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Volontariato animali

Creare un piano d’azione positivo


Risiedo nel Comune di Fiumicino da alcuni anni e vivendo qui sono entrata in contatto con un luogo molto bello, vario, nel contempo complesso, secondo me anche a causa della vastità del territorio e dei suoi aspetti così diversi.
In silenzio mi sono adoperata, nel possibile, nel dare aiuto ad animali vaganti in mezzo alle carreggiate (animali non disinvolti ma impauriti e smarriti), spesso grazie ai microchip validi sono stata in grado di far ricongiungere dispersi e proprietari, altre volte con la stampa di volantini, mio lavoro in proprio abbinato alle ricerche sui vari siti che si occupano di smarrimenti e adozioni, allargando le indagini oltre il territorio di Fiumicino. Un gran lavoro, nel tempo libero. In questo modo sono venuta a conoscenza di abitudini non corrette e di misera sensibilità da parte di tanti cittadini che non accudiscono con attenzione i loro animali e di tanti altri che ritengono gli animali non degni di rispetto, inoltre spessissimo ho ricevuto sguardi ambivalenti da parte di chi in modo opportunista mi chiedeva aiuto ma che contemporaneamente mi inviava un giudizio del tipo: “poverina”, come a dire, è inferiore, come gli animali dei quali si preoccupa. Va bene, “poverini” loro, ancora non conoscono la parola “solidarietà”, non sanno che avrei dato, nel possibile, una mano anche a loro stessi in caso ne avessero avuto bisogno.
Così, di fronte a quanto con molta regolarità mi capitava, mi sono chiesta come mai nel Comune non esistesse un riferimento per gli animali in pericolo, un luogo che, oltre a fornire aiuto materiale, istruisse ed educasse le persone ad agire nel modo corretto, un luogo esempio di ricchezza morale, perché a mio avviso, il rispetto, quando esiste, spazia e non ha confini di specie, e si realizza verso chiunque e qualunque cosa, dagli esseri che respirano alle cose inanimate, soprattutto verso cose altrui o della comunità.
Spesso nel corso degli anni mi sono rivolta all’ufficio preposto per la tutela degli animali, ma altrettanto spesso ho ricevuto indicazioni cartacee, e alle situazioni concrete per le quali chiedevo “come fare”, e che potevano essere solo affrontate senza l’attesa di giorni, mi è stato detto: “invii un fax, venga in orario di ricevimento e faccia una segnalazione”. Sono le risposte dell’ufficio Diritti Animali e ultimamente dei vigili, ai quali mi sono rivolta, in quanto ho letto che rientra nelle mansioni di questo Corpo anche l’intervento a favore degli animali.
La burocrazia è una piramide necessaria, e di sicuro chi opera sul territorio in modo ufficiale è sicuramente a conoscenza dei problemi causati dal randagismo, conseguenza della ineducazione, ma ne è a conoscenza in modo molto teorico rispetto a chi, sia col sole che con la pioggia, abbandona il personale bisogno di riposare, e infila galosche, riempie la macchina di cibo per gli extra, si tiene in contatto telefonico con altri elargitori di acqua pulita e cibo, per comunicare degli spostamenti degli animali accuditi, dei casuali avvistamenti e recupero di cuccioli nati tra i rovi con mamme brave ma affamate, e che, per diventare figure familiari e farsi benvolere dai cani intimiditi e resi schivi dall’abbandono, diventati a volte aggressivi anche per la fame e la paura, non hanno timore di sporcarsi le mani con cibo accattivante per gli animali ma decisamente dall’odore brutto per noi umani. Questo per riuscire a sterilizzarli, per poter far sì che sia facile in seguito a questa, una rimessa sul territorio senza danni per persone e animali, se non pericolosa, se protetta, o in altro caso, in attesa, se si fa strada la via dell’adozione. Spese di benzina, cibo, medico, medicinali, antiparassitari, stalli a volte non gratis, tutto offerto dalle tasche private. Per non parlare di cani ritrovati feriti. Scrivo questo per dire che gli uffici preposti non hanno conoscenza diretta di quello che nella pratica e giornalmente accade nel mondo degli invisibili, altrimenti certamente avrebbero provveduto a creare un piano di azione positivo.
Non è la pretesa di essere più bravi o riconosciuti tali, del tutto niente di questo, perché non è una gara e soprattutto non servirebbe a nessun bene gareggiare su questo argomento, ma “le verità”, comunque sempre approssimative, ma molto vicine al vero, rispetto a chi “sul campo” ci va in poche occasioni, solo per uno sporadico sopralluogo, e magari non rilevando nulla, ovviamente, perché gli animali sono animali, non danno appuntamenti, le informazioni più vicine alla realtà sul numero di cani sparsi sul territorio e dei loro periodici spostamenti, dei comportamenti sia di questi che dei proprietari di terreni e della loro relativa tolleranza o insofferenza verso quegli ospiti senza famiglia, o del numero dei cuccioli nati, avvistati, contati, accuditi e poi non più ritrovati perché in qualche modo spariti, così come a volte lo stesso mistero avvolge gli adulti, poi dei cuccioli di gatto trovati nei secchioni o nelle buste accanto a questi, o depositati in scatole di fronte a giardini e negozi, a scuole, così come dei cani che hanno comportamenti che rischiano di diventare dannosi per loro stessi e per le persone perché incapaci di convivere con la strada, sono raccolte, dalle diverse associazioni e dai cittadini che ad esse si rivolgono, come dire che sono centri di monitoraggio.
Questa è realtà, che richiede soluzioni vive. Fortemente spero che sia possibile un incontro tra le diverse componenti pubbliche e le associazioni, quest’ultime delle “forze”, che per esperienza e conoscenza, hanno la competenza per indicare priorità di interventi e modalità, affinché sia possibile, in comunione, stabilire e avviare un piano di lavoro attivo, veloce e concreto. Spero in uno smalto in questo settore per il Comune di Fiumicino.
Credo che le utopie abbiano diritto al loro spazio e a essere considerate seriamente, perché sono queste che indirizzano in avanti, quindi altrettanto fortemente spero che gli intrecci delle norme esistenti non siano di ostacolo alle novità.
 
Lettera inviata da: Daniela Albanesi
 
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