vecchie strutture di viale Maria. Sempre l’intervistato ha detto: “Quando siamo venuti ad abitare qui, nell’89, la casa era un rudere. Abbiamo provveduto a nostre spese alla ristrutturazione. Non c’erano gli allacci del gas o della luce e a tutt’oggi non ci sono fogne. Certo, paghiamo un affitto ridotto rispetto a tanta gente, ma sfido chiunque a sostenere una situazione del genere”.
 
Le cose sono precipitate nell’autunno del 2015, quando i pompieri di Cerveteri (probabilmente sollecitati), hanno effettuato un sopralluogo “visivo”, senza cioè approfondire la loro analisi, dichiarando le strutture inagibili per problemi al tetto. Il 26 gennaio 2016 arriva la prima lettera dal Comune, in cui si invitano i residenti a sgombrare le case. Ovviamente c’è stato un nuovo appello al Tar, che ha momentaneamente bloccato tutto. Poi la doccia fredda l’11 marzo: lo sfratto.
 
“Mio padre ha 80 anni, è invalido e ha avuto tre ischemie cerebrali – ci ha detto uno dei residenti – non abbiamo un altro posto dove andare e adesso viviamo con il terrore di vedere arrivare l’ufficiale giudiziario. Abbiamo fatto fare una perizia giurata da un ingegnere, che, a differenza dei pompieri, si è infilato nel sotto tetto e ha dichiarato che non ci sono danni, almeno non tali da giustificare uno sgombero. Siamo disperati”.
 
Lunedì 21, stando alla lettera che ci è stata mostrata, dovrebbe avvenire lo sfratto. Se effettivamente queste famiglie verranno cacciate di casa si pone il problema della loro ricollocazione. Alcuni residenti sono anziani, alcuni con problemi di salute anche gravi. Non è immaginabile per loro reinventarsi una vita, trovare una sistemazione provvisoria. Speriamo che la situazione venga risolta in modo civile e indolore, con un maturo confronto tra le parti per giungere a una soluzione che soddisfi tutti.
 
 
 
 
 
 
 

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