
Nelle sue sale custodito un sax appartenuto al maestro del jazz
di Dario Nottola
Il Museo del Saxofono di Fiumicino, che conserva nelle sue sale un suo strumento, rende omaggio a Sonny Rollins, sassofonista e compositore statunitense di musica jazz, morto nelle scorse ore, considerato uno dei più importanti capiscuola dello stile hard bop. Aveva 95 anni. Le sue composizioni, intense ma al tempo stesso fluide e meditative, lo hanno reso l’ultimo grande protagonista di un’epoca d’oro del jazz.
“Con profonda commozione il Museo del Saxofono apprende la scomparsa di Sonny Rollins, avvenuta stamani nella sua casa di Woodstock, New York, all’età di 95 anni.
‘The Saxophone Colossus’, ultimo grande protagonista vivente dell’età d’oro del jazz moderno, ha segnato in modo indelebile la storia della musica del Novecento. Il suo suono possente e meditativo, capace di fondere energia, libertà espressiva e profonda introspezione, ha rivoluzionato il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica, trasformandolo in una forma altissima di racconto umano e musicale”, sottolinea il Museo.
Erede della stagione di Charlie Parker, John Coltrane e Miles Davis, Rollins ha attraversato oltre settant’anni di storia della musica mantenendo sempre intatta la propria voce artistica: libera, innovativa, spirituale.
Il Museo del Saxofono conserva con orgoglio una preziosa testimonianza del suo percorso artistico: un saxofono tenore Selmer Mark VI modello Varitone, acquistato direttamente da Sonny e sua moglie Lucille, strumento che rappresenta oggi non solo un cimelio di straordinario valore storico, ma anche il simbolo concreto del legame tra il Maestro e il museo.
“Con lui scompare non solo uno dei più grandi saxofonisti di tutti i tempi, ma una figura simbolica della cultura jazz mondiale. Il Museo rende omaggio alla sua memoria con gratitudine e ammirazione, stringendosi idealmente attorno alla famiglia, agli amici e a tutti gli appassionati di jazz che oggi perdono il gigante del saxofono. Buon viaggio, Sonny. Il tuo suono continuerà a parlare al mondo”, conclude il Museo diretto da Attilio Berni.






