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“Tremate, tremate… gli Zombi son tornati”
Stavolta la nostra nemesi ha ripreso la sua invasione anche nel piccolo schermo con laseconda stagione di: The Walking Dead!
Al cinema ci tormentano da anni (e probabilmente mai riusciremo a liberarcene) ma ad un serial TV, fino a un paio d’anni fa, ancora non ci aveva pensato qualcuno.
The Walking Dead è una serie televisiva statunitense diretta da Frank Darabont (già regista di pellicole come Il Miglio Verde e The Mist… e scusate se è poco!) ed è basata sull'omonima graphic novel scritta da Robert Kirkman e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard, edita nel 2003 dalla Image Comics.
La prima stagione, per un totale di sei episodi, è sbarcata sul piccolo schermo nostrano a fine 2010 sul canale satellitare della Fox (che lo distribuisce anche nel resto del mondo). Oggi siamo all’alba dell’avvio della seconda e dalle attese possiamo dire che non si è trattato di un fuoco di paglia. Il dubbio sulla presa nel pubblico, per la verità, era legittimo perché l’argomento sul grande schermo è stato trito e ritrito in tutte le salse a cominciare dalla lontana e fortunata pellicola del grande Romero del 1968, “La notte dei morti viventi”, che ha dato il via ad un’infinita progenie.
E allora - dirà qualcuno - che c’è di nuovo stavolta? Potrei rispondere in maniera ancora più sibillina con un… tutto e niente, a seconda di come la si vede. Va bene, va bene… capisco che se c’erano dei dubbi prima adesso rischio di creare una confusione totale; dunque… andiamo per gradi.
La storia, anzitutto. Ambientata ai giorni nostri all’alba di una nuova apocalisse, causata da un oscuro batterio per il quale sembra non esserci una cura (così almeno sembra alla fine dell’ultimo episodio della prima stagione), ha provocato la trasformazione della stragrande parte dell’umanità in morti viventi il cui unico obiettivo è, nella migliore delle ipotesi si fa per dire, ridurci come loro. Le vicende ruotano attorno ad un eterogeneo gruppo di sopravvissuti che cerca un luogo sicuro dove stabilirsi errando come dei nomadi del nuovo millennio da città in città. Chi li guida è un agente di polizia, Rick Grames che, risvegliatosi dal coma dopo qualche settimana dell’inizio della catastrofe, si ritrova suo malgrado ad esserne il leader. Il loro peregrinare li porterà, oltre a superare i mille pericoli, presumibilmente anche verso la scoperta del perché sia accaduto tutto ciò. Il ragionevole dubbio su quest’ultima ipotesi è legittimo perché, se la prima stagione si è rifatta abbastanza fedelmente al fumetto, questa alle porte, oltre ad accentuare le atmosfere dark, seguirà un’evoluzione più libera.
Detto ciò, sembra allora che di novità sull’argomento non ce ne siano poi molte e invece ritroviamo tutti i dubbi e le umane ed angoscianti perplessità che le pellicole di Romero hanno contribuito a creare nel tempo. Le reazioni incontrollate, la fine dello status quo sociale, la trasformazione, in mostri peggiori di quelli che li braccano, di quel che resta dell’umanità, dove l’altruismo sembra storia passata…
… E invece, a ben guardare, non è proprio così. In questa serie il piccolo lumicino della speranza sembra far capolino nel cupo grigiore che accompagna il gruppo di fuggitivi, costretti a prendere decisioni difficilissime e sofferte, senza, tuttavia, perdere lo spirito dell’umana bontà che dovrebbe distinguere il raziocinio di tutti i sopravvissuti dalle orde di morti viventi che a loro volta ne sono ormai privi.
Forse di nuovo non ci sarà molto ma di sicuro il monito a quel che giornalmente accade nella nostra epoca, dove tanti mostri ci camminano a fianco senza divorarci materialmente, ci viene ricordato ancora una volta.
Francesco Martino
Al cinema ci tormentano da anni (e probabilmente mai riusciremo a liberarcene) ma ad un serial TV, fino a un paio d’anni fa, ancora non ci aveva pensato qualcuno.
The Walking Dead è una serie televisiva statunitense diretta da Frank Darabont (già regista di pellicole come Il Miglio Verde e The Mist… e scusate se è poco!) ed è basata sull'omonima graphic novel scritta da Robert Kirkman e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard, edita nel 2003 dalla Image Comics.
La prima stagione, per un totale di sei episodi, è sbarcata sul piccolo schermo nostrano a fine 2010 sul canale satellitare della Fox (che lo distribuisce anche nel resto del mondo). Oggi siamo all’alba dell’avvio della seconda e dalle attese possiamo dire che non si è trattato di un fuoco di paglia. Il dubbio sulla presa nel pubblico, per la verità, era legittimo perché l’argomento sul grande schermo è stato trito e ritrito in tutte le salse a cominciare dalla lontana e fortunata pellicola del grande Romero del 1968, “La notte dei morti viventi”, che ha dato il via ad un’infinita progenie.
E allora - dirà qualcuno - che c’è di nuovo stavolta? Potrei rispondere in maniera ancora più sibillina con un… tutto e niente, a seconda di come la si vede. Va bene, va bene… capisco che se c’erano dei dubbi prima adesso rischio di creare una confusione totale; dunque… andiamo per gradi.
La storia, anzitutto. Ambientata ai giorni nostri all’alba di una nuova apocalisse, causata da un oscuro batterio per il quale sembra non esserci una cura (così almeno sembra alla fine dell’ultimo episodio della prima stagione), ha provocato la trasformazione della stragrande parte dell’umanità in morti viventi il cui unico obiettivo è, nella migliore delle ipotesi si fa per dire, ridurci come loro. Le vicende ruotano attorno ad un eterogeneo gruppo di sopravvissuti che cerca un luogo sicuro dove stabilirsi errando come dei nomadi del nuovo millennio da città in città. Chi li guida è un agente di polizia, Rick Grames che, risvegliatosi dal coma dopo qualche settimana dell’inizio della catastrofe, si ritrova suo malgrado ad esserne il leader. Il loro peregrinare li porterà, oltre a superare i mille pericoli, presumibilmente anche verso la scoperta del perché sia accaduto tutto ciò. Il ragionevole dubbio su quest’ultima ipotesi è legittimo perché, se la prima stagione si è rifatta abbastanza fedelmente al fumetto, questa alle porte, oltre ad accentuare le atmosfere dark, seguirà un’evoluzione più libera.
Detto ciò, sembra allora che di novità sull’argomento non ce ne siano poi molte e invece ritroviamo tutti i dubbi e le umane ed angoscianti perplessità che le pellicole di Romero hanno contribuito a creare nel tempo. Le reazioni incontrollate, la fine dello status quo sociale, la trasformazione, in mostri peggiori di quelli che li braccano, di quel che resta dell’umanità, dove l’altruismo sembra storia passata…
… E invece, a ben guardare, non è proprio così. In questa serie il piccolo lumicino della speranza sembra far capolino nel cupo grigiore che accompagna il gruppo di fuggitivi, costretti a prendere decisioni difficilissime e sofferte, senza, tuttavia, perdere lo spirito dell’umana bontà che dovrebbe distinguere il raziocinio di tutti i sopravvissuti dalle orde di morti viventi che a loro volta ne sono ormai privi.
Forse di nuovo non ci sarà molto ma di sicuro il monito a quel che giornalmente accade nella nostra epoca, dove tanti mostri ci camminano a fianco senza divorarci materialmente, ci viene ricordato ancora una volta.
Francesco Martino
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