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Agricoltura in ginocchio. Pontoni: “Produrre costa più di quanto si guadagna”

La protesta di Torrimpietra riaccende il dibattito sui costi di produzione e sul futuro delle aziende agricole

 

 

La protesta degli agricoltori torna a mettere sotto i riflettori le difficoltà di un settore alle prese con costi di produzione sempre più elevati e margini di guadagno sempre più ridotti. Una situazione che non riguarda soltanto le singole aziende, ma chiama in causa il futuro dell’intero comparto agricolo e, più in generale, la capacità del Paese di continuare a sostenere chi produce.

 

 

Sul tema, rilanciato dalla manifestazione degli agricoltori a Torrimpietra, interviene Stefano Pontoni, consigliere comunale di opposizione ad Anguillara Sabazia per il Partito Democratico.

 

“Dietro questa protesta ci sono numeri, ma soprattutto difficoltà quotidiane – osserva Pontoni – Carburante, energia, fertilizzanti, sementi, mangimi, macchinari, manutenzione e costi burocratici pesano sempre di più sui bilanci delle aziende agricole. Per molti produttori il problema ormai non è soltanto riuscire a guadagnare, ma riuscire a coprire i costi necessari per continuare a produrre”.

 

 

Una situazione che, secondo il consigliere comunale, assume un significato ancora più profondo se osservata alla luce della storia dell’agricoltura italiana.

 

 

“Negli anni Cinquanta, anche attraverso la riforma agraria, il settore agricolo ebbe un ruolo importante nella trasformazione economica e sociale dell’Italia del dopoguerra. La terra rappresentava lavoro, produzione e una possibilità di riscatto per migliaia di famiglie. Oggi, invece, tanti agricoltori arrivano a porsi una domanda che dovrebbe preoccuparci tutti: conviene ancora coltivare?”.

 

 

Al centro della questione c’è anche il funzionamento della filiera. L’agricoltore deve sostenere costi sempre più elevati, mentre il prezzo riconosciuto alla produzione non cresce necessariamente nella stessa proporzione. A questo si aggiungono la concorrenza internazionale, i vincoli normativi e una crescente complessità amministrativa.

 

 

Pontoni richiama quindi uno degli interrogativi emersi dalla mobilitazione: perché, in alcuni casi, le risorse pubbliche vengono utilizzate per compensare il mancato utilizzo produttivo dei terreni anziché sostenere maggiormente chi quei terreni continua a coltivarli?

 

 

“È evidente che la questione sia più complessa di quanto possa apparire – precisa il consigliere – Le politiche agricole prevedono anche misure rivolte alla tutela ambientale, alla biodiversità, alla rotazione delle colture e alla conservazione dei terreni. Lasciare temporaneamente un terreno non coltivato può avere finalità precise e non significa necessariamente sprecare risorse pubbliche. Ma resta una domanda fondamentale: come possiamo conciliare la tutela dell’ambiente con la necessità di garantire un reddito sufficiente a chi produce il cibo che arriva sulle nostre tavole?“.

 

 

Il rischio, sottolinea Pontoni, è che un’attività economicamente non più sostenibile possa portare progressivamente all’abbandono dei terreni agricoli, con conseguenze che andrebbero ben oltre la situazione economica delle singole imprese.

 

 

“L’abbandono della terra non rappresenterebbe soltanto una perdita per l’agricoltore. Potrebbe significare una riduzione della produzione nazionale, una maggiore dipendenza dalle importazioni e la progressiva scomparsa di un patrimonio agricolo costruito nel corso di generazioni”.

 

 

La manifestazione di Torrimpietra diventa così, nelle parole del consigliere democratico, il segnale di un mondo agricolo che chiede soprattutto di essere ascoltato.

 

 

“Non credo che il punto sia essere semplicemente contro le regole. Il problema è fare in modo che le regole tengano conto della realtà economica di chi ogni giorno lavora nei campi e deve riuscire a sostenere i costi della propria attività”.

 

 

Rimane quindi aperto l’interrogativo che attraversa tutta la protesta: può un Paese permettersi di incentivare la terra che non produce mentre chi produce rischia di non riuscire più a sostenere i costi della propria attività?

 

 

Per Pontoni non esistono risposte semplici, ma il punto di partenza dovrebbe essere chiaro: “La terra deve continuare a essere un bene ambientale da proteggere, ma anche un bene produttivo capace di garantire dignità e futuro a chi la lavora”.

 

 

“Dietro ogni ettaro coltivato – conclude il consigliere comunale – non ci sono soltanto numeri e bilanci. Ci sono persone, famiglie, lavoro e una parte della storia del nostro Paese. Difendere l’agricoltura significa anche difendere tutto questo”.

 

 

 

 

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