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Consiglio comunale, la maggioranza difende Severini: “La critica non può diventare insulto”

I capigruppo replicano all’opposizione dopo le polemiche sul presidente dell’Aula: “Il confronto politico può essere anche duro, ma deve restare nel rispetto delle istituzioni e delle persone”

 

 

Prosegue lo scontro politico in Consiglio comunale a Fiumicino. Dopo l’attacco dell’opposizione nei confronti del presidente dell’Aula Roberto Severini, arriva la replica dei capigruppo di maggioranza, che intervengono per difendere il ruolo istituzionale della presidenza e contestare toni e modalità utilizzati nel confronto politico.

 

 

“C’è un limite che il confronto politico non dovrebbe mai superare: quello del rispetto delle istituzioni e delle persone che, nell’esercizio delle proprie funzioni, le rappresentano”, affermano i capigruppo di maggioranza.

 

 

Secondo la maggioranza, quanto accaduto nei confronti di Severini sarebbe grave “non soltanto per il termine utilizzato, ma soprattutto per il tentativo successivo di minimizzarlo”.

 

 

“Prima si offende il presidente del Consiglio nel pieno esercizio delle sue funzioni – sostengono – poi si afferma che si trattasse soltanto di ‘una parola’ e infine ci si scandalizza se a quelle provocazioni vengono date risposte politiche ferme. Non funziona così”.

 

 

I capigruppo riconoscono all’opposizione il pieno diritto di contestare le decisioni della Presidenza, richiamare il Regolamento, chiedere verifiche sugli atti e utilizzare gli strumenti previsti per i consiglieri comunali. Allo stesso tempo, però, sottolineano come il diritto di critica debba accompagnarsi, a loro giudizio, a una rappresentazione corretta dei fatti.

 

 

“Criticare non significa poter affermare qualsiasi cosa, né trasformare una propria interpretazione politica nella verità assoluta – osservano – Chi critica deve essere consapevole di potersi confrontare con ricostruzioni diverse e di essere responsabile delle parole che pronuncia e delle affermazioni che rende pubblicamente. Questo vale per tutti, maggioranza e opposizione”.

 

 

La maggioranza ribadisce inoltre di voler difendere la libertà del confronto politico, purché questo resti ancorato a “responsabilità, rispetto e correttezza”.

 

 

Sul piano istituzionale, i capigruppo invitano l’opposizione a presentare eventuali contestazioni sull’applicazione del Regolamento nelle sedi competenti, indicando puntualmente “fatti, articoli e circostanze”.

 

 

“È su questo terreno che siamo pronti a confrontarci – spiegano – Quello che non è accettabile è confondere il diritto alla critica con il diritto all’insulto”.

 

 

Nel comunicato la maggioranza fa quindi riferimento alle espressioni “coatto” e “buffone”, che sarebbero state rivolte al presidente del Consiglio comunale. “Liquidare successivamente tutto come una questione marginale – ribadiscono i capigruppo – non rafforza alcuna battaglia di trasparenza o di garanzia. Abbassa semplicemente il livello del confronto istituzionale”.

 

 

La replica si fa poi più politica. Secondo i capigruppo, da parte dell’opposizione il confronto sulle idee avrebbe lasciato spazio da tempo a un atteggiamento prevalentemente aggressivo nei confronti degli esponenti di maggioranza.

 

 

“Il presidente Severini non ha bisogno della solidarietà di circostanza della maggioranza – aggiungono – ma ha diritto, come ogni componente del Consiglio comunale, al rispetto dovuto alla funzione che esercita”.

 

 

La maggioranza assicura infine di voler continuare a garantire il confronto politico, “anche quello più duro”, e di voler rispondere nel merito alle proposte e alle contestazioni della minoranza.

 

 

“Non accetteremo però – concludono i capigruppo – che l’aggressività verbale venga trasformata in metodo politico e poi giustificata come normale dialettica. Chi rivendica continuamente il rispetto delle regole dovrebbe essere il primo a rispettare le istituzioni”.

 

 

Per i capigruppo di maggioranza, dunque, la questione non riguarderebbe soltanto la reazione del presidente Severini agli attacchi ricevuti, ma più in generale “la qualità del confronto politico che si sceglie di portare dentro le istituzioni”.

 

 

 

 

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