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Lazio, città più calde di oltre 3°C in mezzo secolo: a Guidonia l’aumento record di 8°C

L’analisi di Legambiente sulle 20 città più popolose della regione: a Fiumicino, tra il 2016 e il 2026, la temperatura media nelle 24 ore nel mese di giugno ha raggiunto i 23,28°C, con valori superiori ai 24°C negli anni più caldi

 

 

di Dario Nottola

 

 

Legambiente pubblica l’analisi “Città più calde del Lazio”: la temperatura atmosferica sulle media delle 24 ore, dal 1975 a oggi durante i mesi estivi, nelle 20 città più popolose del Lazio. Nelle città temperature più alte di oltre 3°C in 50 anni, massimo incremento registrato nei mesi di giugno con +8°C nel comune di Guidonia, che è anche la città più calda con oltre 25°C di media sia per il mezzo secolo analizzato, sia nei dati dei mesi di giugno dell’ultimo decennio.

 

 

Fiumicino, come Temperatura media sulle 24 ore nel mese di Giugno dal 2016 al 2026, ha registrato una media di 23,28 gradi, con picchi di 2025 nel 2025, 24,29 nel 2022 e 24,26 nel 2026.

 

Legambiente, rende nota l’analisi “Città più calde del Lazio”, i cui risultati sono stati già stati pubblicati in collaborazione con la TGR Lazio che li ha divulgati in anteprima. L’analisi dell’associazione ambientalista si è concentrata sui dati delle temperature medie nelle 24 ore, registrate in 20 comuni più popolosi del Lazio negli ultimi 50 anni: la comparazione è stata analizzata per salto decennale, nei 4 mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre del 1975, e poi del 1985, 1995, 2005, 2015, 2025. Per gli ultimi 10 anni, dal 2016 al 2026 la comparazione ha riguardato i mesi di giugno.

 

Secondo lo studio, la temperatura media dell’estate in città si è alzata di oltre 3°C in mezzo secolo, con picchi di aumento di anche 8°C, rilevati nel comune di Guidonia Montecelio.

 

La stessa Guidonia, risulta essere la più calda in assoluto, sia per il dato dei 50 anni considerati, sia se si analizzano le medie del mese di giugno degli ultimi 10 anni, con oltre 25°C di media sulle 24 ore e una esposizione a temperature elevatissime notte e giorno.

 

Il contesto più caldo complessivamente sembra risultare quello di Roma nel quadrante est, di Guidonia, di Monterotondo e della porzione in pianura di Tivoli, dove evidentemente si genera un effetto di ulteriore riscaldamento, dovuto alla mancata refrigerazione proveniente dal mare o dalle montagne abruzzesi, elementi geografici lontani da questo quadrante. L’altissima densità abitativa, il voluminoso traffico veicolare, l’assenza di boschi, la presenza di un’area praticamente desertica fatta di ettari e ettari di cave del vasto comparto del travertino, evidentemente non fanno che accentuare ancora di più la violenza del caldo nel quadrante.

 

“Le nostre città sono sempre più invivibili di giorno e anche di notte, con temperature infernali, in estati progressivamente più lunghe – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Analizzando le temperature di mezzo secolo delle città del Lazio, sono evidentissimi due elementi: da una parte un incontrovertibile innalzamento violento delle temperature, con aumento del numero di giorni caldissimi specialmente a fine primavera, dall’altra l’esistenza di luoghi ormai bollenti dove la temperatura elevatissima sta rendendo le città completamente invivibili in estate“.

 

 

“Per affrontare queste gravissime criticità – prosegue – bisogna contrastare incessantemente le emissioni climalteranti, con mobilità collettiva e sostenibile, produzione energetica da solare e fotovoltaico, economia circolare dei rifiuti, riconversione verde dell’industria”.

 

“Contemporaneamente però bisogna cambiare letteralmente i connotati alle nostre città prima che la crisi climatica lo faccia violentemente per noi: con rifugi climatici e ombreggiature urbane, togliendo migliaia di ettari di asfalto dagli enormi parcheggi neri e bollenti, rafforzando parchi, aree agricole, boschi, rendendo più adatte possibili le alberature stradali alle condizioni attuali, fermando cemento, consumo di suolo e moltiplicazione di nuove periferie, con scelte di abbattimento delle previsioni edilizie dei piani regolatori e politiche per il ripopolamento di piccoli borghi e aree interne” conclude Roberto Scacchi.

 

L’analisi è stata realizzata attraverso i dati meteorologici dell’archivio di ilmeteo.it

 

 

 

 

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